Trump rilancia la sfida: "Pace in Ucraina, ma a condizioni inaccettabili"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre la guerra in Ucraina entra nel suo 1.157esimo giorno, Donald Trump ha lanciato un ultimatum che rischia di ribaltare gli equilibri del conflitto. "Sto mettendo una forte pressione sulla Russia", ha dichiarato dallo Studio Ovale, aggiungendo che Vladimir Putin si è offerto di "fermare la guerra e la conquista dell'intera Ucraina". Un’affermazione che, se da un lato sembra aprire uno spiraglio negoziale, dall’altro ha suscitato immediato scetticismo a Kiev e tra gli alleati occidentali, i quali giudicano le condizioni proposte insostenibili.

Non è la prima volta che il tycoon, noto per il suo approccio diretto e spesso provocatorio, tenta di inserirsi nella partita diplomatica. Già in passato aveva esortato Putin a fermare gli attacchi con un secco "Vladimir, basta!", ma ora la posta in gioco appare più alta. Il Cremlino, dal canto suo, non ha confermato ufficialmente l’esistenza di un’offerta concreta, lasciando spazio a dubbi e interpretazioni. Intanto, gli ucraini continuano a subire bombardamenti, come quello notturno su Kiev, dove – secondo le accuse di Volodymyr Zelensky – è stato utilizzato un missile balistico di fabbricazione nordcoreana.

Sul fronte militare, la situazione sembra cristallizzata. Le truppe russe mantengono il controllo della Crimea, annessa nel 2014, ma hanno ridislocato parte della flotta da Sebastopoli, diventata troppo vulnerabile, verso l’Abkhazia. Gli scontri diretti lungo la linea del fronte sono rari, mentre proseguono i raid sulle città, lontane dalle zone di combattimento, con un bilancio di vittime civili che cresce senza sosta.

L’Europa, intanto, osserva con apprensione le mosse di Washington. La domanda che serpeggia tra i leader occidentali – "Cosa faremo se l’America si ritira?" – rimane senza risposta. Il piano di Trump, qualora dovesse concretizzarsi, rischia di lasciare Kiev in una posizione ancora più fragile, costretta a trattare da una posizione di debolezza. Ma al di là delle dichiarazioni, ciò che emerge con chiarezza è l’assenza di una strategia unitaria, mentre le crisi si accumulano senza che nessuna trovi una via d’uscita.

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