Svolta a Corviale per l’omicidio del pugile Molè, la Dda esegue quattro arresti tra mandanti e complici

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Redazione Interno Redazione Interno   -   A quasi due anni di distanza da quella mattina di metà gennaio in cui il sangue ha sporcato l’asfalto tra i palazzoni di Corviale, il cerchio investigativo si è infine chiuso attorno all’intera regia dell’omicidio di Cristiano Molè. Il pugile, come noto, venne raggiunto da una raffica di proiettili calibro 9x21 in quello che gli inquirenti, fin dai primi rilievi, non hanno mai esitato a definire un agguato di stampo mafioso: un’esecuzione pianificata nei minimi dettagli, condotta da un commando che non ha lasciato scampo alla vittima, la quale era stata attirata o attesa in un punto preciso della periferia romana. E proprio la determinazione dell’impianto accusatorio, basato su un mosaico di intercettazioni e dichiarazioni di collaboratori di giustizia, ha permesso di superare la fase dei soli esecutori materiali per risalire ai livelli alti del comando.

Il blitz all’alba dei carabinieri e della polizia

Nelle prime ore di oggi, sabato 11 aprile, i militari del Nucleo Investigativo di Roma di via In Selci e gli agenti della Squadra Mobile della Questura capitolina hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Roma. Il provvedimento, che scaturisce da un’articolata attività investigativa condotta sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) della Procura della Repubblica, ha portato in cella quattro persone. Due di queste, va notato, si trovavano già dietro le sbarre per altri reati, a dimostrazione di come si tratti di soggetti profondamente inseriti nel circuito della criminalità organizzata capitolina; gli altri due, invece, sono stati prelevati dalle rispettive abitazioni nel corso della stessa operazione.

Mandanti e ruolo del commando, ecco il movente

A essere contestato, nei confronti dei quattro indiziati, è il ruolo di mandanti o di concorrenti nell’efferato omicidio di Molè, avvenuto il 15 gennaio 2024. Se già in una fase precedente delle indagini – risalente allo scorso anno – i carabinieri e la polizia erano riusciti a fermare uno dei presunti mandanti e i due esecutori materiali che premettero il grilletto, oggi la Dda ha chiuso il cerchio individuando altri due registi dell’operazione criminale. A costoro si aggiungono due ulteriori correi, i quali avrebbero avuto il compito logistico di procurare le armi utilizzate nel delitto – poi finite sotto sequestro durante alcune perquisizioni – e di fornire al commando le informazioni essenziali riguardanti le abitudini di vita e gli spostamenti della vittima. Il movente, secondo quanto ricostruito dalle indagini, affonderebbe le radici in una rivalità personale con Molè, strettamente intrecciata a questioni di controllo del territorio: gli investigatori hanno accertato che il gruppo di cui fanno parte gli arrestati sarebbe indiziato di gestire la piazza di spaccio di via Donna Olimpia 30.

Le indagini della Dda e le armi sequestrate

La svolta investigativa, che porta la firma della Procura antimafia di Roma, è stata resa possibile da un lavoro certosino che ha combinato intercettazioni telefoniche e ambientali a servizi di osservazione quotidiani sul campo. Un lavoro corroborato, inoltre, dalle dichiarazioni rese da alcuni giustizie collaboratori, i quali hanno fornito le tessere decisive per completare il puzzle criminale. Nell’omicidio, va ricordato, rimase ferito anche un amico che si trovava accanto a Molè in quel momento, sebbene la furia omicida fosse chiaramente concentrata sulla figura del pugile. La mole di elementi raccolti aveva già portato, nel corso del 2024, al sequestro di diverso materiale bellico: armi da fuoco e munizionamenti che il commando teneva pronti per future evenienze. Con i quattro arresti odierni – due dei quali già dietro le sbarre – la Dda ritiene di aver azzerato l’intera catena di comando e supporto logistico dell’agguato, restituendo un tassello fondamentale alla ricostruzione giudiziaria di una delle pagine più violente della cronaca nera romana degli ultimi anni.

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