Papa Leone ad Annaba tra la pioggia e le parole di Trump: «Dio non sta con i prepotenti»
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Redazione Esteri
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Nonostante un cielo plumbeo e una pioggia battente, caratteristiche che hanno costretto una riduzione del cerimoniale previsto, Papa Leone XIV ha voluto ugualmente omaggiare i resti dell’antica Ippona, oggi il sito archeologico di Annaba. Il Pontefice, giunto in Algeria per il suo terzo viaggio internazionale, si è presentato sul luogo che fu la cattedra di Sant’Agostino con un evidente trasporto emotivo, visibile mentre osservava le rovine della città portuale un tempo fiorente. Accolto all’ingresso degli scavi da un responsabile del sito, il Papa ha deposto una corona di rose bianche e gialle, raccogliendosi poi in un momento di preghiera silenziosa che ha spezzato il rumore della pioggia; subito dopo, con l’aiuto di due giovani boy scout, ha piantato un ulivo, un gesto dal forte valore simbolico che richiama la pace e, forse, anche l’albero secolare della sua città natale. Pochi istanti prima di lasciare l’area, mentre il cielo rilasciava colombe bianche e la corale dell’Istituto musicale intonava canti in latino e in berbero, il Papa si è avvicinato a un gruppo di giovani in abiti tradizionali, ascoltandone l’esecuzione e ringraziandoli con un caloroso applauso prima di allontanarsi.
La replica alle critiche di Trump e il «cuore straziato» di Dio
Nel corso della stessa giornata, spostandosi poi verso la Casa di accoglienza per anziani delle Piccole Sorelle dei Poveri situata sulla collina di Annaba, Leone XIV ha rincarato la dose nelle sue dichiarazioni pubbliche, lanciando un messaggio che sembra fatto apposta per rispondere ai recenti attacchi verbali provenienti dagli Stati Uniti. Dopo che nei giorni scorsi Donald Trump aveva definito il Papa “debole” sul crimine e “sbagliato” sulla politica estera, definendolo inoltre un ingrato per la sua elezione, il Pontefice ha affermato con fermezza che “il cuore di Dio è straziato dalle guerre, dalle violenze, dalle ingiustizie e dalle menzogne”. Aggiungendo una precisazione teologica che non lascia spazio a fraintendimenti, il Papa ha voluto chiarire che il Signore non sta certo “con i malvagi, con i prepotenti, con i superbi”; al contrario, ha sottolineato come il cuore divino sia invece dalla parte “dei piccoli e degli umili”, coloro che portano avanti il Regno d’amore e di pace giorno per giorno. Queste parole, pronunciate di fronte a una struttura che assiste circa quaranta anziani senza distinzione di credo, assumono quindi una valenza particolare se lette in controluce rispetto alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente.
Un pellegrinaggio agostiniano in un contesto di tensione internazionale
Per comprendere appieno la portata della visita a Ippona, occorre ricordare che per Leone XIV si tratta di un vero e proprio pellegrinaggio personale: da Priore generale degli Agostiniani, l’attuale Pontefice aveva già visitato Annaba due volte, nel 2001 e nel 2013, ben prima di salire al soglio di Pietro. Oggi vi torna però in una veste completamente diversa, quella di primo successore di Pietro a mettere piede in Algeria, un Paese a maggioranza musulmana dove i cattolici sono meno di diecimila su quarantotto milioni di abitanti. Il viaggio, della durata di undici giorni, toccherà anche Camerun, Angola e Guinea Equatoriale, coprendo una distanza complessiva di circa diciottomila chilometri. Proprio il contesto della guerra in Iran ha fatto da sfondo alle tensioni con l’amministrazione Trump: il presidente americano, in un’intervista rilasciata ai giornalisti alla Casa Bianca, aveva infatti accusato il Papa di non capire la minaccia nucleare iraniana, sostenendo che “non si può avere un Iran con il nucleare” e che altrimenti ci sarebbero “centinaia di milioni di morti”. Leone XIV, da parte sua, aveva già risposto durante il volo da Roma ribadendo di non voler “entrare in un dibattito” con Trump, ma anche di non averne alcuna paura, impegnandosi a continuare a “parlare ad alta voce contro la guerra”.
La messa nella basilica e il richiamo alla conversione
Nel pomeriggio, nonostante la fitta agenda che prevedeva il rientro serale nella capitale Algeri, il Papa ha celebrato la messa nella Basilica di Sant’Agostino, luogo che custodisce una statua reliquiaria contenente l’ulna del braccio destro del santo. Nell’omelia, ispirandosi alla figura di Agostino, Leone XIV ha voluto lanciare un messaggio di speranza per il futuro, affermando che “la pace è possibile” e che “la storia può cambiare”. “Non importa quanto siamo oppressi dal dolore o dal peccato”, ha detto il Pontefice, perché “il Crocifisso porta tutti questi pesi con noi e per noi”, esortando i fedeli a guardare ad Agostino non tanto per la sua sapienza, quanto piuttosto per il suo esempio di conversione. Proprio in questa terra, dove il vescovo di Ippona visse per oltre trent’anni prima della sua morte nel 430, il Papa ha quindi consegnato un mandato preciso ai cattolici locali: “Siate eredi di questa tradizione, testimoniando nella carità fraterna la libertà di chi nasce dall’alto come speranza di salvezza per il mondo”. Un appello che, nel silenzio delle rovine antiche e sotto lo sguardo attento della diplomazia internazionale, chiude simbolicamente la tappa algerina del Pontefice, in attesa della partenza per il Camerun.




