Papa Leone XIV ad Annaba: “Dio è straziato dalle guerre”, e intanto Trump attacca via social

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il lungo viaggio africano di Papa Leone XIV, che lo porterà a toccare Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale in undici giorni, è iniziato con una tappa che sa più di pellegrinaggio interiore che di semplice visita di Stato. Ad Annaba, l’antica Ippona, il Pontefice ha voluto rendere omaggio a Sant’Agostino – il suo “padre spirituale”, come lo ha definito – piantando un ulivo nel sito archeologico, simbolo evidente di quella pace che, a giudicare dalle recentissime dichiarazioni provenienti dagli Stati Uniti, sembra essere diventata il campo di battaglia verbale più acceso del suo pontificato.

Proprio mentre il Papa partecipava alla messa nella basilica dedicata al vescovo d’Ippona, arrivava puntuale la bocciatura via social di Donald Trump, il presidente americano che ormai da più di un anno siede nuovamente alla Casa Bianca. Se da un lato Leone XIV, rivolgendosi ai fedeli, ha ribadito che “il cuore di Dio è straziato dalle guerre, dalle violenze e dalle ingiustizie”, sottolineando come la divinità non stia “coi prepotenti”, dall’altro lato la Casa Bianca ha scelto la via dell’attacco diretto, definendo il Pontefice “debole” e criticando la sua gestione della politica estera come inefficace. Una circostanza, quest’ultima, che ha trasformato quello che doveva essere un messaggio di riconciliazione in un vero e proprio incidente diplomatico a distanza.

La scelta coraggiosa di Ippona e l’appello contro i “prepotenti”

A differenza delle visite passate, la scelta di Annaba come prima tappa non è affatto casuale. Sant’Agostino, che proprio qui scrisse le sue opere più celebri tra la fine del IV e l’inizio del V secolo, è considerato un ponte naturale per il dialogo interreligioso, specialmente in un paese a maggioranza musulmana come l’Algeria. Visitando la Casa di accoglienza per anziani delle Piccole Sorelle dei Poveri e officiando la messa nella Basilica, Leone XIV ha voluto concretizzare quel messaggio di umiltà che ha ribadito più volte: “Il cuore di Dio è con i piccoli e gli umili”. Una frase che, se letta in controluce rispetto alle critiche ricevute, suona come una netta demarcazione tra chi detiene il potere militare e chi, invece, propone la forza mite del dialogo.

Non è mancato, durante l’omelia, un passaggio dedicato al passo evangelico del dialogo tra Gesù e Nicodemo, interpretato dal Papa come “l’invito per ogni uomo e ogni donna che cerca la salvezza”. Per la comunità cristiana d’Algeria, ha spiegato, questo significa “nascere nuovamente dall’alto, cioè da Dio”, una prospettiva che permette alla fede di vincere le fatiche terrene. Sullo sfondo, rimane la consapevolezza della fragilità di una chiesa locale che vive in un contesto a stragrande maggioranza musulmana, dove episodi di tensione, come l’attacco segnalato a Blida durante la visita, riportano drammaticamente alla realtà la necessità di costruire pace.

La tensione con Washington e la replica del Papa in volo

La replica di Trump non si è fatta attendere e, anzi, ha inasprito i toni. Il presidente americano ha sostenuto che la nomina di Leone XIV – giudicata da molti una sorpresa – sarebbe stata voluta proprio per compiacere l’amministrazione USA, aggiungendo che il Papa dovrebbe essergli grato per la sua elezione. Parole pesanti, che hanno trovato il Pontefice pronto a rispondere non a muso duro, ma con quella che potremmo definire la “strategia dell’ulivo”. Intervistato dai giornalisti durante il volo che lo portava verso Algeri, Leone XIV ha infatti chiarito: “Io non guardo al mio ruolo come a un politico, non sono un politico, non voglio entrare in un dibattito con lui”.

Una dichiarazione che, lungi dall’essere un cedimento, rappresenta una presa di distanza netta dalla logica dello scontro. “Non ho paura dell’amministrazione Trump”, ha aggiunto, “continuerò a parlare a voce alta contro la guerra, cercando di promuovere il dialogo e il multilateralismo”. Troppa gente sta soffrendo, ha ricordato il Papa, e qualcuno deve pur alzarsi per dire che esiste una via migliore. Non si tratta quindi di una critica al singolo leader, ma di una riaffermazione del ruolo profetico della Chiesa: quella di essere costruttrice di ponti, laddove i potenti alzano muri.

L’eredità di Agostino contro la “follia delle guerre”

A Ippona, terra martoriata nella storia da invasioni e conflitti – si pensi al sacco di Roma contro cui tuonava proprio Agostino nel “De Civitate Dei” – il richiamo alla responsabilità morale è fortissimo. Leone XIV ha citato esplicitamente la necessità che la Chiesa porti riconciliazione dove c’è conflitto, un mandato che vale tanto per l’Africa quanto per l’Occidente. In questo senso, il viaggio assume i contorni di una lectio magistralis sulla pace: non una pace debole o rinunciataria, ma una pace attiva, che “vince le fatiche terrene”.

Prima di lasciare Annaba per fare ritorno ad Algeri, in vista della successiva partenza per il Camerun, il Papa ha voluto lasciare un segno tangibile: l’ulivo piantato nel terreno di Ippona. Un gesto semplice, quasi silenzioso, che stride violentemente con il fragore delle bordate social provenienti dagli Stati Uniti. Mentre il presidente americano utilizza i suoi canali per definire il Papa “debole”, Leone XIV si china sulla terra africana per piantare un seme. Se la storia ci insegna qualcosa, riprendendo il pensiero agostiniano, è che gli imperi costruiti sulla forza passano, mentre le radici della pace – silenziose e profonde – sono le uniche a sopravvivere al vento della guerra.

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