Cappella Sistina, al via la manutenzione straordinaria del Giudizio Universale: restauratori al lavoro per rimuovere il lattato di calcio
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Redazione Esteri
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Sono tornati i ponteggi davanti alla parete dell’altare nella Cappella Sistina, a distanza di circa trent’anni dall’ultimo intervento conservativo che riguardò il capolavoro di Michelangelo Buonarroti. Non si tratta, e i tecnici tengono a sottolinearlo con precisione, di un nuovo restauro, quanto piuttosto di una manutenzione straordinaria programmata, un intervento mirato che ha preso il via nelle scorse settimane e che si protrarrà verosimilmente fino al periodo di Pasqua, coinvolgendo l’imponente superficie del Giudizio Universale. L’operazione, resa possibile grazie al sostegno economico del Capitolo della Florida dei Patrons of the Arts in the Vatican Museums, vede all’opera i restauratori del Laboratorio Restauro Dipinti e Materiali Lignei dei Musei Vaticani, i quali, come medici in prima linea su un paziente d’eccezione, si trovano a operare a pochi centimetri dalla pelle dei dannati e dei beati dipinti dal Buonarroti.
Un velo biancastro da rimuovere: il lattato di calcio e il microclima della Sistina
L’obiettivo principale di questo delicato cantiere, che si svolge a Cappella aperta con i visitatori che possono ammirare l’opera attraverso un telo che ne riproduce l’immagine ad alta definizione, è quello di restituire leggibilità e brillantezza cromatica all’affresco. Sulla superficie pittorica, infatti, con il passare degli anni e a causa dell’incessante flusso di visitatori — decine di migliaia ogni giorno, nonostante i sofisticati impianti di climatizzazione che dal 2014 mantengono temperatura e umidità costanti — si è depositata una patina biancastra. Angela Cerreta, vicecapo restauratore del Laboratorio, spiega che si tratta nello specifico di lattato di calcio, un sale la cui formazione è direttamente proporzionale alla presenza umana, ai microparticolati e alle sostanze veicolate nell’aria. Questo strato, sebbene sottile e invisibile all’occhio inesperto, ha progressivamente attenuato i valori chiaroscurali e alterato la potenza della visione originaria, quasi come se un velo offuscasse lo sguardo di Cristo Giudice.
Acqua deionizzata e carta giapponese: la metodologia dell’intervento
La procedura adottata per la pulitura, come dettagliatamente illustrato da Paolo Violini, capo restauratore del Laboratorio, è stata preceduta da accurate indagini scientifiche condotte dal Gabinetto di Ricerche Scientifiche, le quali hanno permesso di identificare la natura dei depositi e di verificarne la solubilità. L’intervento in sé prevede l’applicazione a pennello di acqua deionizzata, interposta attraverso un doppio strato di carta giapponese; questa tecnica consente di solubilizzare e rimuovere il lattato di calcio e le altre impurità senza entrare in conflitto con la pellicola pittorica originale michelangiolesca, rispettandone lo stato conservativo e la delicata materia di cui è composta. Si lavora con la cautela di chi sa di trovarsi di fronte a un unicum, dove ogni gesto è ponderato e ogni risultato, come sottolinea Giandomenico Spinola, vicedirettore artistico-scientifico dei Musei Vaticani, è quello di riportare alla luce la cromia voluta dall’artista, quella stessa che emerse, non senza polemiche, dal celebre restauro diretto da Gianluigi Colalucci a partire dal 1980.
Un’eredità conservativa: dal restauro di Colalucci alla manutenzione programmata
Proprio l’intervento di Colalucci, all’epoca considerato da alcuni un azzardo, rappresenta il precedente illustre di questo cantiere; fu lui, infatti, a restituire al mondo la sorprendente vividezza dei colori di Michelangelo, nascosti per secoli sotto colature di colla e fuliggine. Oggi, a tre decenni di distanza, non si tratta più di rimuovere lo sporco storico, bensì di contrastare gli effetti dell’inquinamento moderno e della fruizione di massa. Il cantiere, che vede all’opera i restauratori in sinergia con l’Ufficio del Conservatore per un costante monitoraggio, è anche l’occasione per documentare ogni fase attraverso il Laboratorio Fotografico, creando una preziosa testimonianza di questo nuovo capitolo nella lunga vita del Giudizio. La scelta di mantenere aperta la Cappella Sistina, con i ponteggi schermati da una riproduzione su tela dell’affresco, permette a fedeli e turisti di continuare a vivere l’esperienza della visita, seppur in una cornice inedita che trasforma il cantiere stesso in un momento di riflessione sulla fragilità e la cura del patrimonio artistico.




