La Terra nel vortice della tempesta solare, attesi nuovi disturbi alle reti
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Il nostro pianeta sta attraversando un periodo di intensa turbolenza magnetica, essendo stato investito nel corso del weekend da una tempesta geomagnetica classificata di livello G3, un evento definito “forte” nella scala che misura questi fenomeni. A causare il disturbo, che ha progressivamente perso potenza nelle ultime ore, è stato l’arrivo di una nube di particelle cariche, scagliata verso di noi dal Sole attraverso una serie di espulsioni di massa coronale; queste, che gli esperti abbreviano in Cme, sono gigantesche bolle di plasma e campo magnetico che, quando interagiscono con la magnetosfera terrestre, possono innescare una serie di conseguenze, alcune delle quali tangibili sulla nostra vita quotidiana. Gli effetti, sebbene non di portata catastrofica, hanno interessato le comunicazioni e le reti elettriche, mostrandosi anche attraverso spettacolari aurore boreali a latitudini insolite, mentre i sistemi satellitari hanno registrato anomalie di cui si stanno ancora valutando le ripercussioni.
Un Sole in continua agitazione
Sebbene l’intensità del fenomeno si sia affievolita, portando il disturbo a un livello G1, il più basso della scala, la fase di quiete potrebbe essere soltanto temporanea. Gli osservatori solari, infatti, hanno già rilevato una nuova espulsione di massa coronale in viaggio attraverso lo spazio interplanetario; questa nube di plasma, secondo le proiezioni del Centro di previsione meteorologica spaziale della Noaa, l’agenzia federale statunitense che monitora l’atmosfera e gli oceani, potrebbe raggiungere la magnetosfera terrestre tra l’8 e il 9 novembre, prolungando così lo stato di allerta per i tecnici che presidiano le infrastrutture critiche. La situazione, come sottolineano i fisici, rimane dinamica e soggetta a variazioni, dipendendo dalla traiettoria e dalla densità della nube di particelle in avvicinamento.
La scala delle tempeste e i loro effetti misurabili
La categoria G3, che è stata attribuita all’evento principale, non è la più elevata in assoluto – la scala arriva infatti fino al livello G5, estremamente severo – ma è comunque in grado di produrre perturbazioni significative. Come ha spiegato Paola De Michelis, ricercatrice dell’Ingv, “al momento il livello è un G1 - piccole fluttuazioni del campo magnetico terrestre - ma dovrebbe arrivare a un G3”. Questa classificazione, che si basa sull’indice Kp, serve proprio a quantificare gli impatti potenziali, i quali vanno dalle interferenze ai segnali Gps e alle comunicazioni radio fino alle sollecitazioni indesiderate sulle reti di distribuzione dell’energia, costringendo gli operatori a mettere in campo misure preventive per scongiurare blackout. Di questi, per fortuna, non se ne sono registrati di estesi, ma le fluttuazioni della corrente sono state rilevate da diversi strumenti di monitoraggio.
Il monitoraggio costante degli esperti
L’attività solare, che segue cicli ben precisi, è costantemente tenuta sotto controllo da una rete globale di osservatori, i quali analizzano ogni minimo segnale in superficie per prevederne le conseguenze. Le espulsioni di massa coronale, se dirette verso la Terra, impiegano generalmente uno o due giorni per compiere il percorso che le separa dal nostro pianeta, offrendo una finestra di tempo preziosa, seppur ristretta, per prepararsi agli effetti. Gli scienziati, utilizzando modelli matematici sempre più raffinati, tentano di stimare l’impatto che queste nubi di particelle cariche avranno sul campo magnetico terrestre, un’attività di previsione che ormai viene definita, non a caso, “meteorologia spaziale”. Il loro lavoro, fondamentale in un’epoca così dipendente dalla tecnologia, permette di mitigare i rischi per tutti quei sistemi che, da terra e dallo spazio, regolano il flusso di informazioni e di energia.




