Aurora boreale sui cieli italiani, la tempesta solare regala uno spettacolo raro

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Un’imponente espulsione di massa coronale, staccatasi dal Sole viaggiando a una velocità prossima ai millesettecento chilometri al secondo, ha colpito la magnetosfera terrestre dopo un viaggio di circa venticinque ore, scatenando una tempesta geomagnetica classificata di livello G4 su una scala che ne prevede cinque. L’evento, tra i più intensi degli ultimi decenni, ha inevitabilmente messo sotto pressione infrastrutture tecnologiche delicate, dai satelliti per le telecomunicazioni ai sistemi di posizionamento globale, fino alle reti per la distribuzione dell’energia elettrica, le cui vulnerabilità sono state messe alla prova dalla violenza del fenomeno cosmico. Proprio quell’interazione tra il plasma solare e il campo magnetico del nostro pianeta, tuttavia, ha dato vita a una conseguenza di straordinaria bellezza: le aurore boreali, fenomeno tipico delle alte latitudini, hanno fatto la loro comparsa anche nei cieli dell’Italia, regalando visioni insolite e spettacolari.

Lo sguardo privilegiato dalla stazione spaziale

Dall’avamposto orbitante a quattrocento chilometri di quota, la prospettiva sul fenomeno è stata ancor più mozzafiato. Un cosmonauta russo a bordo della Stazione Spaziale Internazionale ha immortalato, e poi condiviso attraverso il proprio canale Telegram, l’immenso velo di luci danzanti che avvolgeva il pianeta. Sergei Kud-Sverchkov ha descritto la sensazione, quasi surreale, di fluttuare all’interno dell’aurora stessa, sottolineando come le intense tonalità di verde e di rosso fossero perfettamente visibili dall’alto, in una manifestazione di potenza naturale che solo pochi esseri umani hanno la fortuna di osservare direttamente. Quelle immagini, catturate dal vuoto dello spazio, testimoniano l’ampiezza dell’evento, la cui energia ha superato i confini abituali, arrivando a lambire regioni in cui il cielo notturno è solitamente privo di tali bagliori.

Dalle Alpi alla laguna, le testimonianze dal Nord Italia

Proprio in Italia, nella serata di martedì 21 gennaio, chi si trovava in aree elevate e scarsamente illuminate ha potuto assistere a uno spettacolo inconsueto. Sull’Alpe di Neggia, nel Verbano, il cielo si è tinto delle caratteristiche sfumature luminose, offrendo uno scenario che molti associano esclusivamente ai Paesi scandinavi o alle lande artiche. Pochi giorni prima, nella notte tra il 19 e il 20 gennaio, il fenomeno aveva già fatto capolino su Venezia, dove le webcam della Piattaforma Oceanografica Acqua Alta, gestita dall’Istituto di scienze marine del Consiglio nazionale delle ricerche, hanno documentato l’evento. Le emissioni aurorali, spiega il Cnr-Ismar, sono state rese visibili alle medie latitudini dall’eccezionale intensità della tempesta geomagnetica, un dato confermato dalle numerose riprese video realizzate nel Nord-Est del Paese.

Le origini cosmiche di un evento straordinario

All’origine di tutto vi è l’attività della nostra stella, il cui studio è oggi affidato anche a sonde dedicate come il Solar Orbiter. I brillamenti solari e le conseguenti espulsioni di massa coronale sono fenomeni complessi, la cui genesi viene gradualmente svelata dalle osservazioni scientifiche più avanzate. Quando una bolla di plasma di tali dimensioni e potenza viene scagliata verso la Terra, l’impatto con la magnetosfera innesca una reazione a catena di particelle cariche che, interagendo con gli atomi di ossigeno e azoto nell’alta atmosfera, rilasciano energia sotto forma di luce. È questo il meccanismo, noto da secoli ma sempre affascinante, che ha permesso, in quelle notti di gennaio, di ammirare dalle nostre regioni quello che è, in condizioni normali, un privilegio riservato a chi vive molto più a nord.

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