La Cassazione ripristina "genitore" sulla carta d'identità: cancellati "padre" e "madre"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Corte di Cassazione ha chiuso una lunga disputa giudiziaria, stabilendo che la dicitura "genitore" deve tornare sulla carta d'identità dei minori, annullando così il decreto del 2019 che imponeva l'uso di "padre" e "madre". Le sezioni unite civili, confermando la sentenza della Corte d'Appello di Roma, hanno respinto il ricorso presentato dal ministero dell'Interno, allora guidato da Matteo Salvini, giudicando discriminatoria l'esclusione delle coppie omogenitoriali.

La vicenda, riportata dal Sole 24 Ore, trae origine dal caso di un bambino con due madri – una biologica e l'altra adottiva – la cui genitorialità era stata riconosciuta attraverso la stepchild adoption. Secondo i giudici, l'obbligo di indicare esclusivamente "padre" e "madre" avrebbe escluso realtà familiari ormai riconosciute dalla legge, violando il principio di uguaglianza. «Non si tratta di una questione meramente lessicale», si legge nella sentenza, «ma di un'evidente disparità di trattamento».

Il decreto del Viminale, varato nel gennaio 2019, aveva suscitato polemiche fin dalla sua introduzione, accusato di ignorare i cambiamenti sociali e giuridici in materia di filiazione. La Cassazione, con la sentenza 9216 del 2025, ha ribadito che lo Stato non può imporre modelli familiari univoci, soprattutto quando questi entrano in conflitto con diritti già acquisiti.

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