Benzina, la premier Meloni apre al taglio delle accise dopo il pressing di Schlein
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Redazione Interno
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Le ripercussioni economiche dell’escalation militare in Iran, con gli attacchi condotti da Stati Uniti e Israele che hanno fatto tornare prepotentemente d’attualità lo spettro di una crisi energetica, stanno producendo un effetto inedito nel panorama politico italiano. La prospettiva di un’impennata dei prezzi dei carburanti, con la benzina che in alcune regioni ha già sfiorato e in alcuni casi superato la soglia psicologica dei due euro al litro, ha infatti costretto il governo a rivedere le proprie posizioni. Dopo un serrato confronto a distanza con le opposizioni, e in particolare con la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato l’intenzione di intervenire con lo strumento delle cosiddette accise mobili.
La genesi di una misura tecnica finita al centro del dibattito
L’annuncio, arrivato nella serata di sabato attraverso un video pubblicato sui canali social della premier, segue di poche ore le dichiarazioni del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Era stato lui, nel corso di una giornata politica particolarmente tesa, a gettare acqua sul fuoco rispondendo all’appello della leader dem. Schlein, nel chiudere la sua campagna di ascolto “L’Italia che sentiamo”, aveva puntato il dito contro quelle che ha definito “le conseguenze delle azioni militari di Trump”, chiedendo al governo di attivare immediatamente un meccanismo, ha spiegato, che consenta di restituire ai cittadini l’extragettito Iva generato dai rincari dei carburanti. Giorgetti, interpellato sull’argomento, ha precisato che la norma in questione non è una novità assoluta, essendo già stata introdotta e resa più efficace proprio dall’esecutivo in carica con un provvedimento del 2023, e che si sarebbero trovati i margini per adattarla alla situazione contingente. Un’apertura, quella del ministro, che ha di fatto spianato la strada all’intervento risolutivo della presidente del Consiglio.
Il meccanismo delle accise mobili e il ruolo dell’Iva
Nel suo intervento video, Meloni ha confermato che l’attivazione del meccanismo è al vaglio del Ministero dell’Economia e delle Finanze ormai da alcuni giorni, respingendo di fatto l’accusa di aver agito solo per rispondere alle pressioni delle opposizioni. Lo strumento, ha tenuto a sottolineare la premier, era del resto già contemplato nel programma di governo. Ma come funziona tecnicamente questo congegno? Le accise mobili, la cui disciplina originaria risale al governo Prodi ma che non avevano mai trovato concreta applicazione, permettono all’esecutivo di utilizzare il maggior gettito Iva che affluisce nelle casse dello Stato a seguito dell’aumento del prezzo lordo dei carburanti. Poiché l’Iva, calcolata al 22% sul prezzo industriale e sulle stesse accise, cresce quando il costo alla pompa lievita, il governo può prelevare questa eccedenza per finanziare una riduzione delle accise stesse, sterilizzando così una parte degli incrementi. Si tratta, in sostanza, di un meccanismo di compensazione che mira a spezzare la spirale speculativa senza gravare ulteriormente sui conti pubblici, utilizzando le maggiori entrate fiscali involontariamente prodotte dal rincaro.
Le stime sull’impatto e i controlli anti-speculazione
Resta ora da capire quale potrà essere l’effettivo beneficio per i consumatori. Secondo le prime stime fornite da esperti del settore, come il presidente di Nomisma Energia Davide Tabarelli, il taglio delle accise che ne potrebbe derivare si aggirerebbe tra i 4 e i 7 centesimi al litro. Una riduzione che, pur non coprendo interamente l’aumento medio di circa 35 centesimi registrato in questi giorni per il gasolio, potrebbe comunque rappresentare un argine sufficiente a evitare il superamento strutturale della soglia dei due euro. Il governo, d’altro canto, ha già attivato delle task force per monitorare l’andamento dei prezzi, non solo dell’energia ma anche dei generi alimentari, con l’obiettivo dichiarato di contrastare eventuali fenomeni speculativi. Il ministro delle Imprese Adolfo Urso aveva già nei giorni scorsi definito ingiustificati alcuni aumenti, anticipando un intervento più incisivo da parte del cosiddetto “Mister Prezzi” e della Guardia di Finanza per verificare la corretta formazione del prezzo lungo la filiera, dalla raffineria alla pompa, e scongiurare comportamenti opportunistici che possano approfittare della tensione internazionale.




