Il governo studia le accise mobili per fermare il caro-benzina ma frena sul decreto immediato
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Redazione Economia
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La macchina del governo è in moto per arginare l’ondata di rincari che ha fatto schizzare il prezzo di benzina e gasolio ben oltre la soglia psicologica dei due euro in molte regioni italiane, eppure l’atteso Consiglio dei ministri di oggi non dovrebbe varare un decreto ad hoc. L’esecutivo, pur avendo messo nel mirino la speculazione e studiato da giorni il meccanismo delle cosiddette accise mobili, sembra orientato a prendersi il tempo necessario per affinare uno strumento che, se mal calibrato, rischierebbe di rivelarsi un boomerang sia per le casse dello Stato sia per le tasche degli automobilisti. Si fa strada l’ipotesi di intervenire invece attraverso la legge di conversione del decreto bollette, attualmente all’esame della Camera, una soluzione che consentirebbe di agganciare il provvedimento a un testo già in itinere senza dover ricorrere a un nuovo decreto legge.
Il nodo principale, come sempre in queste fasi, è quello delle risorse e della loro provenienza. La premier Giorgia Meloni, che nei giorni scorsi aveva annunciato in un video sui social la valutazione delle "accise mobili" quale strumento di sterilizzazione degli aumenti, segue personalmente il dossier con la consapevolezza che qualsiasi intervento deve evitare di vanificare i sacrifici fatti per mettere in sicurezza i conti pubblici. Il meccanismo in sé, già previsto da una norma del 2023 voluta proprio da questo governo, è tecnicamente pronto e funzionerebbe come una bilancia: quando il prezzo del carburante sale, l’aumento del gettito Iva verrebbe utilizzato per abbattere le accise, lasciando invariato l’incasso complessivo per lo Stato ma calmierando il costo finale per il consumatore. Le simulazioni, tuttavia, parlano di un risparmio potenziale limitato a pochi centesimi — nell’ordine dei 4,7 centesimi per la benzina e 7,5 per il diesel con il Brent a 105 dollari — e da qui nasce la necessità di affiancare altre misure più incisive per evitare che l’operazione si traduca in un semplice annuncio mediatico.
Controlli a tappeto della Guardia di Finanza e l’ombra della speculazione
Mentre la politica ragiona su leggi e decreti, sul fronte operativo si muove la Guardia di Finanza, già sguinzagliata dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti per effettuare verifiche lungo l’intera filiera dei carburanti. L’attenzione degli inquirenti si è concentrata in particolare su due grandi marchi petroliferi, finiti sotto la lente della cabina di regia della Commissione allerta rapida riunitasi al Ministero delle Imprese e del Made in Italy: i prezzi praticati da alcuni impianti sono aumentati in modo sproporzionato rispetto ai listini consigliati dalle case madri, una dinamica che ha fatto scattare il sospetto di comportamenti speculativi. Il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, ha voluto la riunione d’urgenza proprio per analizzare questi scostamenti, e una nuova seduta della cabina di regia è già stata calendarizzata per mercoledì, segno che la vigilanza sul territorio continuerà senza sosta.
Non è un caso che l’esecutivo punti i riflettori sulla speculazione: i prezzi alla pompa hanno subito impennate vertiginose in appena 48 ore, con picchi che in alcune regioni come la Calabria, la Sicilia e la provincia di Bolzano hanno visto la benzina self service sfondare abbondantemente quota 1,8 euro, mentre il gasolio in autostrada viaggia ormai stabilmente oltre i 2,5 euro al litro e in alcuni casi si avvicina pericolosamente ai 2,6 euro. Secondo le rilevazioni dell’Unione Nazionale Consumatori, in Sicilia il gasolio self è aumentato di oltre 11 centesimi in due giorni, un balzo che si traduce in quasi sei euro in più per un pieno di cinquanta litri, e in Calabria la crescita del prezzo della benzina nell’arco di un fine settimana è stata tale da gravare sulle famiglie per ulteriori trentacinque centesimi a rifornimento.
Le richieste delle opposizioni e il pressing delle associazioni
Il coro di chi invoca un intervento immediato si fa sempre più insistente. Il Partito Democratico, con la segretaria Elly Schlein, ha chiesto di attivare subito le accise mobili e di estendere il meccanismo anche al gas, ricevendo dal ministro Giorgetti una replica interlocutoria ma non certo chiusa — "è una norma che abbiamo introdotto noi, vedremo di adattarla" — mentre la premier Meloni ha rivendicato la paternità dello strumento, ricordando che la sua attivazione era già nel programma di centrodestra. Il Movimento 5 Stelle attacca invece sulla posizione internazionale dell’Italia, legando i rincari alla crisi mediorientale e alle scelte di politica estera, mentre la Lega, pur chiedendo di allentare le sanzioni sul petrolio russo sull’esempio degli Stati Uniti, spinge per un intervento immediato a sostegno di famiglie e imprese.
Le associazioni dei consumatori, dal canto loro, non abbassano la guardia. Il Codacons ha chiesto un taglio secco delle accise per almeno quindici centesimi, sostenendo che una riduzione di questa portata, considerando anche l’Iva sull’accisa, riporterebbe i listini ai livelli precedenti la crisi con effetti benefici a cascata su tutta la filiera dei trasporti e dei beni alimentari. L’Unione Nazionale Consumatori, per bocca del presidente Massimiliano Dona, ha offerto ironicamente "ripetizioni gratuite ai tecnici del Mef", sottolineando come il meccanismo delle accise mobili sia allo studio da oltre vent’anni e che basterebbe un semplice decreto legge per ridurre le accise di dieci centesimi senza bisogno di "meccanismi mirabolanti".
Il contesto internazionale e l’attesa per le comunicazioni alle Camere
Sullo sfondo di questa partita tutta italiana, resta il quadro internazionale segnato dall’escalation in Medio Oriente e dall’impatto che questa ha sui prezzi delle materie prime. Donald Trump, tornato alla Casa Bianca, ha dichiarato che la guerra potrebbe essere "praticamente conclusa", parole che hanno temporaneamente calmierato le quotazioni del petrolio, riportando il Wti sotto i novanta dollari al barile dopo che nei giorni scorsi aveva sfiorato e superato quota cento. I ministri dell’Energia del G7 si sono riuniti a Parigi per discutere proprio delle possibili misure coordinate da adottare per stabilizzare i prezzi, e il ministro Giorgetti ha chiesto all’Europa di valutare strumenti straordinari simili a quelli adottati nel 2022 dopo lo scoppio della guerra in Ucraina.
In questo clima di incertezza, la premier Meloni si prepara a riferire domani alle Camere, e la convinzione diffusa a Palazzo Chigi è che sia meglio avere qualche carta concreta da giocare piuttosto che limitarsi a annunci. Il pressing del Quirinale, dove il Presidente Mattarella ha convocato per venerdì il Consiglio supremo di difesa, aggiunge un ulteriore elemento di attenzione a una crisi che intreccia politica estera, economia e quotidianità delle famiglie italiane. La strada delle accise mobili resta la più battuta, ma il governo sembra volerla percorrere con cautela, consapevole che una misura improvvisata rischierebbe di non portare benefici reali e di esporre l’esecutivo alle critiche di chi già oggi accusa maggioranza e opposizione di litigare mentre i prezzi alle pompe continuano a salire.




