Il governo rinvia il taglio delle accise, nessuna misura contro il caro-benzina nel Cdm di martedì
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Redazione Economia
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Il Consiglio dei ministri che si è riunito nel tardo pomeriggio di martedì, e che per la prima volta è stato presieduto dal ministro degli Esteri Antonio Tajani anziché da Giorgia Meloni, ha sostanzialmente bypassato l’emergenza legata al caro-carburanti, nonostante le aspettative delle ultime ore facessero presagire un intervento imminente. La riunione, della durata di poco superiore all’ora, ha infatti messo in calendario provvedimenti di natura tecnica e legislativa, come l’attuazione di direttive europee contro la tratta di esseri umani e un disegno di legge per la ratifica dell’accordo di coproduzione cinematografica con la Cina, senza nemmeno sfiorare il dossier delle accise mobili o del cosiddetto “Piano casa”. Un rinvio, questo, che era stato ampiamente ventilato già alla vigilia, quando le voci di corridoio parlavano di un’agenda fitta di impegni europei per la presidente del Consiglio, impegnata in un confronto con Belgio e Germania proprio sul tema del caro-energia, e che di fatto ha lasciato gli automobilisti italiani senza alcuna risposta immediata.
L’assenza di provvedimenti e il pressing delle categorie
La sensazione, netta e palpabile, è che l’esecutivo si trovi a corto non solo di idee, ma anche e soprattutto di risorse fresche da stanziare per contrastare una crisi energetica che, alimentata dalle tensioni in Medio Oriente, continua a mordere il portafoglio di famiglie e imprese. Il fatto che dalla cabina di regia di Palazzo Chigi non sia uscito alcun segnale concreto ha subito riacceso i riflettori sull’inerzia governativa, con le associazioni dei consumatori che parlano apertamente di un “ritardo gravissimo” nell’affrontare un’emergenza che si fa ogni giorno più stringente. Se da un lato la maggioranza, per bocca della stessa Meloni, aveva riaperto alla possibilità di utilizzare il meccanismo delle accise mobili – quello strumento, introdotto nel 2008 e poi rivisto nel 2023, che consente di destinare l’extra-gettito Iva derivante dai rincari alla riduzione delle accise stesse – dall’altro lato manca ancora il decreto attuativo che ne determini i nuovi parametri e, soprattutto, la copertura finanziaria.
I nodi tecnici del meccanismo e la caccia alle risorse
Il ragionamento tecnico alla base dell’accisa mobile, che la premier aveva annunciato di voler valutare proprio per mitigare le conseguenze del conflitto, si scontra con la complessa realtà dei conti pubblici. Le simulazioni condotte in queste ore dagli uffici studi parlano chiaro: il solo meccanismo, se non integrato da altri fondi, rischierebbe di tradursi in un beneficio esiguo, quantificabile in pochi centesimi al litro – nell’ordine di 4,7 centesimi per la benzina e 7,5 per il diesel – una goccia nel mare degli aumenti che, in alcuni casi, hanno superato i venti centesimi alla pompa. Di qui la prudenza del ministero dell’Economia, che deve fare i conti con la Ragioneria dello Stato, sempre restia a rinunciare a gettito certo, e con la necessità di trovare margini di manovra che non aggravino ulteriormente il deficit.
Le comunicazioni in Parlamento e lo scenario politico
La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che pure non ha potuto presiedere il Cdm, si appresta ora a salire sul cosiddetto “rodeo” delle Camere, dove mercoledì riferirà in Parlamento proprio in merito alla crisi internazionale e alle sue ricadute economiche. Ed è in quell’occasione, verosimilmente, che si giocherà la partita politica più delicata, con le opposizioni – dal Partito Democratico al Movimento 5 Stelle – pronte a incalzare l’esecutivo sull’assenza di misure immediate, dopo che per giorni si era alimentata l’aspettativa di un intervento risolutivo. I dem, per bocca dei capigruppo Chiara Braga e Francesco Boccia, hanno già rivendicato la paternità della proposta sulle accise mobili, annunciando che vigileranno affinché il governo passi dalle parole ai fatti, mentre Italia Viva e il M5S accusano l’esecutivo di aver addirittura aumentato le accise a inizio anno, ben prima dello scoppio della crisi in Medio Oriente, complicando ulteriormente il quadro.
Il rinvio e gli scenari aperti
Il fatto che il Consiglio dei ministri sia andato sostanzialmente a vuoto sul fronte energetico lascia presagire che il provvedimento, forse un decreto legge ad hoc o un intervento sulla conversione del decreto bollette già all’esame della Camera, possa arrivare solo nei prossimi giorni, quando i tecnici del Mef e del Mimit avranno affinato la soluzione. Ma il nodo, al solito, resta quello delle coperture e della volontà politica di intervenire in modo strutturale su un caro-benzina che, secondo le rilevazioni, ha già portato il prezzo del diesel a ridosso della soglia psicologica dei due euro, con la benzina che galoppa poco sotto. E mentre i ministeri competenti lavorano sottotraccia per aggiornare i parametri di una norma che, allo stato attuale, richiederebbe solo un provvedimento interministeriale per essere attivata, la macchina dello Stato sembra procedere a rilento, lasciando gli automobilisti in balia delle fluttuazioni del mercato e della speculazione. La task force attivata dall’Autorità dell’energia e i controlli della Guardia di Finanza, per quanto necessari, appaiono misure palliative di fronte alla necessità di un taglio secco delle accise o di una sterilizzazione degli aumenti che solo un intervento politico forte potrebbe garantire.




