Caro-carburanti, il governo rinvia ancora le decisioni tra accise mobili e fondi da trovare

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il Consiglio dei ministri che si è riunito nella giornata di ieri, presieduto dal vicepremier Antonio Tajani data l’assenza della presidente del Consiglio impegnata in un confronto con Belgio e Germania sul caro-energia, non ha prodotto alcun provvedimento concreto per arginare la corsa dei prezzi di benzina e gasolio. Una riunione durata un’ora e mezza, quella andata in scena a Palazzo Chigi, nel corso della quale si è sostanzialmente preso atto della situazione – complice l’escalation del conflitto in Medio Oriente e le ripercussioni sui mercati energetici – senza tuttavia varare misure immediate. La sensazione, del resto, era nell’aria già da quarantotto ore: l’esecutivo non ha le idee chiare, e forse neppure le risorse necessarie, per fronteggiare un’emergenza che giorno dopo giorno si fa più pesante per automobilisti e imprese.

L’ipotesi delle accise mobili e il nodo delle coperture

Allo studio, da tempo, rimane il meccanismo delle cosiddette accise mobili, uno strumento che consentirebbe di utilizzare l’extragettito Iva derivante proprio dall’aumento dei prezzi – un paradosso solo apparente – per ridurre la componente fiscale che grava su ogni litro erogato alla pompa. Il governo, per bocca della stessa Meloni in un videomessaggio diffuso nelle scorse ore, ha ribadito la volontà di procedere in questa direzione, ma i tempi si allungano e il decreto che molti si aspettavano non è arrivato. A complicare il quadro, come sempre accade in queste circostanze, è la ricerca delle risorse: tagliare le accise ha un costo diretto per l’erario e, se l’intervento non fosse calibrato con attenzione, si rischierebbe di ottenere un beneficio irrisorio per i consumatori a fronte di un ammanco significativo per le casse pubbliche.

Le richieste delle opposizioni e i controlli anti-speculazione

Mentre il governo prende tempo, le opposizioni premono. Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico, aveva già avanzato la proposta di attivare immediatamente le accise mobili, chiedendo all’esecutivo di passare dalle parole ai fatti. Una richiesta, la sua, che ha trovato eco in diverse forze politiche e nelle associazioni dei consumatori, le quali segnalano come il prezzo del gasolio in alcuni tratti autostradali abbia ormai sfondato il tetto dei 2,6 euro al litro. Nel frattempo, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha convocato la cabina di regia della Commissione allerta rapida – quella presieduta da chi è stato ribattezzato “Mister Prezzi” – per monitorare eventuali fenomeni speculativi. La Guardia di Finanza è già stata mobilitata per verificare se, come sembra, alcuni operatori abbiano aumentato i listini in modo ingiustificato approfittando della tensione internazionale.

L’attendismo di Palazzo Chigi e il ruolo dei ministeri competenti

La linea che sembra prevalere, al momento, è quella dell’attendismo. In una fase di estrema volatilità dei prezzi del greggio, ragionano a Palazzo Chigi, intervenire subito potrebbe rivelarsi controproducente se la crisi dovesse rientrare in tempi brevi. Ma si tratta, inevitabilmente, di un calcolo che non tiene conto del danno immediato per le famiglie e le categorie produttive, dagli autotrasportatori agli agricoltori, che ogni giorno fanno i conti con rincari pesanti. Salvini, interpellato sulla tempistica, si è limitato a dichiarare di non sapere se le decisioni verranno prese oggi o domani, lasciando intendere che i ministri competenti – Giorgetti, Pichetto Fratin e Urso – sono al lavoro, ma senza che emerga una strategia chiara.

Il quadro normativo esistente e i limiti dell’intervento

Va ricordato, per completezza, che lo strumento delle accise mobili non è una novità assoluta. Introdotto anni fa e poi riformato nel 2023 dallo stesso governo Meloni, esso prevede che il ministero dell’Economia, di concerto con quello dell’Ambiente, possa ridurre le accise quando il prezzo del carburante supera determinati parametri fissati nel Documento di economia e finanza. Attualmente, con il Brent volato sopra i novanta dollari al barile a fronte di una previsione di sessantasei dollari, le condizioni per l’attivazione sarebbero ampiamente verificate. Il problema, ancora una volta, è che il taglio possibile si aggirerebbe intorno ai quattro-cinque centesimi al litro, una cifra che difficilmente sarebbe percepita dai consumatori come un vero sollievo.

Il confronto con l’Europa e la speranza di misure straordinarie

Da qui lo sguardo rivolto a Bruxelles. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, intervenuto all’Eurogruppo, ha auspicato che l’Unione Europea possa valutare l’adozione di misure straordinarie simili a quelle varate nel 2022, all’indomani dell’attacco russo all’Ucraina. Una speranza, la sua, che però si scontra con la lentezza della macchina comunitaria e con l’assenza, al momento, di un quadro coordinato. E così, in attesa che da Roma o da Bruxelles arrivi un segnale concreto, gli automobilisti continuano a pagare prezzi da record e il governo resta fermo, incapace di trasformare le intenzioni in atti normativi.

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