Il governo valuta la proroga del taglio delle accise nel cdm di venerdì tra guerre e tensioni con l’Ue

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Sarà un venerdì di passione, quello che vedrà i ministri dell’esecutivo riuniti a palazzo Chigi per un Consiglio dei ministri chiamato a trovare una copertura finanziaria che oscilla tra i 500 e i 600 milioni di euro. L’obiettivo, esplicitamente dichiarato dal governo, è prolungare fino al prossimo 30 aprile il taglio delle accise sui carburanti, una misura diventata ormai strutturale nell’emergenza per cercare di arginare l’impennata dei prezzi alla pompa. Una situazione, questa, resa esplosiva dalle conseguenze economiche della guerra in Medio Oriente – con gli attuali equilibri internazionali segnati dalla presidenza Trump e dal conflitto che vede Israele e Stati Uniti contrapposti all’Iran – che ha fatto impazzire i prezzi del petrolio e del gas, riversando le tensioni direttamente sui costi per automobilisti e autotrasportatori.

La corsa contro il tempo per evitare il ritocco dei prezzi alla pompa

Il provvedimento attuale, predisposto a metà marzo, era destinato a scadere il prossimo 7 aprile. Di qui la necessità, da parte del governo Meloni, di intervenire con un nuovo decreto legge che possa garantire la continuità degli sconti senza soluzione di continuità. I tecnici di palazzo Chigi e del ministero dell’Economia e delle Finanze stanno ultimando in queste ore il testo, anche se le coperture non sono state ancora completamente definite. La partita, insomma, si gioca interamente sul fronte delle risorse da reperire: un primo decreto analogo, varato nei mesi scorsi, era stato finanziato con 400 milioni, ai quali si erano aggiunti successivamente altri 100 milioni destinati al credito d’imposta per gli autotrasportatori. Stavolta il conto è più salato, complice la durata più lunga del provvedimento – che entrerà in vigore da mercoledì prossimo per tre settimane, fino alla fine di aprile – e la persistenza di uno scenario internazionale che continua a tenere sotto pressione i listini energetici.

Lo sciopero dei camionisti e la tensione sociale sullo sfondo

Il quadro, già di per sé complesso sul piano della finanza pubblica, si intreccia con una crescente tensione sociale destinata a esplodere nei prossimi giorni. Gli autotrasportatori italiani, proprio in risposta al caro carburanti, hanno annunciato uno sciopero nazionale che si terrà dal 20 al 25 aprile. Una mobilitazione, quella dei camionisti, che rappresenta un campanello d’allarme per l’esecutivo: la filiera dei trasporti, già provata dagli aumenti dei costi energetici, rischia di paralizzarsi proprio in concomitanza con le festività, mettendo a repentaglio le forniture e acuendo ulteriormente il malcontento nelle categorie più esposte alle fluttuazioni dei prezzi. Il governo, con la proroga delle accise ridotte, cerca dunque di togliere almeno uno dei principali argomenti di protesta, consapevole che il nodo della sostenibilità economica per le imprese del settore non può essere sciolto solo con interventi tampone.

La pace con le imprese dopo lo scontro sulla transizione 5.0

In parallelo alla partita sui carburanti, sempre nella giornata di ieri è stata ricomposta una frattura che rischiava di creare ulteriori attriti tra il governo e il mondo produttivo. Il riferimento è al taglio delle risorse per Transizione 5.0, il pacchetto di incentivi per gli investimenti delle imprese in innovazione tecnologica. Dopo un braccio di ferro con Confindustria, scoppiato a seguito di un ridimensionamento del fondo iniziale – si parlava di oltre 700 milioni di euro tagliati – l’esecutivo ha fatto marcia indietro. I fondi non solo sono stati ripristinati, ma la dotazione complessiva è stata addirittura incrementata di 200 milioni, arrivando a sfiorare quota un miliardo e mezzo. Una mossa, quella del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso – che ha rivendicato lo “sforzo massimo” fatto dal governo – che ha evitato una rottura con la principale organizzazione degli industriali, proprio mentre l’attenzione resta alta sul fronte della tenuta economica generale.

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