Governo, la “ripartenza” di Meloni passa dal decreto accise e dalla pace con le imprese

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Redazione Interno Redazione Interno   -   A Palazzo Chigi la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sta lavorando a stretto contatto con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti per limare gli ultimi dettagli di un provvedimento, quello che gli addetti ai lavori hanno già ribattezzato il “decreto bis”, necessario a scongiurare il ritorno al caro prezzi alla pompa. La scadenza del 7 aprile, termine ultimo per il taglio delle accise varato il 18 marzo, è ormai dietro l’angolo; senza un intervento tempestivo, infatti, gli automobilisti e gli autotrasportatori si troverebbero a fare i conti con il rincaro selvaggio determinato dalle tensioni geopolitiche, e cioè quella guerra voluta da Trump e Netanyahu contro l’Iran che ha letteralmente fatto impazzire il mercato del greggio. L’orientamento che filtra dagli uffici di viale della Riforma è chiaro: si procederà con un decreto “fotocopia” del precedente, il quale prevedeva uno sconco di circa 25 centesimi al litro, per prolungare la misura di altre tre settimane, fino al prossimo 30 aprile.

Un venerdì di passione tra coperture e nuove alleanze

Il prossimo Consiglio dei ministri, fissato per venerdì mattina alle 10, si preannuncia come un vero e proprio campo di battaglia tecnico. I tecnici di Palazzo Chigi e del Mef sono ancora al lavoro per mettere a punto le coperture finanziarie, che dovrebbero aggirarsi tra i 500 e i 600 milioni di euro, una cifra considerevole che rappresenta l’ostacolo principale sulla strada della manovra. Va ricordato, a tal proposito, che il primo decreto era stato finanziato con 400 milioni, ai quali si erano aggiunti ulteriori 100 milioni destinati al credito d’imposta per gli autotrasportatori. In questo contesto di spending review forzata, una voce critica – seppur non direttamente legata alle accise – è arrivata dal mondo della sanità, dove il taglio degli stanziamenti per finanziare il provvedimento precedente (pari a circa 86 milioni di euro) ha sollevpiù di una preoccupazione sulle priorità di spesa del governo.

La controffensiva sul lavoro povero e il reddito

Ma il dossier carburanti non è l’unico a tenere banco nell’agenda della presidente Meloni, la quale intende arrivare all’informativa parlamentare del 9 aprile con un pacchetto di misure so. In parallelo alla proroga degli sconti, la premier ha avviato una “riflessione approfondita” – come la definiscono fonti di maggioranza – sul fenomeno del lavoro povero, in vista della Festa dei Lavoratori del 1° maggio. L’obiettivo dichiarato è quello di affiancare le misure tampone sul fronte energetico con interventi strutturali in grado di rafforzare il potere d’acquisto dei redditi medio-bassi, cercando di invertire quel trend che ha visto l’Italia fanalino di coda in Europa per crescita salariale per troppo tempo. Si tratta di una partita delicata, che vede il ministro del Lavoro, Elvira Calderone, impegnata in prima linea per mettere a punto incentivi che stimolino i rinnovi contrattuali e detassino gli aumenti.

Svolta sul fronte imprese: addio allo scontro su Transizione 5.0

Non solo tagli e sacrifici, però, perché nelle ultime ore è maturata una svolta significativa che restituisce ossigeno al rapporto tra l’esecutivo e il mondo produttivo. Dopo giorni di tensione e aspre polemiche seguite al taglio di oltre 700 milioni di euro dalle risorse destinate a Transizione 5.0 – un piano cruciale per la digitalizzazione e l’efficientamento energetico delle aziende – il governo ha ufficialmente fatto marcia indietro. Il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, ha annunciato al termine di un tavolo convocato d’urgenza con le associazioni datoriali che i fondi non solo sono stati ripristinati, ma la loro dotazione è addirittura salita, passando a un miliardo e mezzo di euro. Una mossa, questa, che il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ha accolto con “apprezzamento”, sottolineando come la copertura del credito d’imposta torni a sfiorare percentuali vicine al 90% per gli investimenti, allontanando lo spettro di quel 35% temuto nei giorni scorsi.

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