Rincari bollette, a marzo il prezzo del gas sale del 19% e si attende il cdm sulle accise
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Redazione Economia
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L’onda lunga della crisi energetica, che non accenna a placarsi nonostante i timidi segnali di tregua sui mercati internazionali, sta per investire nuovamente le tasche degli italiani. A marzo, lo si apprende dalle rilevazioni di Arera che tengono conto anche delle tensioni geopolitiche (quelle stesse che hanno riportato la quotazione del metano a 52,12 euro al megawattora), il prezzo del gas ha registrato un balzo del 19%. Un incremento che, di fatto, anticipa un’impennata delle bollette destinata a colpire con particolare violenza proprio i cosiddetti “clienti vulnerabili”, quelle circa 110mila utenze ancora legate al servizio di maggior tutela.
Ecco, questo è il paradosso: quel meccanismo pensato per proteggere gli utenti più fragili – anziani, disabili o nuclei con reddito basso – si è trasformato in una trappola tariffaria. L’addio al mercato tutelato dell’energia, sancito da un percorso graduale voluto dall’Europa e recepito dall’Italia, aveva conservato un’area di salvaguardia proprio per loro; eppure oggi, alla prova dei fatti, i prezzi praticati in questo regime risultano spesso superiori a quelli offerti dalla concorrenza sul mercato libero. Le offerte di quest’ultimo, lo riconoscono persino le associazioni di consumatori come Altroconsumo, possono rivelarsi più convenienti, a patto però di selezionarle con estrema cura, vagliando non solo il costo ma anche la trasparenza contrattuale e la solidità del provider.
L’attesa per il consiglio dei ministri sulle accise
Mentre le famiglie e le piccole imprese tentano di fare i conti con questi rincari, l’attenzione si sposta ora su Roma. Un cerchio nero sul calendario – quello del 7 aprile – segna una data potenziale per i primi interventi concreti, anche se l’esecutivo non ha ancora sciolto le riserve. Si attende infatti la convocazione di un Consiglio dei ministri dedicato alle accise, le imposte indirette che gravano sui carburanti e che, se modulare, potrebbero tamponare parte dell’emergenza. Ma è un atto di equilibrio complesso, in un quadro macroeconomico già fortemente condizionato dalla guerra in Ucraina e dalle sue ricadute sui prezzi delle materie prime. Non è un caso che Trump sia di nuovo alla Casa Bianca: la sua politica energetica, improntata alla massima estrazione di fossili, influisce indirettamente sulle quotazioni globali del gas, e gli analisti monitorano ogni suo movimento.
Il grido d’allarme di Cna: 3mila piccole imprese a rischio
Se per i privati cittadini l’aumento delle bollette rappresenta un duro colpo al bilancio familiare, per il tessuto produttivo locale il quadro è drammatico. Secondo un’analisi condotta dalla Cna di Forlì-Cesena, che ha passato al setaccio i dati relativi al proprio territorio, sono tremila le piccole imprese che si trovano oggi sull’orlo del baratro. Un’analisi che restituisce numeri pesanti: in questi ultimi mesi, spiega il direttore generale Franco Napolitano, il mondo dell’artigianato e della piccola industria sta facendo lo slalom fra criticità sempre più pesanti. Il caro carburante, i rincari energetici e il rialzo generalizzato delle materie prime costituiscono una tripletta letale. Quelle tremila realtà imprenditoriali – che danno lavoro a poco meno di quindicimila addetti – rischiano la chiusura, con conseguenze a catena su indotto e occupazione.
La trappola della maggior tutela e come muoversi
Dunque, il nodo da sciogliere per un utente vulnerabile è duplice: da un lato la protezione formale garantita dall’autorità (prezzi stabiliti, niente sorprese contrattuali) si è rivelata meno conveniente rispetto alle offerte dinamiche del mercato. Dall’altro, passare al libero mercato richiede competenze che spesso a questi nuclei mancano. Per orientarsi, strumenti come le valutazioni di qualità curate da Altroconsumo – che classificano i principali provider in base a parametri economici, ma anche di trasparenza e sicurezza – possono offrire una bussola. E non va dimenticato, infine, che l’Arera monitora costantemente l’evoluzione del prezzo del metano: il balzo del 19% registrato a marzo, con le quotazioni arrivate a 52,12 euro, ha già messo in moto i meccanismi di aggiornamento tariffario che troveranno piena applicazione nelle prossime fatture. Una tempesta perfetta, insomma, che il governo dovrà fronteggiare con scelte rapide e mirate, senza però poter ribaltare da un giorno all’altro le dinamiche di un mercato energetico globale in tumulto.




