Il decreto bollette in Cdm, sconti fino a 60 euro ma il settore delle rinnovabili insorge: "Incentivo implicito al gas"
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Redazione Interno
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È atteso per questo pomeriggio, al termine del Consiglio dei ministri convocato per le 16, il via libera al nuovo decreto energia, un provvedimento su cui il governo lavora da mesi e che mira ad alleggerire il peso delle bollette per famiglie e imprese. La bozza del documento, ancora in fase di definizione tecnica e soggetta a continui aggiustamenti, delinea un pacchetto di misure che, nelle intenzioni dell'esecutivo guidato da Giorgia Meloni, dovrebbe portare un sollievo immediato ai conti degli italiani. Tra gli interventi principali, come riportato da diverse agenzie di stampa e confermato da fonti di maggioranza, spicca un contributo una tantum per i nuclei con Isee fino a 25mila euro, uno sconto che secondo le prime simulazioni potrebbe tradursi in un risparmio annuo compreso tra i 50 e i 60 euro per una famiglia tipo. A questo si aggiunge un bonus straordinario di 90 euro per chi già percepisce il bonus sociale, una platea con Isee inferiore ai 9.796 euro, coperto da uno stanziamento di 315 milioni di euro. Ma il cuore del provvedimento, e anche il suo aspetto più controverso, risiede altrove: nell’intervento strutturale sul mercato dell'energia, con l'obiettivo dichiarato di sCorporare il prezzo dell'elettricità da quello del gas.
Il meccanismo Ets e l'ombra di Bruxelles: la scommessa del governo sul taglio strutturale
La strategia del ministero dell’Ambiente guidato da Gilberto Pichetto Fratin si concentra sulla cosiddetta sterilizzazione parziale dei costi delle quote europee di emissione (Ets), che gravano per circa 25-30 euro a megawattora sulla produzione di elettricità da gas. L'idea, spiegano i tecnici, è quella di ridurre questi oneri per abbassare il Prezzo unico nazionale (Pun), che oggi si attesta tra i 110 e i 130 euro/mwh, determinato proprio dalle centrali a gas, le più costose a entrare in funzione per coprire la domanda. Riducendo i loro costi, si creerebbe un effetto a cascata sul prezzo finale dell'energia, a vantaggio di tutti i consumatori. Tuttavia, questo meccanismo, disciplinato dall'Unione Europea, espone l'Italia a una verifica di compatibilità con le norme sugli aiuti di Stato. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha già messo in guardia, difendendo il sistema Ets e sottolineando che tariffe e tasse pesano spesso più delle quote di emissione sul prezzo finale. Fonti della maggioranza, in particolare da Forza Italia, riconoscono la "delicatezza" del dossier e i "profili di compatibilità con l'ordinamento comunitario", un nodo che potrebbe rallentare o persino stravolgere l'intera operazione.
La protesta del Coordinamento Free: "Un passo indietro sulla decarbonizzazione"
Proprio mentre il governo stringe i tempi per portare a casa il risultato, si alzano voci critiche dal mondo delle energie rinnovabili. Attilio Piattelli, presidente del Coordinamento Fonti Rinnovabili ed Efficienza Energetica (Free), pur comprendendo "l'urgenza del Governo di intervenire per ridurre il peso delle bollette", ha lanciato un allarme preciso: il provvedimento rischia di creare "un incentivo implicito a favore di una fonte fossile". Il paradosso, secondo Piattelli, è che si sceglie di abbassare artificialmente il costo del gas, la fonte più costosa, invece di favorire in modo strutturale l'installazione di nuovi impianti da fonti pulite, che sarebbero più economiche nel lungo periodo. Una critica, questa, che trova eco nelle preoccupazioni degli analisti finanziari: il decreto, se approvato in questa forma, penalizzerebbe le aziende del settore idroelettrico, eolico e solare, riducendone i margini e mettendo a rischio gli investimenti futuri. Non a caso, negli ultimi giorni, titoli come Enel e A2a hanno subito perdite in Borsa, segno di un nervosismo che gli operatori legano proprio all'incertezza normativa generata dalla bozza.
Autonomia differenziata: in agenda otto intese preliminari con le Regioni del Nord
L'ordine del giorno del Consiglio dei ministri, come reso noto dalla Presidenza, non si esaurisce con il decreto energia e con i provvedimenti per il maltempo al Sud. A integrazione, figurano otto intese preliminari con Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto per l'attribuzione di ulteriori forme di autonomia, ai sensi dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione. Per ciascuna di queste regioni sono previsti due testi, che riguardano materie come la tutela della salute, il coordinamento della finanza pubblica, la protezione civile, le professioni e la previdenza complementare. Un passaggio che riaccende i riflettori sul complesso iter dell'autonomia differenziata, un tema che continua a dividere il panorama politico e che ora si intreccia con le urgenze economiche del paese. Il governo, in sostanza, cerca di procedere su più binari, sperando di chiudere la giornata con un pacchetto di misure capace di rispondere tanto alle pressioni sociali per il caro-bollette quanto alle istanze autonomiste di alcuni territori, in un equilibrio che si preannuncia tutt'altro che semplice da gestire.




