Decreto fiscale, il cdm rinvia la tassa da due euro sui pacchi e ripristina gli sconti su dividendi e iperammortamento
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Redazione Interno
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Il Consiglio dei ministri, riunito nella tarda serata di ieri a Palazzo Chigi, ha dato il via libera a un decreto-legge che ridisegna alcuni dei connotati della recente manovra finanziaria, intervenendo con una serie di correttivi che interessano tanto il commercio elettronico quanto il sistema degli incentivi alle imprese. Su proposta del presidente Giorgia Meloni e del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, il provvedimento – che nelle intenzioni dell’esecutivo mira a fornire risposte immediate a criticità emerse nei primi mesi dell’anno – contiene disposizioni urgenti in materia fiscale ed economica, caratterizzate da un approccio che, almeno in due casi specifici, rappresenta un evidente passo indietro rispetto a scelte adottate solo poche settimane fa.
La misura che ha catalizzato maggiore attenzione, forse anche per il suo impatto diretto sulle abitudini di consumo degli italiani, riguarda il rinvio del contributo di due euro sui pacchi di piccolo valore provenienti da Paesi extra Unione Europea. Inizialmente prevista in entrata in vigore dal primo gennaio scorso, la tassa – pensata per disincentivare gli acquisti low cost su piattaforme come Temu o Shein e per incassare risorse aggiuntive – ha mostrato fin da subito vistose crepe nella sua efficacia applicativa. Il problema principale, emerso già nei primi giorni dell’anno, era la facilità con cui i grandi operatori della logistica potevano aggirarla: spostando i propri hub di smistamento in altri Stati membri (dove il balzello nazionale non esisteva) e facendo entrare successivamente la merce in Italia via terra, la tassa veniva neutralizzata alla radice, con il rischio concreto di un danno per la portualità nazionale. Il decreto approvato ieri posticipa dunque l’applicazione del contributo al primo luglio, una data che non appare casuale: entro quella scadenza, infatti, entrerà in vigore una tariffa comune europea (di tre euro) sui medesimi pacchi, consentendo un coordinamento che dovrebbe evitare la deviazione dei flussi commerciali verso porti e magazzini di altri paesi.
Credito d’imposta al 35 per cento e la stretta annullata sui dividendi
Accanto alla sospensione della tassa sui pacchi, il decreto introduce un sostegno significativo per il tessuto produttivo, sotto forma di un contributo straordinario destinato alle aziende che hanno già presentato comunicazioni per investimenti. Si tratta di un credito d’imposta pari al 35 per cento dell’importo richiesto, una misura che il governo ha intenzione di discutere approfonditamente con le categorie economiche in un tavolo convocato nei prossimi giorni, con l’obiettivo di valutare eventuali risorse aggiuntive durante l’iter di conversione parlamentare. Non si tratta però dell’unica retromarcia in materia di agevolazioni fiscali per le imprese. Il decreto cancella completamente l’inasprimento della tassazione sui dividendi per i piccoli azionisti, previsto dalla legge di Bilancio 2026. Quella norma avrebbe portato a tassare come reddito imponibile l’intero ammontare dei dividendi incassati da chi detiene partecipazioni inferiori al 5 per cento, cancellando di fatto la vecchia esenzione che permetteva di tassarne solo una frazione minima. Con il nuovo intervento, torna in vigore il regime precedente, quello che esclude dal reddito d’impresa il 95 per cento degli utili distribuiti e delle plusvalenze realizzate su partecipazioni (la cosiddetta Pex), una modifica che era stata richiesta con forza dal partito di maggioranza relativa.
La modifica all’iperammortamento e il capitolo dell’Iva sulle permute
L’intervento sui bonus per gli investimenti si spinge fino a toccare le regole dell’iperammortamento, con una modifica che abolisce il vincolo geografico precedentemente introdotto. Fino a ieri, l’agevolazione che consente di ammortizzare maggiormente il costo dei beni strumentali era riservata ai macchinari prodotti all’interno dell’Unione Europea o dello Spazio economico europeo. Il decreto cancella questo paletto, rendendo l’iperammortamento applicabile anche a beni prodotti al di fuori dei confini comunitari, come gli Stati Uniti o i paesi asiatici. Una scelta che, come evidenziato da alcuni osservatori, risponde all’esigenza di non penalizzare le filiere produttive italiane che dipendono da componentistica extra-Ue, ma che comporta un costo per le casse pubbliche stimato in circa un miliardo di euro nell’arco del prossimo decennio. Forza Italia, attraverso il deputato Maurizio Casasco (responsabile del dipartimento Economia), ha rivendicato il risultato, sottolineando come il provvedimento rappresenti una “vittoria” per le proposte del partito, in particolare quelle relative ai dividendi e all’iperammortamento.
Le clausole tecniche e gli adeguamenti per il rientro dei cervelli
Il provvedimento contiene infine una serie di norme tecniche di raccordo, volte a evitare vuoti normativi o aggravi improvvisi per i contribuenti. Sul fronte dell’Iva, viene posticipata l’applicazione del nuovo regime per le operazioni permutative: le disposizioni entreranno in vigore solo per i contratti stipulati o rinnovati a partire dal primo gennaio 2026, salvaguardando di fatto tutti gli accordi già in essere e senza dare luogo a rimborsi retroattivi. Vengono inoltre aggiornati i riferimenti normativi per il regime fiscale dei lavoratori rimpatriati (il cosiddetto “rientro dei cervelli”), con l’applicazione delle nuove regole fissata a partire dal periodo d’imposta 2027. Per i soggetti che adottano i principi contabili internazionali, viene infine disciplinata la gestione dell’“avviamento negativo” nelle cessioni d’azienda, stabilendo che la differenza tra prezzo pagato e valore dei beni concorra alla formazione del reddito in quote costanti per cinque esercizi, a decorrere dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2024.




