Meloni rinvia il Cdm: il decreto sul caro-bollette non convince

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Giorgia Meloni ha deciso di rinviare il Consiglio dei ministri previsto per oggi, rimandando a venerdì la discussione sul decreto che avrebbe dovuto affrontare l’aumento delle bollette. La premier ha giudicato “insoddisfacenti” le misure proposte, bocciando la bozza preparata dai ministeri dell’Ambiente e dell’Economia. Secondo Meloni, gli aiuti previsti – stimati in oltre 3 miliardi di euro – non sarebbero sufficienti per alleviare il peso del caro-energia su famiglie e imprese, soprattutto per i soggetti più vulnerabili.

Il rinvio, comunicato direttamente dalla presidente del Consiglio, ha messo in luce le difficoltà del governo nel trovare una soluzione efficace. I tecnici dei due ministeri, guidati rispettivamente da Gilberto Pichetto Fratin e Giancarlo Giorgetti, avevano lavorato a un pacchetto di interventi che però è stato giudicato “poco incisivo” da Palazzo Chigi. La premier ha chiesto misure più robuste, sottolineando la necessità di destinare ulteriori risorse per garantire un sostegno concreto, anche se temporaneo.

Il decreto, che dovrebbe coprire un arco di sei mesi, rappresenta una toppa emergenziale in attesa di soluzioni strutturali. Tuttavia, il rinvio ha sollevato ulteriori interrogativi, soprattutto considerando che il governo dovrà affrontare anche altre questioni spinose, come la nuova legge delega sul nucleare, già annunciata da tempo e attesa sul tavolo del Cdm di venerdì.

Intanto, il caro-bollette continua a pesare sulle tasche degli italiani, con il rischio che l’arrivo della stagione estiva porti un nuovo aumento dei consumi energetici, legato all’uso dei condizionatori. Un circolo vizioso che il governo cerca di interrompere, ma che per ora sembra lontano da una soluzione definitiva.

La mossa di Meloni, inusuale nel suo tono pubblico e diretto, ha messo in evidenza le tensioni interne all’esecutivo, costretto a fare i conti con una crisi che non accenna a placarsi. Il rinvio del decreto, però, non è stato l’unico colpo di scena: la premier ha infatti strigliato i suoi ministri, chiedendo maggiore incisività e una revisione delle proposte in tempi rapidi.

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