Meloni, in Cdm linea dura sulle banche: «Contributo sì, ma non dagli extraprofitti»
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Redazione Economia
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Il governo, che ha rivisto al rialzo il perimetro della manovra finanziaria per il 2026 portandone l’importo a circa 18 miliardi, prosegue senza esitazioni nel suo percorso, nonostante la necessità di un ulteriore confronto tra i leader, previsto per venerdì al rientro del ministro dell'Economia da Washington. All’interno del Consiglio dei ministri dedicato alla cornice di bilancio, quando si è giunti al tema più spinoso, quello del prelievo sul settore creditizio, la posizione di Giorgia Meloni è apparsa netta e inequivocabile. «È giusto che le banche diano un contributo», ha affermato la presidente del Consiglio, lasciando tuttavia poco spazio a interpretazioni con una chiosa di fondamentale importanza, «ma non prenderemo i soldi dagli extraprofitti». Una dichiarazione che, come era prevedibile, non ha fatto che inasprire lo scontro già in atto con gli istituti di credito, i quali si sono detti fermamente contrari alla soluzione finora ipotizzata dall’esecutivo.
La ricerca delle coperture e il nodo della tassa
La questione di fondo, al di là delle dichiarazioni pubbliche, rimane quella di trovare coperture certe per un ammontare di risorse, circa 4,5 miliardi, che l’esecutivo intende comunque ottenere dal sistema bancario. In questo contesto, si inserisce l’analisi di alcuni esperti i quali ritengono fattibile un inasprimento della tassa, portando l’aliquota dal 26% al 27,5%, a patto che la misura sia costruita su una base imponibile ben definita e chiara, preveda un tetto massimo agli esborsi e sia accompagnata da un parere formale della Banca Centrale Europea. Secondo queste valutazioni, il gettito stimato di 1,75 miliardi di euro potrebbe rivelarsi credibile solamente qualora il nuovo disegno normativo riuscisse ad allargare la base effettiva soggetta al prelievo rispetto a quanto avvenuto l’anno scorso; in caso contrario, con un meccanismo semplicemente identico al precedente ma con un’aliquota più alta, le proiezioni di entrata rischierebbero di essere sovrastimate.
Una partita che si trascina da tempo
Quella sul contributo delle banche, ormai, assomiglia a una lunga e complessa trattativa, una vicenda che si protrae da diverse settimane senza una soluzione definitiva all’orizzonte. Al di là degli aspetti meramente tecnici e contabili, emerge con evidenza l’immagine di un esecutivo che si adopera con insistenza nella ricerca di risorse finanziarie, le quali, tuttavia, non rappresentano una copertura stabile e duratura come sarebbe auspicabile per un bilancio dello Stato. La destinazione di una parte di queste entrate, che si chiede a chi paga regolarmente le tasse di versare per agevolare coloro che sono in ritardo con i pagamenti verso il fisco, costituisce un ulteriore elemento di dibattito e di complessità nell’intera faccenda.
Il confronto in attesa del ministro
L’attesa è ora rivolta al prossimo appuntamento, fissato per la fine della settimana, quando i leader di maggioranza si riuniranno nuovamente per un confronto approfondito. Quel pit stop, come è stato definito, risulterà cruciale per cercare di comporre le diverse posizioni e mettere finalmente il sigillo sulla legge di bilancio, il cui iter procede tra tensioni e mediazioni. La trattativa con le banche, d’altronde, rimane il capitolo più delicato e incerto di tutta la manovra, un vero e proprio banco di prova per la tenuta politica dell’esecutivo e per la sua capacità di tradurre in norme concrete le dichiarazioni di intenti.




