Prezzi dei carburanti, l’escalation continua: benzina verso quota due euro e diesel oltre la soglia in autostrada

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’ondata di rincari che sta investendo la rete dei carburanti in Italia non accenna a fermarsi, alimentata dalle tensioni internazionali e da quelle che, secondo le associazioni dei consumatori, sarebbero vere e proprie spinte speculative. La benzina in modalità self service, in diverse aree del Paese, ha già abbondantemente superato la soglia psicologica di 1,8 euro al litro, con punte che in alcune regioni, come la Calabria e la provincia di Bolzano, si avvicinano pericolosamente a quota due euro. Sulle autostrade, il quadro è ancora più critico: il gasolio al servito, in alcuni tratti come sulla A4 o sulla A28, viaggia ormai verso i 2,6 euro al litro, un livello che fino a poche settimane fa sarebbe parso inverosimile. Il monitoraggio condotto dal Codagens e dall’Unione Nazionale Consumatori, basato sui dati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, dipinge una fotografia di un’escalation quotidiana, dove i listini vengono aggiornati al rialzo con una frequenza che preoccupa gli automobilisti e le categorie produttive.

L’allarme delle associazioni e la richiesta di un intervento immediato sulle accise

Di fronte a questa impennata, che in regioni come Basilicata, Sicilia e Valle d’Aosta ha visto il prezzo medio della benzina al self superare stabilmente gli 1,8 euro, le associazioni a tutela dei consumatori hanno rotto gli indugi. Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, ha lanciato un appello al governo perché intervenga con un decreto legge che tagli le accise di almeno dieci centesimi al litro, un’operazione che, a suo avviso, sarebbe non solo ragionevole ma anche facilmente finanziabile per fermare una progressione che rischia di innescare una pericolosa reazione a catena sull’inflazione. I calcoli dell’associazione evidenziano come, in alcune aree, l’aumento in ventiquattr’ore abbia raggiunto picchi di oltre due centesimi per il gasolio, che si traducono in un esborso aggiuntivo di oltre un euro per un pieno di cinquanta litri. Un balzo, quello calabrese, che tiene il passo con la provincia autonoma di Bolzano, dove il diesel al self ha toccato per primo i due euro, dimostrando come il caro-carburanti non risparmi alcuna zona del Paese.

Lo stallo della politica e il meccanismo delle “accise mobili” al vaglio dell’esecutivo

Sul fronte politico, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha fatto sapere che il governo sta valutando l’attivazione del meccanismo delle cosiddette “accise mobili”, uno strumento reso più efficace con un provvedimento del 2023 e che consente di utilizzare il maggiore gettito Iva derivante dagli aumenti dei prezzi per ridurre le accise stesse, qualora i rincari dovessero dimostrarsi strutturali. L’esecutivo, che ha già attivato delle task force per monitorare l’andamento dei prezzi dell’energia e combattere la speculazione, si trova ora a dover scegliere se e come intervenire. Le associazioni, però, premono per una decisione rapida: Dona ha ironizzato sulla lentezza con cui, da oltre vent’anni, si studiano questi meccanismi senza mai arrivare a una concreta applicazione, sottolineando che non servono “meccanismi mirabolanti” ma la volontà politica di ridurre il carico fiscale, come già fece il governo Draghi con un taglio ben più so di 25 centesimi.

L’effetto valanga sui costi di produzione: l’agricoltura in ginocchio

L’impatto di questi rincari, però, non si ferma al solo costo del pieno per le famiglie, ma si riverbera come un’onda d’urto sull’intero sistema produttivo, con il settore agricolo che si trova stretto in una tenaglia dai costi di produzione. Cia-Agricoltori parla di un “cortocircuito inaccettabile” che mette in ginocchio le imprese del settore, costrette a fare i conti con un aumento del 30-35% sul gasolio agricolo proprio all’avvio delle lavorazioni primaverili. A questo si aggiungono le speculazioni energetiche, i mercati globali resi instabili dai conflitti, come quello in Iran, e le pratiche commerciali sleali a valle della filiera, che deprimono il valore dei prodotti nei campi. L’associazione chiede che l’allerta anti-speculazione, accesa dal Mimit e da Mister Prezzi, tuteli anche le forniture all’ingrosso, perché il settore primario non può assorbire questo ennesimo shock energetico mentre il resto della catena distributiva comprime i margini di guadagno.

I comportamenti dei consumatori e le distorsioni del mercato

La fuga dai prezzi italiani, intanto, è un fenomeno che si ripropone ciclicamente. Nella Repubblica di San Marino, dove i listini sono sensibilmente più bassi grazie a una fiscalità differente, il fenomeno del “turismo del pieno” è tornato a intensificarsi, con automobilisti provenienti soprattutto da Rimini e dal suo entroterra che si mettono in coda per riempire serbatoi e taniche. Un comportamento che, alimentato dalla possibilità di utilizzare card che garantiscono un payback sul carburante, spinge molti a varcare il confine durante tutto l’anno, evidenziando una distorsione del mercato che penalizza i distributori italiani delle zone di frontiera. A preoccupare, inoltre, è l’effetto che questi aumenti avranno sui prezzi al dettaglio: oltre l’ottanta per cento delle merci vendute in Italia viaggia su gomma, e un rincaro del gasolio si traduce inevitabilmente in un aumento dei costi di trasporto che, a cascata, finirà per gravare sui prezzi finali dei prodotti alimentari e di largo consumo, aggravando una situazione già difficile per i bilanci delle famiglie.

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