La guerra in Iran spinge il diesel oltre i due euro, forti differenze tra regioni e autostrade

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’escalation del conflitto in Iran e la conseguente instabilità nello Stretto di Hormuz continuano a riverberarsi sui prezzi dei carburanti in Italia, con il diesel che ha ormai superato ampiamente la soglia psicologica dei due euro al litro sulla rete stradale, toccando picchi ben più alti in autostrada dove, in modalità servito, si registrano punte vicine ai 2,65 euro. Le rilevazioni dell’Osservatorio prezzi del Mimit, elaborate da Staffetta Quotidiana e aggiornate all’11 marzo, fotografano un Paese spaccato in due, con differenze consistenti tra un capoluogo e l’altro, ma anche tra un distributore e l’altro a pochi chilometri di distanza, come emerge dai monitoraggi locali e dalle denunce delle associazioni dei consumatori.

Il prezzo medio del diesel in modalità self service viaggia ora attorno a 2,013 euro al litro, con punte che in alcune regioni come la Calabria, la Sicilia e la Valle d’Aosta sfiorano o superano i 2,04 euro, mentre la benzina self si attesta su una media nazionale di 1,802 euro, toccando i valori più elevati a Bolzano (1,857 euro) e in Basilicata (1,837). La situazione, come prevedibile, peggiora sensibilmente nelle aree autostradali: il Codacons ha segnalato diversi impianti sulla A4 Milano-Brescia e sulla A21 Torino-Piacenza dove il diesel servito arriva a costare rispettivamente 2,654 e 2,639 euro al litro, un balzo in avanti che, secondo l’associazione, non trova giustificazione nei soli aumenti del greggio e rischia di avere ripercussioni drammatiche sull’intera filiera dei trasporti e, a cascata, sui prezzi al dettaglio.

Sul fronte politico, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, nel corso della replica in aula in vista del prossimo Consiglio europeo, è tornata a chiarire la posizione dell’esecutivo, respingendo le critiche arrivate dall’opposizione: “Non abbiamo aumentato le accise”, ha tenuto a sottolineare, “ma abbiamo allineato le accise tra diesel e benzina rispettando un impegno assunto dal governo precedente, scegliendo di farlo a metà strada, aumentando le accise sul diesel, che è più inquinante, e diminuendole sulla benzina”. Una precisazione, la sua, arrivata mentre il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, guidato da Adolfo Urso, ha intensificato i controlli lungo tutta la filiera attraverso Mister Prezzi e la Guardia di Finanza, per scongiurare possibili speculazioni, e mentre l’Autorità per l’energia ha attivato una nuova unità di vigilanza per monitorare l’andamento dei prezzi all’ingrosso.

Il meccanismo delle accise mobili e la richiesta all’Ue

Di fronte all’impennata dei listini, il governo sta valutando l’attivazione del meccanismo delle accise mobili, uno strumento che consentirebbe di utilizzare il maggior gettito Iva derivante dall’aumento dei prezzi per ridurre temporaneamente le accise stesse, attenuando così l’impatto sui consumatori. La stessa Meloni ha confermato la disponibilità dell’esecutivo su questo fronte, pur ricordando che si tratta di un provvedimento allo studio già da tempo, ma la cui efficacia è tutta da verificare alla luce dei rincari record degli ultimi giorni.

Parallelamente, in sede europea, l’Italia ha rilanciato la richiesta di una sospensione temporanea del sistema Ets (Emission Trading Scheme), il meccanismo che attribuisce un prezzo alle emissioni di anidride carbonica e che, secondo il governo, finirebbe per contribuire indirettamente all’aumento del costo dell’energia. La partita, come spiegano diversi analisti, è complessa e si gioca su più tavoli: da un lato la necessità di calmierare i prezzi per famiglie e imprese, dall’altro la difficoltà oggettiva di intervenire in un mercato globale dove il prezzo dei carburanti è determinato da fattori geopolitici e finanziari che sfuggono largamente al controllo dei singoli stati nazionali.

Le quotazioni del greggio e l’intervento dell’Aie

Nel frattempo, le quotazioni del petrolio continuano a fluttuare in un clima di forte incertezza. Dopo il brusco calo che aveva riportato il Wti a 86 dollari al barile, l’11 marzo si è assistito a una risalita verso i 90-91 dollari, nonostante l’annuncio di un rilascio straordinario di riserve strategiche da parte dell’Agenzia Internazionale per l’Energia. I 32 paesi membri dell’Aie, Italia inclusa, hanno infatti deciso all’unanimità di immettere sul mercato 400 milioni di barili di petrolio, attingendo dalle scorte di emergenza, per compensare la perdita di approvvigionamento legata alla chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz, un passaggio cruciale attraverso cui transita circa il 25% del commercio mondiale di petrolio via mare.

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