Dl carburanti “ponte” oggi in Cdm, resta il nodo risorse. Ecco chi guadagna e chi perde
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
La manovra del governo sui prezzi alla pompa, che pure doveva rappresentare una boccata d’ossigeno immediata per automobilisti e imprese, si trasforma in un rebus contabile di non facile soluzione. Il decreto-legge “ponte” sui carburanti, atteso in Consiglio dei ministri proprio oggi, si regge su un’impalcatura finanziaria sorprendentemente esile: poco più di 300 milioni di euro, una cifra che gli stessi tecnici di via XX Settembre definiscono, nelle riunioni informali degli ultimi giorni, una “magra preda”. Questa disponibilità limitata – va detto senza enfasi – costringerà l’esecutivo a distribuire gli sconti in modo selettivo, abbandonando l’idea di un taglio lineare generalizzato che aveva caratterizzato le precedenti misure d’emergenza.
La sorpresa, per chi segue l’andamento delle accise da mesi, risiede nella disparità di trattamento che ne conseguirà. Non tutti, insomma, riceveranno lo stesso sconto: a spartirsi la torta saranno principalmente tre categorie, ossia gli autotrasportatori, le aziende del trasporto pubblico locale e i comuni considerati in dissesto per via dell’impennata delle bollette energetiche. Una scelta che, secondo alcune ricostruzioni giornalistiche riprese dal “Sole 24 Ore”, subirebbe anche le pressioni di Bruxelles, attenta a non trasformare gli aiuti nazionali in aiuti di Stato distorsivi della concorrenza.
La scadenza delle accise e il conto del pieno
L’orologio dei rincari scatta nella notte tra il primo e il due maggio, quando terminerà ufficialmente il taglio delle accise varato per arginare la corsa dei prezzi. Senza un intervento immediato, il costo del diesel – come riportano i dati elaborati dalle agenzie di stampa – potrebbe schizzare verso quota 2,30 euro al litro. Una prospettiva, questa, che grava sui bilanci familiari, ma che risulta ancora più drammatica per gli autotrasportatori, la cui sopravvivenza dipende da margini ormai ridotti all’osso. Il calcolo è semplice e spietato: prorogare la misura per un intero mese costerebbe circa 400 milioni di euro, una somma che supera di cento milioni quanto finora racimolato. Da qui l’affanno del governo nel cercare soluzioni alternative, magari dilazionando l’intervento o restringendone ulteriormente il perimetro.
Non solo risorse: la tensione sullo Stretto di Hormuz
La crisi dei carburanti, però, non è soltanto un problema di accise italiane. A rendere la posta ancora più alta concorre il perdurare della tensione internazionale sui mercati energetici. La chiusura parziale dello Stretto di Hormuz – attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale – ha infatti fatto salire il prezzo del greggio, con ricadute dirette sui costi di benzina, gasolio e diesel. L’esecutivo aveva già messo in campo il 18 marzo un primo decreto-legge “carburanti”, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, che attivava un taglio temporaneo delle accise su benzina, gasolio, Gpl e gas naturale, in vigore per venti giorni fino al sette aprile.
Ora però, a differenza di quella prima tranche semplicemente prorogata, la nuova misura appare più complessa e frammentata. La proposta – spiegano fonti vicine al ministero dell’Economia – non sarà una semplice estensione dello sconto di 24,4 centesimi al litro, bensì un intervento mirato, quasi chirurgico, per evitare che i 300 milioni a disposizione si disperdano senza un reale beneficio per i settori più esposti.
I nodi ancora aperti: Ministeri divisi e conti in sospeso
A sera, in ogni caso, il quadro rimane nebuloso. Al ministero dell’Ambiente come a quello delle Imprese e del Made in Italy la nebbia fitta copre ancora la strada da percorrere. Ci si aspettava che il dicastero dell’Economia mettesse nero su bianco i testi definitivi della proposta per calmierare i prezzi di benzina e gasolio, ma i conti in via XX Settembre procedono a rilento. Si cerca di capire, ora per ora, la portata reale dell’intervento. Una cosa è certa: non sarà la replica del passato.




