Il governo frena sul caro gasolio: taglio delle accise mirato e proroga “breve”

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La strategia dell’esecutivo per calmierare i prezzi dei carburanti cambia passo, abbandonando – seppur solo temporalmente – la logica lineare degli interventi passati. Al termine del Consiglio dei Ministri che ha dato il via libera al decreto Lavoro, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha aperto a una nuova proroga del taglio delle accise. Attenzione, però: questa volta l’orizzonte temporale appare più contratto rispetto alle precedenti misure, una scelta che riflette la necessità di mantenere una certa flessibilità in un contesto internazionale ancora fluido. Lo stesso governo, del resto, non ha ancora fissato una data di scadenza precisa “nelle settimane”, lasciando intendere che si tratti di un provvedimento tampone piuttosto che di una soluzione strutturale. La novità più sostanziale, però, risiede nel metodo: l’intervento non sarà “orizzontale”.

Una sforbiciata diversa per diesel e benzina

La decisione di abbandonare l’uniformità non è affatto casuale, ma risponde a una fotografia precisa dei rincari registrati nelle ultime settimane. La premier ha illustrato i numeri che hanno guidato questa scelta ai giornalisti, sottolineando una forbice ormai divenuta incolmabile tra i due prodotti principali. Da un lato, la benzina ha subito un incremento medio che si attesta intorno al 6%; dall’altro, il gasolio ha visto i suoi prezzi schizzare verso l’alto con un +24%. Un abisso che, inevitabilmente, ha spinto l’esecutivo a concentrare le risorse a disposizione – quelle del taglio delle accise, appunto – lì dove la morsa del caro-energia stringe di più. L’obiettivo dichiarato da Palazzo Chigi, dunque, è quello di “distribuire meglio l’impatto”, cercando di alleviare un costo che pesa come un macigno non solo sulle famiglie ma anche sul sistema logistico e agricolo, storicamente grande consumatore di gasolio.

I retroscena del vertice e lo scontro con il Mef

Come spesso accade nella gestione delle emergenze economiche, la decisione finale è maturata in un clima di vivace confronto all’interno del governo, in particolare con il ministero dell’Economia. Secondo quanto ricostruito, alla vigilia del Cdm la Ragioneria aveva mostrato una certa riluttanza a procedere con un ulteriore taglio, spingendo per una battuta d’arresto netta dello sconto sulle accise. Tuttavia, la premier ha fatto valere la sua linea, insistendo con una certa determinazione sul fatto che “un altro intervento comunque va fatto”, a patto – è stato il corollario – di trovare le coperture necessarie. Questo braccio di ferro interno ha indirettamente plasmato la forma della proroga: breve per limitare l’esposizione del bilancio, e mirata per massimizzare l’efficacia sociale ed economica dei fondi stanziati. Ne è nata una misura che, pur non essendo ancora stata cesellata nei dettagli finali, ha già tracciato un perimetro chiaro: si salverà soprattutto chi fa il pieno di diesel.

Un miliardo per il lavoro e l’attesa per i decreti attuativi

Il tema delle accise, per quanto centrale, non ha oscurato completamente l’altra gamba del decreto varato ieri. Contestualmente all’intervento sui carburanti, il governo ha stanziato un miliardo di euro per gli incentivi legati al mondo del lavoro, una somma sostanziosa che sarà destinata a sostenere l’occupazione e, probabilmente, a rifinanziare alcuni ammortizzatori sociali. Un pacchetto, questo, che il governo spera possa fungere da contrappeso sociale alle tensioni inflattive che continuano a mordere i bilanci familiari. Resta ancora da vedere, però, come verrà tecnicamente declinato il taglio selettivo delle accise; i tecnici del Mef e del Mase stanno lavorando per calibrare l’intervento sui centesimi, un lavoro minuzioso che determinerà l’effettivo beneficio per gli automobilisti nei prossimi giorni. Sul fronte dei carburanti, l’asticella è stata comunque alzata: per il gasolio, ormai stabilmente sopra la soglia psicologica dei 2 euro, la manovra cerca di arginare un’emorragia che rischiava di diventare insostenibile per i trasportatori.

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