Accise, l’ultima proroga “tampone” dimezza lo sconto sul diesel: solo 5 centesimi al litro
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Redazione Interno
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Un’altra scadenza imminente, un altro decreto ministeriale pubblicato in extremis sulla Gazzetta Ufficiale: il governo ha infatti varato il sesto intervento in due mesi e mezzo sul taglio delle accise, prorogando la misura fino al 3 luglio, ma con un’importante decurtazione del beneficio proprio sul carburante più utilizzato dalle flotte commerciali e dai pendolari, ovvero il gasolio.
Se per la benzina lo sconto rimane congelato a 5 centesimi al litro (pari a circa 6,1 considerando l’effetto Iva), la misura per il diesel subisce un vero e proprio dimezzamento: si passa da 10 a soli 5 centesimi di riduzione fiscale, che al netto dell’imposta sul valore aggiunto si traducono in un risparmio effettivo di poco superiore ai 6 centesimi al litro.
Una mossa, quest’ultima, che rappresenta la seconda riduzione consecutiva dell’intensità del sostegno pubblico al costo del pieno, segnalando chiaramente la volontà dell’esecutivo di uscire gradualmente dalla logica degli sconti generalizzati per abbracciare interventi più mirati.
Le risorse e il vincolo europeo
La copertura finanziaria di questo nuovo giro di sconti è stata trovata, come per le precedenti edizioni, nell’extragettito dell’Iva generato proprio dall’aumento dei prezzi energetici internazionali; nello specifico, il decreto attinge al maggior gettito registrato nel mese di maggio, per un ammontare di circa 149,4 milioni di euro.
È una fonte di finanziamento che, per quanto ricorrente in questa fase di crisi, resta intrinsecamente volatile, legata com’è all’andamento delle quotazioni del greggio e alle tensioni geopolitiche che tengono bloccato lo Stretto di Hormuz.
Inoltre, una pressione non trascurabile arriva da Bruxelles: la Commissione europea, pur avendo concesso un limitato assouplissement delle regole sul deficit per far fronte allo shock energetico – consentendo spese extra per lo 0,3% del Pil all’anno fino al 2028 – ha escluso la possibilità di utilizzare questa flessibilità per finanziare nuovi tagli lineari delle accise, spingendo invece verso misure selettive per ridurre la dipendenza dai fossili.
La soglia psicologica dei due euro
L’obiettivo dichiarato – o meglio, desumibile dalle cronache di queste settimane – è quello di mantenere i prezzi al distributore appena sotto la fatidica soglia psicologica dei due euro al litro, un limite che la maggioranza di governo, impegnata su più fronti elettorali, considera invalicabile per non erodere ulteriormente il potere d’acquisto delle famiglie.
Attualmente, i prezzi medi rilevati dal ministero delle Imprese si attestano su valori che rispettano questo tetto, con la benzina in modalità self-service che oscilla intorno a 1,92 euro e il diesel che viaggia poco sotto la soglia dei due euro. Va notato, tuttavia, che la riduzione dell’agevolazione sul gasolio rischia di colpire in maniera trasversale un vasto bacino di utenti: basti pensare non solo agli automobilisti privati, ma all’intero comparto dell’autotrasporto, la cui incidenza del costo del carburante sulla voce di bilancio è assolutamente preponderante.
In attesa di capire se questa sarà effettivamente l’ultima proroga “tampone” – dopo che il provvedimento è stato rinnovato più volte da metà marzo, quando il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran ha provocato il blocco navale nello Stretto di Hormuz e la conseguente impennata delle quotazioni – il meccanismo delle cosiddette “accise mobili” ha mostrato tutti i suoi limiti strutturali.
Si tratta, in sostanza, di una fiscalizzazione dell’inflazione importata: lo Stato incassa di più dall’Iva perché il greggio costa di più, e restituisce una parte di quelle entrate straordinarie sotto forma di sconto sulle accise. Un circolo vizioso, questo, che non risolve la radice del problema ma si limita a tamponare le fiammate più acute, in attesa che il conflitto in Medio Oriente trovi una qualche forma di stabilizzazione.




