Accise, l’ennesima proroga “tampone” e lo sconto sul diesel si dimezza ancora

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un ennesimo decreto “tampone”, il sesto in poco più di due mesi e mezzo, è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale per arginare la morsa del caro-carburanti; una morsa che, complice la guerra in Iran e il conseguente blocco dello Stretto di Hormuz, continua a tenere in scacco i prezzi alla pompa. Il governo, come già avvenuto in precedenza, ha scelto la strada ormai consueta del taglio delle accise, prolungando l’intervento per altre quattro settimane, da oggi fino al 3 luglio.

Tuttavia, rispetto ai provvedimenti precedenti, quest’ultima proroga presenta una peculiarità non secondaria: lo sconto sul gasolio è stato drasticamente ridotto, addirittura dimezzato per la seconda volta in poche settimane, mentre quello sulla benzina rimane congelato alla soglia dei 5 centesimi.

La “stangata silenziosa” sul diesel e il miraggio dei due euro

L’obiettivo dichiarato – e mai troppo nascosto – dell’esecutivo è quello di mantenere i prezzi al di sotto della fatidica soglia psicologica dei due euro al litro, almeno per quanto riguarda la benzina. Oltre quel confine, per una maggioranza di governo già proiettata verso una lunghissima campagna elettorale, si aprirebbe una voragine di consensi difficile da gestire. Ed è proprio alla vigilia dei ballottaggi per le elezioni comunali che arriva questo quinto (o sesto, a seconda dei punti di vista) taglio delle accise, stavolta in versione “mini”.

Il decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze, pubblicato ufficialmente il 5 giugno, conferma dunque la riduzione per la benzina a 5 centesimi (che in termini effettivi, inclusa l’Iva, corrispondono a circa 6,1 centesimi al litro), mentre per il diesel lo sconto scende vertiginosamente dagli attuali 12,2 centesimi a soli 6,1 centesimi al litro. Una boccata d’ossigeno ridotta all’osso, insomma, che rischia di trasformarsi in una vera e propria stangata per le famiglie e, in particolare, per gli autotrasportatori, che del gasolio fanno la loro ragione di vita.

La copertura finanziaria e la sorpresa (inesistente) di Bruxelles

A coprire l’operazione, che ha un costo stimato di poco meno di 150 milioni di euro (149,4 per l’esattezza), ci pensa come sempre l’extragettito Iva derivante dall’inflazione e dall’aumento dei prezzi dei carburanti registrato nel mese di maggio. Un meccanismo, questo delle “accise mobili”, che permette di utilizzare le maggiori entrate fiscali generate proprio dai rincari per finanziare gli sconti, in un circolo vizioso che non sembra avere una fine.

Nelle ultime ore, poi, è arrivata da Bruxelles quella che qualcuno ha definito una “sorpresa”, sebbene per gli addetti ai lavori fosse tutto tranne che inaspettata. La Commissione Europea ha escluso nuovi interventi in deficit contro il caro energia, ribadendo di fatto che l’Italia dovrà cavarsela da sola con le proprie risorse, senza aspettarsi chissà quale flessibilità sui conti pubblici.

Il commento di alcuni osservatori, come Francesco Giorgino, sottolinea la contraddizione di una manovra che, pur prorogando i tagli, riceve solo una boccata d’ossigeno verbale dall’Europa, senza sostanziali aiuti finanziari.

Un provvedimento che logora la fiducia e le casse dello Stato

La misura, sebbene necessaria per calmierare un mercato impazzito dopo la crisi che ha bloccato il transito delle petroliere nel Golfo Persico, solleva più di un dubbio sulla sua efficacia a lungo termine. Da un lato, si conferma la linea già tracciata nelle scorse settimane: il governo intende intervenire in maniera sempre più selettiva, spostando progressivamente il peso del rincaro sulle spalle dei consumatori di diesel, che ora si troveranno a pagare un carburante strutturalmente più caro della benzina.

Dall’altro lato, l’ennesima proroga “tampone” evidenzia l’assenza di una strategia strutturale per affrontare la volatilità dei mercati energetici. La copertura finanziaria, affidata all’extragettito Iva, è una toppa che regge solo finché i prezzi restano alti: se dovessero crollare, il tesoretto evaporerebbe, lasciando il governo senza la liquidità necessaria per mantenere le promesse.

Insomma, per il momento i prezzi alla pompa restano sotto controllo (al 5 giugno la benzina viaggiava a 1,926 euro al litro e il diesel a 1,984), ma il costo politico e sociale di questo dimezzamento continuo rischia di farsi sentire pesantemente nelle prossime settimane.

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