La proroga selettiva delle accise: stangata sulla benzina per il rientro dal ponte, gasolio tenuto in vita dai sussidi
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Il primo maggio, giorno che tradizionalmente apre la stagione dei grandi esodi e delle rimesse in moto, è venuto meno il precedente meccanismo di taglio lineare delle accise, quello che fino a ventiquattr’ore prima aveva tentato – peraltro con successo solo parziale – di arginare la morsa dei rincari energetici. L’esecutivo, riunito nel Consiglio dei Ministri del 29 aprile, ha varato una mini proroga tecnica di fatto limitata a poche settimane, ma la vera rivoluzione – se così si può definire un intervento tampone – risiede nella rimodulazione selettiva dello sconto, una scelta politica che sta già ridisegnando la mappa del disagio dei consumatori davanti alle pompe di rifornimento.
Un intervento a due velocità per calmierare il diesel, la vera emergenza di questi mesi
I dati forniti dall’osservatorio del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, poi ripresi dalle associazioni di categoria, raccontano di una sproporzione oggettiva tra i due carburanti più venduti: mentre la benzina registrava un incremento tendenziale del 6 per cento, il gasolio – cuore pulsante della logistica e dei trasporti pesanti – aveva visto i propri listini schizzare verso l’alto del 24 per cento. È su questo squilibrio che la premier ha dovuto costruire la narrazione del provvedimento, un tentativo di chirurgia fiscale che salva il diesel mantenendo lo sconto di 20 centesimi al litro (cifra che, una volta applicata l’aliquota Iva, lievita a circa 24,4 centesimi di beneficio effettivo), mentre riduce drasticamente a soli 5 centesimi al litro l’agevolazione sulla benzina. Il risultato, prevedibile agli atti ma traumatico nella pratica quotidiana, è stato un rincaro immediato e secco della verde proprio nel giorno di punta del rientro dal ponte del primo maggio, un vero e proprio salasso per i milioni di italiani che hanno scelto l’auto per gli spostamenti festivi.
I numeri della stangata: rincari autostradali e il peso del fisco sulla benzina
L’effetto congiunto della riduzione dello sconto e della fiscalità indiretta ha trasformato il primo giorno di applicazione del decreto in una giornata nera per i portafogli. Le rilevazioni diffuse dalle associazioni dei consumatori, in particolare l’Unione Nazionale Consumatori, hanno certificato un aumento medio di 9,8 centesimi al litro sulla rete autostradale per la modalità self, un salto che si traduce in quasi 5 euro di spesa aggiuntiva per un pieno di 50 litri. Ma c’è un aspetto tecnico che rende la situazione ancora più perversa agli occhi dell’automobilista medio: la riduzione del taglio delle accise di 15 centesimi, infatti, una volta decurtato lo sconto residuo e applicata l’Iva sul nuovo imponibile, finisce per generare un aggravio complessivo di circa 18,3 centesimi al litro, una sorta di beffa matematica che dimostra come, nel sistema fiscale italiano, la tassa sulle accise venga calcolata prima e l’Iva vada a gravare anche su quella stessa tassa. Il gasolio, al contrario, è rimasto sostanzialmente ancorato ai valori precedenti, attestandosi su una media di poco superiore ai 2 euro al litro nella rete ordinaria, un prezzo comunque alto ma stabile, che il governo ha scelto di proteggere per non mettere in ginocchio il comparto dell’autotrasporto.
Le ombre sull’orizzonte e la memoria ingombrante di un vecchio video social
Quella parola, “accise”, sembra ormai rappresentare un autentico vulnus politico per la presidente del Consiglio, costretta a fare i conti con la memoria attivissima dei social network e con un video che la ritraeva, comoda davanti a una pompa di benzina durante l’opposizione, mentre tuonava contro il fisco e chiedeva a gran voce un taglio strutturale delle imposte sui carburanti. Oggi che quella sedia è dall’altra parte della scrivania, l’aggravarsi della tensione internazionale – con lo Stretto di Hormuz trasformato in un poligono di tiro permanente e le quotazioni del petrolio in balia delle schermaglie diplomatiche – non ha lasciato grandi margini di manovra alle casse dello Stato, già impoverite da mesi di sconti a pioggia. Il decreto attuale, valido solo fino al 10 maggio, ha le ore contate e non risolve la questione di fondo: senza una riforma organica che separi il prezzo della materia prima da quello della fiscalità addizionale, ogni proroga sarà solo un cerotto su una ferita destinata a sanguinare ancora a lungo.




