L’escalation in Iran fa impennare i prezzi dei carburanti, Confartigianato parla di speculazione e il governo studia il taglio delle accise

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’ondata di rincari che sta investendo i distributori italiani, effetto diretto delle rinnovate tensioni belliche in Medio Oriente e del conseguente balzo del greggio, mette in allarme le imprese e spinge l’esecutivo a cercare contromisure. L’associazione Confartigianato, attraverso le sue sedi territoriali di Macerata-Ascoli-Fermo e la sua branca Trasporti in Puglia, ha lanciato un grido d’allarme che non lascia spazio a interpretazioni: la situazione è gravissima e la dinamica dei prezzi, in particolare per il gasolio e l’HVO, appare chiaramente speculativa. Gli autotrasportatori, spina dorsale della logistica nazionale, si trovano in una morsa, con aumenti che, seppur di pochi centesimi, finiscono per incidere in modo insostenibile sui bilanci, mettendo a repentaglio l’intera tenuta della filiera.

Sul fronte politico, l’impennata registrata negli ultimi giorni – con il Brent che ha superato quota novanta dollari al barile a seguito degli attacchi incrociati che coinvolgono Israele, Stati Uniti e Iran – ha riaperto il dossier delle accise. Già nei giorni scorsi, la premier Giorgia Meloni aveva annunciato in un videomessaggio che il governo era al lavoro per mitigare le conseguenze del conflitto, sottolineando come l’ipotesi di attivare le cosiddette “accise mobili” fosse concretamente sul tavolo. Questo strumento, che era stato oggetto di una modifica normativa nel 2023, consente di utilizzare l’extra-gettito derivante dall’Iva – quella maggiore imposta che lo Stato incassa proprio grazie all’aumento del prezzo del carburante – per abbattere la quota fissa delle accise, frenando così la corsa del prezzo finale alla pompa.

I controlli della guardia di finanza e la posizione dei gestori

Parallelamente alla riflessione sulle misure fiscali, è scattata una stretta sui controlli. Il ministero dell’Economia e quello delle Imprese, di concerto, hanno intensificato il monitoraggio lungo l’intera filiera dei carburanti, con la guardia di finanza chiamata a verificare la trasparenza dei prezzi e a scovare eventuali accordi anticoncorrenziali. Le fiamme gialle, come si legge in una nota diffusa dal Comando generale, hanno ricevuto l’indicazione di rafforzare il presidio di legalità, prestando particolare attenzione ai depositi e alla distribuzione, per prevenire distorsioni del mercato che possano danneggiare i consumatori e lo Stato. I gestori delle pompe di benzina, per voce del vicepresidente nazionale di Faib Confesercenti, hanno però tenuto a precisare che i rincari non sono decisi a valle, ma sono il frutto di dinamiche a monte che definiscono a loro volta ingiustificate: la rapidità dell’aumento lascia supporre che la speculazione abbia trovato terreno fertile altrove, e i benzinai chiedono che i riflettori vengano puntati sui veri anelli della catena dove si formano questi prezzi, non certo sulle singole stazioni di rifornimento.

I costi per l’economia e l’ipotesi accise mobili

Secondo le rilevazioni di questi giorni, il prezzo medio del diesel in modalità self service si sta avvicinando a quota 1,75 euro al litro, con punte in extrarete che hanno già sfondato il tetto dei due euro. Un’analisi di Oxford Economics riportata dal Financial Times evidenzia come l’Italia, a causa della forte dipendenza dalle importazioni e della struttura della sua tassazione, sia l’economia avanzata più esposta all’urto di questa crisi energetica, con un impatto sull’inflazione che potrebbe superare abbondantemente quello di altri paesi dell’Eurozona. È in questo quadro che il meccanismo delle accise mobili, sollecitato anche dalle opposizioni e in particolare dalla segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, potrebbe essere riesumato. L’intervento, che dovrebbe essere discusso nel prossimo Consiglio dei ministri, mira a tagliare le accise utilizzando le maggiori entrate Iva, anche se gli esperti avvertono che l’effetto sul prezzo finale potrebbe essere contenuto: si parla di una riduzione possibile tra i quattro e i sette centesimi, sufficiente forse a evitare il superamento di soglie psicologiche, ma non certo a riassorbire l’intero aumento accumulato in poche settimane.

Il nodo del gasolio e la vulnerabilità italiana

L’attenzione è tutta concentrata sul gasolio, carburante essenziale per il tessuto produttivo, l’agricoltura e il trasporto merci. La chiusura dello Stretto di Hormuz, seppur temporanea, ha innescato uno shock sull’offerta che sta facendo lievitare i costi alla fonte. Il blocco delle rotte marittime, infatti, non riguarda solo il greggio, ma anche i prodotti raffinati, con ripercussioni immediate sulle raffinerie asiatiche ed europee. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha confermato che lo stretto, pur dichiarato formalmente navigabile, di fatto non è percorso dalle navi, con danni incalcolabili per gli approvvigionamenti. Per le imprese italiane, che già sopportano un carico fiscale tra i più pesanti d’Europa – con accise sul gasolio superiori del 25% alla media Ue – questa ennesima crisi rischia di diventare il colpo di grazia, in un contesto in cui anche il prezzo del gas e dell’elettricità ha subito impennate a tre cifre percentuali nelle ultime settimane.

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