Gasolio sopra i 2 euro in otto distributori su dieci, la fotografia di Federconsumatori: Ravenna è la provincia peggiore in Romagna
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Redazione Interno
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La misura, introdotta dal governo con il decreto legge n. 33 del 18 marzo, prevedeva un taglio delle accise di 0,25 euro al litro -2; ma a una settimana dall’entrata in vigore del provvedimento, gli effetti sulla rete distributiva dell’Emilia-Romagna appaiono tutt’altro che omogenei. Federconsumatori, che ha condotto un monitoraggio specifico concentrandosi sul gasolio – il carburante, come spesso accade in queste fasi di tensione, che più incide sui bilanci delle famiglie e sulle casse delle imprese – ha restituito una fotografia in chiaroscuro: se prima del decreto, il 18 marzo, il prezzo medio regionale del gasolio self era di 2,104 euro al litro, il 26 marzo si è attestato a 2,040 euro. Un assorbimento, questo, che copre circa il 75% della riduzione delle accise, ma che lascia scoperto il restante quarto, assorbito forse da dinamiche di mercato o da ritardi nell’adeguamento.
A rendere la situazione particolarmente critica è però la fotografia provinciale, dove emergono divari profondi e, in alcuni casi, difficilmente giustificabili con la sola logica della domanda e dell’offerta. Ravenna, secondo l’analisi dell’associazione dei consumatori, si configura come la maglia nera della Romagna: in quel territorio, l’1% dei distributori riesce a mantenere il prezzo del diesel al di sotto della soglia dei 2 euro, una percentuale che nella regione, già martoriata da rincari record, rappresenta l’eccezione più che la regola. Il dato, se incrociato con le rilevazioni precedenti, mostra un aggravamento rapido della condizione degli automobilisti: basti pensare che lunedì 9 marzo, meno di due settimane prima, il 32% dei distributori regionali vendeva ancora il gasolio sotto i due euro, una quota scesa al 9% il venerdì successivo per crollare infine sotto la soglia del 4%. Nella sola provincia di Ravenna, la situazione è talmente estrema da aver registrato il record negativo per il diesel servito in autostrada, con prezzi che hanno toccato quota 2,599 euro al litro, una forbice di quasi un euro rispetto ai prezzi self più competitivi rilevati nel medesimo territorio.
L’allarme degli autotrasportatori e il giudizio di Confartigianato
Sul fronte delle imprese, la tensione cresce in modo esponenziale. Il mondo dell’autotrasporto, specialmente in province come Belluno dove il comparto artigiano conta oltre 180 imprese tra autobus, Ncc, taxi e soprattutto trasporto merci – con quest’ultimo che da solo ne raggruppa più di 110, coinvolgendo oltre 500 lavoratori – alza il tiro contro un’escalation di costi che rischia di diventare strutturale. La voce degli autotrasportatori è chiara: “Senza interventi da Governo e Ue si ferma il Paese”. Un’affermazione che non cela solo la preoccupazione per l’immediato, ma che sottende un problema di tenuta dell’intera filiera logistica, dove il carburante incide per circa il 30% sui costi aziendali.
A fare eco alle proteste degli operatori del settore è anche Confartigianato, che attraverso le sue strutture territoriali ha espresso un giudizio severo sull’efficacia delle misure finora messe in campo. “Le misure messe in campo non hanno portato risultati tangibili”, è il verdetto dell’associazione, che rileva come il credito d’imposta per gli autotrasportatori e il taglio delle accise, per quanto necessari, non siano riusciti a sterilizzare completamente gli effetti speculativi delle ultime settimane. La percezione, tra gli artigiani del trasporto, è che si stia navigando a vista, mentre il costo del pieno continua a erodere margini di guadagno che, in un settore già caratterizzato da una concorrenza serrata, diventano sempre più esigui.
Lo studio dell’Unione Nazionale Consumatori e il “giallo” del taglio delle accise
A rendere più intricato il quadro ci pensano i dati diffusi dall’Unione Nazionale Consumatori, i quali, basandosi sulle medie regionali dei carburanti in modalità self calcolate dal Mimit, provano a fare chiarezza sull’effettiva ricaduta del decreto legge n. 33. Dal picco raggiunto dai prezzi il 19 marzo – data in cui il taglio delle accise sarebbe dovuto diventare effettivo – a oggi, il gasolio ha registrato una flessione media di 7,8 centesimi al litro. Una riduzione, quella rilevata dall’Unc, che se da un lato attesta una discesa, dall’altro evidenzia come questa sia stata meno incisiva rispetto alle attese.
L’analisi comparata tra le regioni italiane rivela un’applicazione estremamente disomogenea del provvedimento governativo. Se in alcune aree il ribasso si è avvicinato ai valori attesi, in altre il calo è stato meno della metà di quanto previsto dal meccanismo fiscale. Questo “giallo” alla pompa ha spinto le associazioni dei consumatori a parlare di speculazione diffusa, con la Guardia di Finanza che ha ricevuto segnalazioni per verificare l’operato dei distributori definiti “furbetti del quartierino”, ovvero coloro che, secondo le accuse, avrebbero trattenuto una quota del taglio delle accise invece di riversarla integralmente sui prezzi finali.
La mappa dei rincari e il peso sulla filiera produttiva
Osservando la cartina dei prezzi, la provincia di Ravenna emerge come un caso emblematico di una criticità che, sebbene diffusa in tutta l’Emilia-Romagna, in quel territorio concentra i suoi effetti più dirompenti. Non è un caso, del resto, che la Federconsumatori abbia puntato l’indice sulla situazione ravennate, dove la percentuale di distributori che hanno superato la soglia dei 2,1 euro al litro è tra le più alte della regione. E mentre a Bologna si segnalano situazioni anomale di distributori con prezzi sospettosamente bassi – tanto da rendere difficili i tentativi di comunicazione con le compagnie, alcune delle quali si sono avvalse di centralini gestiti dall’intelligenza artificiale incapaci di fornire informazioni sui listini – a Ravenna il divario tra il prezzo self e quello servito ha raggiunto livelli di guardia.
La preoccupazione, evidentemente, non riguarda solo i consumatori finali, ma si riverbera sull’intero sistema produttivo locale. Le aziende di autotrasporto, quelle che muovono le merci su gomma, si trovano a dover gestire una voce di costo diventata imprevedibile. La combinazione tra il mancato assorbimento totale del taglio delle accise e la volatilità dei prezzi internazionali rischia di tradursi in una morsa difficile da allentare, costringendo molti operatori a rivedere i propri preventivi e, in alcuni casi, a valutare la temporanea sospensione dei servizi, come più volte paventato durante le proteste dei mesi precedenti.




