L’assalto al Titano per il pieno low cost e la corsa del gasolio che affonda pesca e trasporti
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Redazione Economia
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L’ondata di rincari che ha investito i carburanti in Italia, con il diesel che sulla rete ordinaria ha ormai superato abbondantemente la soglia dei due euro al litro e in autostrada sfiora quota 2,6 euro per il servito, sta producendo effetti tangibili e immediati lungo la fascia adriatica, dove la prossimità geografica con la Repubblica di San Marino trasforma una consuetudine in una vera e propria ancora di salvezza per il portafoglio degli automobilisti. Il fenomeno, tutt’altro che nuovo ma acuito dalle tensioni internazionali, vede code sempre più lunghe davanti ai distributori dei castelli di Dogana e Serravalle, quelli che si affacciano sulla consolare che da Rimini conduce verso il Titano: lì, complice una fiscalità differente, il prezzo della benzina si attesta su valori compresi tra 1,55 e 1,67 euro al litro, con un differenziale che tocca e talvolta supera i trenta centesimi rispetto alla media nazionale, un divario che rende il viaggio, per chi risparmia sulle accise, non solo conveniente ma ormai necessario, tanto che non sono pochi i trasfertisti della domenica, ma anche professionisti e piccoli imprenditori, a presentarsi con taniche omologate per fare scorta.
L’escalation dei listini e la macchina dei controlli voluta dal governo
Mentre i gestori sammarinesi fanno affari d’oro, sull’altro versante del confine il governo italiano tenta di correre ai ripari per contenere quella che appare come una fiammata difficilmente arginabile con i soliti strumenti. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha annunciato il rafforzamento dei meccanismi di vigilanza sui prezzi lungo l’intera filiera, dalla raffinazione alla distribuzione, un’iniziativa concordata con il collega all’Economia Giancarlo Giorgetti che prevede il dispiegamento di un piano operativo della Guardia di Finanza per scongiurare il rischio che le tensioni in Medio Oriente, con la crisi in Iran e le turbolenze nello Stretto di Hormuz, possano trasformarsi in un pretesto per speculazioni o rincari ingiustificati. Il monitoraggio di Mister Prezzi è stato potenziato, ma i numeri parlano chiaro: secondo le rilevazioni, l’aumento del gasolio ha subito un’accelerazione troppo netta e concentrata in pochi giorni per essere spiegata unicamente con il rialzo del greggio, alimentando il sospetto di manovre speculative a danno dei consumatori finali e delle imprese.
Il grido d’allarme della pesca e dell’autotrasporto: "Così si naviga in perdita"
Il settore produttivo, del resto, è già in trincea e lancia segnali inequivocabili di sofferenza. A lanciare l’allarme più drammatico è la piccola pesca, quella che conta circa ottocento imbarcazioni solo nelle Marche, i cui titolari si trovano di fronte a un paradosso: uscire in mare significa spesso rincasare con un passivo, perché il costo del gasolio, schizzato alle stelle con un balzo che Coldiretti stima attorno al sessanta per cento nel giro di pochissimi giorni, divora qualsiasi margine, costringendo molti pescherecci a rimanere in banchina o a ridurre drasticamente le uscite, con il paradosso che poi sui banchi di vendita il pesce italiano scarseggia mentre aumentano le importazioni di prodotto congelato dall’estero, meno pregiato e spesso proveniente da filiere a basso costo. Una situazione analoga, se non peggiore, la vive l’autotrasporto: i titolari di piccole e medie flotte denunciano un aggravio di spesa che può arrivare a mille euro in più alla settimana per ogni mezzo pesante, un costo che, a seconda dei contratti in essere, non può essere interamente scaricato sul committente e che rischia di erodere completamente la redditività, mentre i concorrenti stranieri, magari provenienti dall’Est Europa, fanno rifornimento nei loro paesi d’origine a prezzi molto inferiori, creando una concorrenza sleale che rischia di travolgere il settore.
Il nodo delle accise mobili tra palleggi di responsabilità e vincoli tecnici
Di fronte a questo scenario, la politica è chiamata a rispondere, ma la soluzione tecnica ipotizzata, quella delle cosiddette accise mobili, si sta rivelando più complessa del previsto. Il meccanismo, che permetterebbe di ridurre le accise per compensare l’aumento del gettito Iva generato dai prezzi più alti, è subordinato al verificarsi di una serie di condizioni economico-finanziarie molto stringenti, come ha ribadito il Ministero dell’Economia rispondendo a un question time in commissione alla Camera. La sottosegretaria Lucia Albano ha spiegato che per attivare lo strumento devono sussistere tutti i presupposti previsti da una normativa risalente al 2008, altrimenti l’intervento non è praticabile, mentre la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha sottolineato come l’incremento dei prezzi sia troppo recente per generare un extra gettito Iva tale da consentire una riduzione delle accise che abbia un impatto percepibile sulle tasche degli italiani. Un balletto di dichiarazioni e distinguo che lascia imprese e automobilisti nell’incertezza, mentre il contatore dei prezzi continua a salire e i distributori sammarinesi, loro malgrado, ringraziano per l’inaspettata clientela.




