Il caro-carburanti e l’effetto Veneto: prezzi in discesa ma la speculazione non si ferma

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Mentre il Governo resta in bilico sul futuro del taglio delle accise, in scadenza il prossimo 7 aprile, i dati diffusi dal Mimit dipingono un’Italia a due velocità per quanto riguarda il costo dei pieni. Da un lato, c’è un Nordest che sembra resistere meglio alla morsa dei rincari, ma dall’altro le associazioni dei consumatori e degli autotrasportatori lanciano allarmi precisi: c’è chi parla apertamente di “speculazioni” e chi minaccia uno “scontro” imminente con l’esecutivo se non verranno trovati correttivi immediati alla situazione.

Bolzano maglia nera, il Veneto virtuoso (ma solo per la benzina)

Secondo la rielaborazione dei dati odierni curata dall’Associazione Nazionale Consumatori, emerge un quadro geografico piuttosto netto: la provincia autonoma di Bolzano si conferma, se così si può dire, la detentrice della “maglia nera” per i prezzi al litro, un primato negativo che riguarda sia la benzina sia, in maniera ancora più marcata, il gasolio. Per quanto riguarda quest’ultimo, escludendo il circuito autostradale – dove i prezzi schizzano a una media di 2,144 euro al litro –, il primato del prezzo più alto spetta proprio a Bolzano con 2,12 euro. Alle sue spalle, completando un podio tutt’altro che invidiabile, troviamo il Friuli Venezia Giulia, che oggi ha sfondato il muro dei 2,1 euro arrivando a 2,103, e la provincia di Trento, ferma a 2,096 euro. In questo contesto di rincari galoppanti, il Veneto viene citato dall’associazione come una regione virtuosa, perlomeno per quanto concerne la benzina: qui, infatti, il prezzo viaggia a 1,744 euro al litro, un valore che si distacca sensibilmente dalle punte registrate in altre aree del paese.

La guerra del gasolio e l’effetto collaterale del taglio accise

La tensione, tuttavia, rimane altissima nel comparto dell’autotrasporto, dove il gasolio rappresenta una voce di costo vitale. La riduzione generalizzata delle accise, pensata per calmierare i prezzi alla pompa per tutti i cittadini, ha generato un cortocircuito per i tir. Dal 19 marzo scorso, infatti, è entrato in vigore un taglio di 20 centesimi al litro sul rimborso delle accise destinato alle imprese dell’autotrasporto, una misura che ha di fatto azzerato un beneficio storico per i mezzi pesanti meno inquinanti (gli Euro 5 ed Euro 6), che oggi rappresentano la stragrande maggioranza del parco circolante. La Federazione Autotrasportatori Italiani (FAI) spiega che il provvedimento ha ridotto dello stesso importo un rimborso che prima veniva riconosciuto proprio per favorire la sostenibilità economica del settore. È in questo clima di crescente nervosismo che il presidente Uggè ha lanciato l’ultimatum: servono correttivi immediati, altrimenti si prospetta uno scontro diretto con il Governo, una minaccia che il governo non può ignorare, visto il ruolo strategico dell’autotrasporto per la logistica nazionale.

Dal Tir alle navi, l’effetto domino sui trasporti marittimi

La crisi dei prezzi, però, non si ferma all’asfalto. Le ripercussioni si estendono anche al mare, mettendo a rischio i collegamenti marittimi essenziali per la continuità territoriale del paese. A lanciare il grido d’allarme, tramite una nota congiunta, sono state le principali associazioni di categoria del settore, Confitarma e Assarmatori, che hanno puntato il dito contro l’aumento del costo del carburante causato dalla situazione in Medio Oriente. Per gli armatori, la situazione è ormai insostenibile e rischia di compromettere servizi fondamentali di collegamento con le isole; per questo, le due sigle hanno formalmente chiesto al Governo l’erogazione di un contributo straordinario per le compagnie di navigazione, un sostegno che dovrebbe concretizzarsi sotto forma di credito d’imposta. Una richiesta, quest’ultima, che si aggiunge alle pressioni già fortissime provenienti dal mondo dell’autotrasporto, in attesa di capire se l’esecutivo opterà per una proroga del taglio delle accise o se, invece, lascerà che i prezzi tornino a lievitare ulteriormente dopo il 7 aprile.

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