Il governo congela gli interventi sul caro-carburanti, ma la benzina vola oltre 1,8 euro e il gasolio non si ferma più

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La staffetta dei prezzi alla pompa non conosce tregua e l’esecutivo, di fronte a questa escalation che giorno dopo giorno erode il potere d’acquisto di automobilisti e autotrasportatori, sceglie la via della prudenza, guadagnando tempo: altre due settimane di riflessione, almeno, prima di qualsiasi intervento strutturale. Una decisione, questa, che il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, avrebbe motivato nel corso dell’ultima riunione della Commissione di allerta rapida con la necessità di non procedere a tagli sulle accise dettati dall’emotività del momento, i quali, in uno scenario internazionale così volatile e in assenza di dati stabilizzati, rischierebbero di rivelarsi non solo costosi per le casse dello Stato, ma anche sostanzialmente inefficaci nel lungo periodo. Una linea attendista che, però, stride con la realtà dei listini: l’Osservatorio prezzi del Ministero, incrociando i dati elaborati da Staffetta Quotidiana, fotografa un rialzo continuo, con la benzina in modalità self che ha sfondato quota 1,816 euro al litro e il gasolio che viaggia ormai stabilmente sopra i 2,033 euro, toccando livelli che non si registravano dall’estate del 2022 per il diesel e dall'inizio del 2025 per la verde.

L’escalation dei listini e il peso specifico delle accise

Se il governo parla di cautela, i numeri parlano di rincari ben più concreti, specialmente per chi percorre le autostrade o vive in alcune regioni dove il caro-prezzi è diventato ormai una stangata settimanale. Nelle Marche, ad esempio, la benzina ha scavalcato la soglia psicologica di 1,8 euro, attestandosi su una media di 1,802 euro, mentre il gasolio, dopo aver superato i due euro, continua la sua corsa con incrementi giornalieri che in alcuni casi toccano +1,5 centesimi in sole ventiquattr’ore. Un andamento che sulle reti autostradali diventa ancora più pesante: qui il self service per la benzina arriva a costare in media 1,905 euro, con punte di 2,16 euro se si sceglie il servito, mentre per il diesel il rincaro è ancora più marcato, con una media di 2,096 euro al litro. Di fronte a questa valanga di aumenti, Federconsumatori parla senza mezzi termini di “inerzia”, sottolineando come il monitoraggio dei prezzi, per quanto puntuale, non possa bastare: secondo i calcoli dell’associazione, i soli rincari registrati dallo scoppio del conflitto in Medio Oriente, con il conseguente blocco parziale dello Stretto di Hormuz e il petrolio che vola sopra i cento dollari al barile, peseranno per oltre 220 euro all’anno sulle famiglie solo per i carburanti, senza contare l’effetto domino sui beni di largo consumo, che lieviteranno a causa dell’aumento dei costi di trasporto.

Le tensioni geopolitiche e il nodo della speculazione

La radice di questa impennata, come è ormai chiaro, affonda le sue radici nelle sabbie mobili della crisi iraniana, con l’attacco coordinato da Stati Uniti e Israele che ha di fatto paralizzato una delle arterie energetiche più vitali del pianeta. Il prezzo del Brent, dopo settimane di tensioni, ha chiuso per la prima volta sopra i cento dollari al barile, un evento che non si verificava dal luglio del 2022, e le quotazioni dei prodotti raffinati hanno seguito la stessa china: la benzina è tornata sopra i mille dollari per tonnellata, mentre il gasolio ha superato i milleduecento, spingendo le compagnie petrolifere a ritocchi continui dei prezzi consigliati, con aumenti che in alcuni casi, come per Q8 sul diesel, hanno raggiunto i cinque centesimi in un solo giorno. Un contesto, questo, che ha riacceso i riflettori sul rischio di manovre speculative. Se il ministro Urso tende a smorzare i toni, sottolineando che gli aumenti attuali non hanno ancora raggiunto i picchi del 2022 e che in altri Paesi europei la situazione è persino peggiore, il Codacons non ha dubbi e annuncia un esposto alle Procure della Repubblica per chiedere di accertare eventuali reati di aggiotaggio e manovre speculative su merci, visto che i rincari alla pompa appaiono sproporzionati anche rispetto all’andamento delle quotazioni internazionali.

La mobilitazione dell’autotrasporto e le contromisure allo studio

Mentre il governo congela le decisioni, il malcontento monta tra le categorie più esposte. Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, ha annunciato la convocazione delle compagnie petrolifere per un incontro fissato a Milano, nel tentativo di sedare sul nascere quelle che definisce "speculazioni inaccettabili" ai danni di cittadini e vettori. Tuttavia, le associazioni di categoria come Assotir premono per misure molto più concrete e immediate, chiedendo un taglio delle accise sul gasolio di almeno venti centesimi al litro, una riduzione che porterebbe l’imposta dagli attuali 63,24 centesimi a 43,24, e auspicando al contempo una deroga temporanea alla normativa europea che impone un prelievo minimo. La stessa Unione Nazionale Consumatori ha presentato un esposto all'Antitrust, concentrandosi però questa volta sulla filiera agricola, dove i rincari del carburante si stanno già traducendo in aumenti anomali dei prezzi dei prodotti ortofrutticoli, specialmente quelli provenienti dalla Sicilia, un sospetto tentativo di scaricare interamente il costo della crisi energetica sulle tavole degli italiani.

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