Prezzi alle stelle per benzina e diesel, le regioni italiane più colpite dal caro-carburanti

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’escalation militare in Medio Oriente, culminata con l’attacco del 28 febbraio da parte di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, ha rotto gli argini del mercato energetico, e le conseguenze si misurano ora in centesimi che corrono sulle colonnine di tutta Italia. Il transito attraverso lo Stretto di Hormuz, vera e propria valvola del commercio petrolifero mondiale, è diventato incerto, e questa incertezza, come un’onda d’urto, ha investito le quotazioni del greggio e, di riflesso, i prezzi alla pompa. La rilevazione condotta dalla Staffetta Quotidiana per conto dell’Osservatorio prezzi del ministero delle Imprese e del made in Italy, effettuata ieri mattina su un campione di circa ventimila impianti, fotografa un rincaro che non risparmia alcun tipo di erogazione. Il gasolio, in particolare, segna l’incremento più vertiginoso: nella modalità self service, il suo prezzo medio schizza a 2,013 euro al litro, con un balzo di 43 millesimi, mentre la benzina self si attesta a 1,802 euro al litro, guadagnandone 19. Se si passa al servito, il quadro non migliora, anzi, il diesel arriva a costare 2,140 euro al litro (+43) e la verde 1,936 euro (+17), spingendo l’automobilista medio a rivedere le proprie abitudini di rifornimento.

La geografia dei rincari, dal Mezzogiorno alle isole

L’impennata dei listini, tuttavia, non sta colpendo il Paese in maniera uniforme, e alcune aree geografiche sopportano un peso maggiore di altre. Secondo le analisi di Altroconsumo, condotte su un campione di grandi città tra il 25 febbraio e il 5 marzo, la città di Roma ha visto il prezzo del gasolio lievitare del 5,9%, un record negativo che la pone in cima a questa classifica, seguita da Milano con un +5,5% e da Napoli con un +5,2%. Se si allarga lo sguardo ai territori, incrociando i dati dell’Osservatorio del Mimit, emergono realtà come Crotone, che per la benzina fa registrare una media di 1,791 euro al litro, mentre per il diesel il primato del caro-prezzi spetta a Bolzano (1,875 €/l) e a Trieste (1,871 €/l), a testimoniare come la crisi energetica non faccia distinzioni tra nord e sud, se non per l’intensità con cui si manifesta. In Puglia, regione già segnalata per le criticità nei prezzi, la situazione è particolarmente tesa: a Lecce, un distributore locale ha toccato quota 2,229 euro al litro per il gasolio, un’anomalia che stride con le medie regionali e che fa sorgere più di un sospetto sul reale allineamento dei listini all’aumento del greggio.

Il nodo delle accise mobili e la posizione del governo

Di fronte a questa escalation, il dibattito politico si è concentrato sulla possibilità di azionare la leva fiscale, in particolare il meccanismo delle accise mobili. Si tratta di uno strumento, introdotto nel 2008 e poi rivisto nel 2023 dall’attuale esecutivo, che permetterebbe di ridurre l’accisa sui carburanti sfruttando il maggior gettito Iva incassato dallo Stato proprio a causa dei rincari: più il prezzo sale, più aumentano le entrate fiscali, e una parte di queste potrebbe essere teoricamente restituita ai consumatori sotto forma di minori tasse. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha spiegato nei giorni scorsi che l’attivazione del meccanismo è legata alla necessità che l’aumento diventi strutturale, chiarendo come gli introiti aggiuntivi raccolti in pochi giorni non sarebbero ancora sufficienti per costruire un intervento percepibile dalle famiglie. Il ministero dell’Economia, attraverso la sottosegretaria Lucia Albano, ha ribadito in un question time alla Camera che l’applicazione di questa misura è vincolata al verificarsi di tutte le condizioni economico-finanziarie previste dalla norma, condizioni che, al momento, non risulterebbero pienamente soddisfatte.

L’allarme speculazione e la riunione d’urgenza al Mimit

Parallelamente alle valutazioni tecniche del Mef, il ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, ha convocato d’urgenza la Commissione di allerta rapida, riunendo attorno a un tavolo il Garante per la sorveglianza dei prezzi, le forze dell’ordine come la Guardia di Finanza, e le autorità indipendenti come l’Arera e l’Antitrust. L’obiettivo dichiarato dell’incontro era quello di monitorare l’andamento dei prezzi e scongiurare il rischio che, dietro i rincari legittimi dovuti al conflitto, si nascondano manovre speculative da parte di alcuni operatori. L’associazione dei consumatori Codacons ha denunciato come, in soli dieci giorni dall’inizio della crisi, il prezzo del gasolio abbia subito un incremento superiore al 14%, quantificando il danno per l’automobilista in un aggravio di spesa di circa 296 euro su base annua, considerando una media di due pieni al mese. Anche le associazioni dell’autotrasporto e le piccole imprese, rappresentate da Confartigianato, hanno lanciato un allarme specifico: in un Paese dove l’85% delle merci viaggia su gomma, un costo del carburante fuori controllo rischia di innescare una spirale inflattiva che, partendo dal diesel, andrebbe a colpire i prezzi al dettaglio di tutti i beni di consumo, strangolando un tessuto produttivo già provato dal caro-energia.

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