Il caro-carburanti e la guerra in Iran: diesel oltre i 2,6 euro in autostrada, benzina inarrestabile
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Redazione Economia
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Rallenta, dicono le rilevazioni, ma certo non si ferma. L’aumento dei prezzi dei carburanti in Italia, lungi dall’arrestarsi, continua a macinare record, con il gasolio che in autostrada sfonda abbondantemente la soglia psicologica dei due euro e mezzo al litro. I dati comunicati dai gestori al Mimit, e prontamente denunciati dal Codacons che da giorni monitora la situazione, dipingono un quadro a tinte fosche per gli automobilisti e, più in generale, per l’intero sistema logistico del Paese. Sulla A4 Milano-Brescia, per fare un esempio concreto, il diesel servito ha toccato quota 2,654 euro, mentre la benzina si attestava a 2,429; sulla A21 Torino-Piacenza il gasolio ha raggiunto i 2,639 euro, e sulla diramazione tra la A8 e la A26 si è arrivati a 2,614, con la A13 Bologna-Padova non da meno a 2,609 euro. Sulla rete stradale ordinaria, la situazione non è certo più rosea: il diesel self service veleggia ormai stabilmente sopra i due euro in quasi tutte le regioni, con punte a Bolzano (2,040), in Calabria (2,031) e in Valle d’Aosta (2,030), mentre la benzina in modalità self si assesta su una media nazionale di 1,783 euro, schizzando a 1,919 euro per chi sceglie il servito.
Le ragioni di questa escalation, che colpisce il diesel con particolare violenza facendogli registrare aumenti superiori a quelli della benzina, sono molteplici e si intrecciano in una complessa equazione geopolitica ed economica. Se da un lato il prezzo del greggio, dopo aver sfiorato i 120 dollari al barile, ha mostrato un timido calo grazie alle dichiarazioni del presidente americano Donald Trump su una “guerra quasi finita”, dall’altro lato l’allarme sulle quotazioni dei prodotti raffinati non accenna a diminuire. La crisi in Medio Oriente, con il conflitto che coinvolge Iran, Stati Uniti e Israele, ha messo in ginocchio le rotte marittime strategiche, in particolare lo Stretto di Hormuz, attraverso cui transita una quota significativa del diesel destinato all’Europa. Questo blocco di fatto, o il semplice timore che possa intensificarsi, ha innescato una reazione a catena: la riduzione della produzione da parte dei paesi del Golfo, come Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Kuwait, ha ulteriormente compresso l’offerta, facendo lievitare i prezzi in modo esponenziale.
Il sorpasso del diesel e il peso delle accise
Per anni gli automobilisti italiani hanno considerato il diesel il carburante del risparmio per eccellenza, ma quell’era è definitivamente tramontata. Il sorpasso, ormai strutturale, è stato sancito anche dalla legge di bilancio del 2026, che ha allineato le accise di benzina e gasolio portandole entrambe a 672,90 euro per mille litri. Il diesel, dunque, ha perso il vantaggio fiscale che ne ammortizzava le oscillazioni, ritrovandosi più esposto ai fulminei rialzi del mercato internazionale. Se a questo si aggiunge che il gasolio non è solo il carburante per auto private, ma il sangue che alimenta il trasporto pesante, la logistica e l’agricoltura – settori dalla domanda rigidissima – si comprende perché la sua impennata sia così marcata. Un camion non può fermarsi se il pieno costa di più, e questa inelasticità consente ai prezzi di salire più rapidamente e violentemente rispetto a quelli della benzina, per la quale una famiglia può invece tentare di ridurre gli spostamenti.
Non è solo il conflitto, però, a determinare i listini che vediamo esposti. L’associazione Unimpresa, attraverso un’analisi del suo centro studi, lancia l’allarme su una componente speculativa che starebbe gonfiando i prezzi ben oltre quanto giustificabile dal semplice aumento della materia prima. Secondo le stime, il rialzo del 25,8% del diesel tra il primo e il 9 marzo non è spiegabile interamente con il +24% del Brent nello stesso periodo. Si parla di una forbice speculativa che oscilla tra gli 8 e i 20 centesimi al litro sulla rete ordinaria, e che può arrivare fino a 50 centesimi nei distributori autostradali, generando extra-profitti stimabili in diversi miliardi di euro all’anno. Il meccanismo, noto come “rocket and feather” (razzo e piuma), descrive la rapidità con cui i prezzi lievitano quando il petrolio sale e la lentezza con cui calano quando scende. Inoltre, gran parte del carburante attualmente in vendita è stato raffinato settimane fa con greggio acquistato a prezzi inferiori, ma i listini sono stati aggiornati all’istante come se il costo industriale fosse già quello del Brent a 93 dollari.
L’impatto sulla filiera e le prime reazioni
Le ripercussioni di questa tempesta perfetta non si fermano al semplice costo del pieno, ma si riverberano con forza sull’intera economia reale. Il costo del trasporto merci, che in Italia viaggia per l’80% su gomma, è destinato a lievitare, trascinando con sé i prezzi al dettaglio di tutti i beni, a partire dagli alimentari. Cna Fita ha stimato un aggravio medio di 2.400 euro l’anno per ciascun tir, una cifra che in caso di conflitto prolungato potrebbe aumentare di altri 13.000 euro, mettendo in ginocchio un intero settore. Particolarmente drammatica è la situazione per la pesca: il gasolio agevolato, che dovrebbe sostenere il comparto, ha raggiunto prezzi proibitivi, con punte di 1,30 euro al litro alla Spezia, costringendo le marinerie a operare in perdita e minacciando il collasso di un’intera filiera produttiva già provata dalle restrizioni europee. Il rischio concreto, denunciano le associazioni dei consumatori, è quello di una catastrofe economica paragonabile a quella vissuta durante la pandemia, con un’inflazione galoppante che eroderebbe il potere d’acquisto delle famiglie.
Di fronte a questo scenario, le istituzioni iniziano a muoversi, seppur con la prudenza che la complessità della situazione impone. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha dichiarato che il governo sta valutando l’attivazione del meccanismo delle “accise mobili”, uno strumento previsto da un decreto del 2023 che consente di utilizzare l’extra-gettito Iva derivante dai rincari per ridurre le accise stesse, mitigando così l’impatto sui prezzi finali. Il Codacons spinge affinché il taglio sia immediato e consista in almeno 15 centesimi al litro, mentre il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, ha convocato la Commissione di allerta rapida sui prezzi per monitorare costantemente l’evolversi della situazione e scongiurare ulteriori fiammate speculative.
Dinamiche di mercato e trasparenza della filiera
La tensione internazionale, innescata dalle ostilità in Iran, ha quindi trovato un terreno fertile nel mercato italiano dei carburanti, caratterizzato da una struttura con pochi grandi operatori e da una domanda poco elastica, specialmente per il diesel. Le rilevazioni di Staffetta Quotidiana mostrano come i prezzi consigliati dai maggiori marchi vengano ritoccati al rialzo quasi quotidianamente, con incrementi che sul gasolio sono spesso doppi rispetto a quelli applicati alla benzina. Q8, Tamoil e le altre compagnie, in un balletto di cifre che disorienta il consumatore, aggiornano i listini in tempo reale, inseguendo un mercato globalizzato in ebollizione. La questione della trasparenza lungo l’intera catena distributiva, dalla raffineria alla pompa, diventa dunque centrale: garantire che i prezzi riflettano i reali costi di approvvigionamento e non diventino il veicolo di extra-profitti ingiustificati è la sfida che il governo è chiamato ad affrontare, mentre sullo sfondo il prezzo del Brent, dopo aver toccato vette vertiginose, sembra aver intrapreso un percorso a ostacoli, fatto di improvvise frenate e altrettanto repentine ripartenze.




