Il caro-carburanti spinge gli automobilisti verso la Slovenia, dove il pieno costa quasi mezzo euro in meno al litro

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La morsa dei prezzi dei carburanti, stretta attorno alle tasche degli automobilisti italiani dalle rinnovate tensioni in Medio Oriente e dalla conseguente turbolenza del transito petrolifero nello stretto di Hormuz, sta producendo un effetto ormai classico: l'esodo oltre confine per fare rifornimento. Se il governo, tra i cui membri si discute dell'attivazione del meccanismo delle cosiddette accise mobili, cerca una risposta alla crisi, i conducenti – e in particolare quelli che percorrono centinaia di chilometri al giorno – hanno già trovato una soluzione pratica e immediata, varcando il confine orientale.

La coda al valico, termometro di un disagio economico

Lungo la fascia di confine con la Slovenia, in particolare nei pressi del valico di Trieste, le code di auto e, soprattutto, di tir sono tornate a essere un'immagine familiare. Non si tratta, però, del traffico pendolare o turistico, quanto di una vera e propria processione verso le pompe di benzina slovene. Gli autotrasportatori, la cui marginalità è erosa da ogni centesimo in più sul gasolio, sono tra i più attivi in questa migrazione, ma non mancano automobilisti privati disposti a fare qualche chilometro extra pur di risparmiare. La ragione di questa mobilitazione è presto detta: la differenza di prezzo, al momento, è talmente sostanziosa da rendere il viaggio ampiamente conveniente.

Un differenziale che supera i cinquanta centesimi

I dati più recenti, aggiornati alla metà di marzo, dipingono un quadro chiaro della sperequazione tra i due lati del confine. In Friuli Venezia Giulia, il prezzo medio del gasolio in modalità self-service si attesta intorno ai 2,03 euro al litro. Oltre il valico, in Slovenia, lo stesso litro di diesel viene regolato a circa 1,528 euro, un prezzo che il governo di Lubiana ha fissato e che rimarrà tale almeno fino al 23 marzo grazie a un intervento di riduzione delle accise. Una differenza, questa, che sfiora i cinquanta centesimi di euro, un risparmio potenziale di circa 25 euro per un pieno da 50 litri. Un margine che, moltiplicato per le percorrenze di un camion, diventa una partita di bilancio tutt'altro che trascurabile e che giustifica le code osservate dagli automobilisti e riportate dalla cronaca locale.

La reazione slovena tra calmieramento e rincari

La strategia del governo sloveno, che ha scelto di attenuare l'impatto dei rincari internazionali agendo direttamente sulla leva fiscale, ha trasformato il paese in un'enclave del carburante a prezzo contenuto nel contesto europeo. È pur vero che anche in Slovenia il costo base dei carburanti è cresciuto a causa della crisi internazionale, ma la decisione presa a partire dal 10 marzo di tagliare le accise ha permesso di mantenere il prezzo finale su livelli competitivi, attirando gli automobilisti dei paesi vicini dove la pressione fiscale sui prodotti energetici è storicamente più elevata. Un afflusso che, se da un lato rappresenta un vantaggio per i distributori sloveni, dall'altro riaccende il dibattito in Italia sulle politiche di prezzo dei carburanti e sulla necessità di interventi strutturali che vadano oltre il semplice monitoraggio, data la situazione di crisi energetica innescata dal conflitto in corso.

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