Il caro-carburanti torna a far paura: dal 1° maggio il rischio di una nuova stangata
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Il calendario segna una data che, per milioni di italiani, potrebbe trasformarsi in un vero e proprio spartiacque. Il prossimo 1° maggio, infatti, non rappresenterà soltanto la ricorrenza della Festa dei Lavoratori – celebrazione peraltro carica di significati simbolici e sindacali – ma segnerà anche il termine ultimo del taglio delle accise sui carburanti, un intervento varato dal governo Meloni che, finora, ha alleggerito il peso fiscale su benzina e gasolio di circa 24,4 centesimi al litro. Senza una tempestiva proroga, misura sulla quale al momento non è filtrata alcuna certezza, si profila all’orizzonte uno scenario potenzialmente esplosivo: il rifornimento alla pompa potrebbe subire un rincaro improvviso e tutt’altro che indolore, rischiando di rendere l’auto un oggetto di lusso per molte famiglie e un macigno per le imprese.
L’allarme di Confesercenti: uno shock da 4 miliardi sui consumi
A gettare benzina (è proprio il caso di dirlo) sul fuoco delle preoccupazioni ci ha pensato nei giorni scorsi Mauro Bussoni, segretario generale di Confesercenti, nel corso di un’audizione davanti alle commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato. La sua analisi, suffragata da dati che inchiodano chiunque a una realtà scomoda, parte da un presupposto: la crisi in Medio Oriente – con le sue conseguenti ricadute sui prezzi delle materie prime energetiche – ha già innescato una dinamica rialzista che, secondo le stime presentate dall’associazione, porterebbe a un incremento medio annuo del 21%. Una percentuale che lo stesso Bussoni ha definito, con realismo forse amaro, “valutazione ottimistica”. Tradotto in cifre, questo shock energetico si tradurrebbe in una minore crescita della spesa per consumi pari a 4 miliardi di euro. Un buco nero che, come ha sottolineato il segretario, si innesta su una tendenza già debole ben prima dell’escalation dei prezzi, lasciando il sistema economico italiano esposto come non mai alla furia dei rincari.
“Misure episodiche non bastano”: la richiesta di un intervento strutturale
L’affondo più netto di Bussoni, tuttavia, non si è limitato alla fotografia del danno. Nel suo intervento a Montecitorio, ha voluto chiarire un concetto che, a suo avviso, dovrebbe orientare ogni scelta futura: l’aggravio dei costi determinato dalla volatilità dei mercati e dalle tensioni geopolitiche non può più essere gestito attraverso misure temporanee o episodiche. Per questo, Confesercenti ritiene indispensabile un cambio di passo radicale, ovvero un intervento strutturale che agisca sugli oneri fiscali e, in particolare, su un’accisa mobile. L’obiettivo, ha spiegato, non è puramente contabile ma strutturale: il rischio concreto, e lo ha detto senza mezzi termini, è quello di vedere cristallizzarsi una “condizione endemica di non crescita”. Come a dire: senza una chirurgia profonda, l’economia rischia di restare inchiodata a una stagnazione perpetua.
Un sistema Paese al bivio, tra volatilità e attese europee
La sfida che il sistema Paese si trova ad affrontare, ha aggiunto il segretario generale, è quindi di quelle che richiedono scelte selettive e lungimiranti nell’impiego delle risorse. Lo stesso Bussoni ha, tra l’altro, sollecitato l’uso rigorosamente mirato delle disponibilità finanziarie, incluse quelle straordinarie che potrebbero derivare – ed è un auspicio che l’associazione non nasconde – dal contesto europeo. Al momento, però, l’unica certezza che grava sul settore dei carburanti è l’incertezza. E il fiato sospeso dell’Italia, a pochi giorni dalla scadenza del 1° maggio, non accenna a trasformarsi in un sospiro di sollievo.




