Caro benzina, la coda dei risparmiatori sloveni: un pieno, 40 euro in meno
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Redazione Economia
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Il confine italo-sloveno, in queste ore, assomiglia sempre più a un set fotografico di un’altra epoca, quella delle grandi crisi energetiche, quando il semplice gesto di fare rifornimento assumeva i contorni di una piccola epopea domestica. Solo che la scena, per quanto nostalgica possa apparire, è attualissima e si ripete con la stessa puntualità delle oscillazioni del mercato petrolifero. Ad accoglierci, oltre il valico di Rabuiese o in prossimità di Sežana, non c’è soltanto il profumo del classico “kranjska klobasa” dei buffet locali, ma soprattutto il netto odore del risparmio, che per centinaia di automobilisti italiani – in particolare triestini e giuliani, ma non solo – rappresenta un richiamo irresistibile. Non si può certo parlare di ressa o di calca mattutina, sia chiaro; il flusso è costante, metodico, quasi una processione laica verso l’eldorado delle pompe bianche. E la ragione di questo piccolo esodo, che gli sloveni ormai conoscono bene, sta tutta in una matematica elementare: un pieno, a seconda della capienza del serbatoio, può tradursi in un risparmio che oscilla tra i trenta e i quaranta euro, a volte anche di più se si considera la differenza sui diesel.
La dinamica, del resto, è innescata da una combinazione di fattori che rendono il mercato italiano, dal punto di vista del consumatore finale, poco competitivo. Il governo di Lubiana, che regola i prezzi con cadenza quindicinale, è intervenuto tagliando le accise per attenuare l’impatto delle fluttuazioni globali. Un meccanismo virtuoso, questo, che permette ai distributori sloveni di offrire la benzina a cifre che da noi sembrano un miraggio: si viaggia mediamente tra 1,50 e 1,60 euro al litro per il gasolio, mentre in Italia si sfiorano e talvolta si superano gli 1,80 euro, con punte autostradali ben più amare. Il risultato è che le targhe italiane, spesso dotate anche della tessera regionale friulana che garantisce uno sconto, si accalcano comunque dagli altri lato della frontiera, consapevoli che, nonostante l’agevolazione casalinga, il vantaggio economico resta comunque oltreconfine. Tant’è che in alcuni impianti sloveni è già comparso il fatidico cartello con su scritto “diesel esaurito”, segno che il flusso non è solo una percezione, ma un dato di fatto che mette a dura prova la logistica locale.
La giunta valuta ritocchi, ma l’ombra di Roma frena le decisioni
Di fronte a questa emorragia di consumi e di introiti fiscali, la Regione Friuli Venezia Giulia non sta certamente con le mani in mano, ma si muove in un terreno minato fatto di competenze e tempistiche delicate. La giunta regionale, fiutato il malumore e il danno per i gestori locali, sta ragionando su una modifica dello sconto sul carburante, quello che attualmente viene erogato tramite un sistema digitalizzato con tanto di qr code per i residenti. Tuttavia, le interlocuzioni in corso tra gli assessorati all’Energia e al Bilancio, e la stessa presidenza, procedono con il freno a mano tirato. Il motivo? Nessuno vuole fare un passo falso. Si attende di capire, con una certa prudenza, se e come l’esecutivo nazionale interverrà per cercare di sterilizzare l’aumento dell’Iva, un incremento che è derivato in modo quasi meccanico dal forte rincaro del prezzo industriale dei giorni scorsi. Perché, è bene ricordarlo, il nostro non è solo un problema di accise fisse, ma di un sistema fiscale complessivo che sul gasolio ci vede, triste primato, maglia nera in Europa: tasse e imposte che arrivano a pesare per quasi il sessanta per cento sul prezzo finale, mentre la Slovenia, pur non essendo certo un paradiso fiscale, si ferma qualche punto percentuale più in basso.
Il turismo del pieno e la distorsione del mercato locale
Il fenomeno, che gli economisti definiscono con un certo distacco “turismo del pieno”, sta producendo degli effetti a catena che vanno oltre il semplice disagio di dover fare code al distributore. C’è una questione di concorrenza sleale di fatto, o meglio, di concorrenza fiscale tra Stati che si trovano a pochi chilometri di distanza. Gli automobilisti italiani, e non solo quelli della fascia di confine più prossima, hanno ormai interiorizzato l’abitudine al viaggio transfrontaliero, trasformando il rifornimento in una sorta di scampagnata domenicale che, però, prosciuga risorse dalle casse dei benzinai italiani, specialmente quelli delle aree interne del Friuli. La forbice dei prezzi, che in alcuni casi tocca anche i cinquanta centesimi al litro, rende vani molti degli sforzi locali, compresi quelli della Regione che già investe risorse significative per attenuare il colpo. Il paradosso è che molti automobilisti, pur usufruendo dello sconto regionale sulla carta, preferiscono comunque varcare il confine, segno che la differenza strutturale è ormai un baratro difficile da colmare con semplici accorgimenti locali.




