Slovenia, niente riserve strategiche per ora: il governo congela il rilascio dei carburanti
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Redazione Interno
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La Slovenia fa marcia indietro. Dopo l’annuncio di giovedì scorso, quando il ministro dell’Ambiente, del Clima e dell’Energia Bojan Kumer aveva prospettato un graduale rilascio delle riserve nazionali di derivati del petrolio per far fronte ai colli di bottiglia logistici registrati in alcune aree di confine, il governo di Lubiana ha ora deciso di sospendere il provvedimento. L’esecutivo, come riferito dall’agenzia di stampa slovena Sta e ripreso da fonti vicine al ministero, ha infatti accertato che le scorte attualmente disponibili sul mercato, nei depositi dei distributori e nelle riserve strategiche, sono più che sufficienti a coprire la domanda, sebbene questa sia in netto aumento a causa dell’afflusso di automobilisti stranieri.
A determinare il dietrofront, che arriva dopo un vertice tra Kumer, il ministro dell’Economia Matjaž Han e i maggiori operatori energetici del Paese, ossia Petrol e Mol, è stata proprio la constatazione che non sussistono i presupposti per un intervento statale sulle scorte. Le stesse compagnie, nei giorni scorsi, avevano segnalato alcuni episodi di esaurimento del carburante, specialmente nelle stazioni di servizio situate lungo la fascia confinaria con l’Italia e l’Austria, ma avevano contestualmente chiarito che non si trattava di interruzioni sistemiche della fornitura. Il problema, piuttosto, era di natura logistica e legato a un picco improvviso di richieste che aveva messo sotto pressione la catena di rifornimento locale, un fenomeno che ora, grazie a consegne supplementari e a una riorganizzazione dei flussi, si sta progressivamente normalizzando.
Il nodo principale, che continua a tenere banco nelle stanze del potere a Lubiana, resta quello del cosiddetto "turismo del pieno". L’attrattiva esercitata dai prezzi sloveni, tra i più bassi d’Europa grazie al meccanismo di calmieramento deciso dall’esecutivo e al recente taglio delle accise che fino al 23 marzo fissa la benzina a 1,466 euro e il gasolio a 1,528 euro al litro, ha trasformato le aree di confine in un polo di attrazione per migliaia di automobilisti, in particolare austriaci e italiani. Se nelle zone del Goriziano e del Collio si sono viste code di auto e persino mezzi agricoli in attesa di fare rifornimento, dall’altra parte, presso il valico di Rabuiese, l’impatto è stato più contenuto, a dimostrazione di come il fenomeno sia geograficamente concentrato e variabile in base alla prossimità con i grandi centri urbani italiani e alle abitudini di rifornimento dei frontalieri, che in Friuli Venezia Giulia beneficiano già di alcune agevolazioni regionali.
L’ipotesi di limiti agli acquisti per gli stranieri resta sul tavolo
Nonostante la decisione di non attingere alle riserve, il governo sloveno non abbassa la guardia. Il ministro Kumer ha lasciato intendere che, qualora la pressione della domanda estera dovesse persistere o intensificarsi, esistono meccanismi alternativi per gestire l’emergenza senza mettere in crisi l’approvvigionamento per i residenti. Tra questi, l’ipotesi più concreta e dibattuta è quella di introdurre un limite alla quantità di carburante acquistabile da cittadini stranieri presso le pompe di confine. Una misura che, se adottata, rischierebbe di aprire un contenzioso informale con i Paesi vicini, sollevando non poche perplessità in merito alla libera circolazione delle merci e dei servizi all’interno del mercato unico europeo, un tema già sensibile in una regione come quella balcanica dove i controlli alle frontiere sono stati più volte reintrodotti per motivi di sicurezza.
Al momento, comunque, la situazione è sotto controllo. I distributori, dopo i timori dei giorni scorsi, hanno ripreso a funzionare regolarmente e i gestori assicurano che le scorte sono state ripristinate. L’esecutivo di Robert Golob, pur monitorando costantemente l’evolversi degli eventi, ha quindi scelto una linea prudente, preferendo non ricorrere a misure straordinarie come lo svincolo delle riserve petrolifere, un’opzione che rimane comunque in una sorta di "lista di attesa" e che potrebbe essere attivata in futuro qualora le dinamiche del mercato globale o un’ulteriore impennata dei prezzi dovessero mettere nuovamente a dura prova la capacità logistica del sistema di distribuzione sloveno. Per ora, a vincere è stata la convinzione che il mercato, se supportato da una regia attenta, possa ancora assorbire gli shock senza bisogno della stampella statale.




