Caro-carburanti, il Veneto regione virtuosa ma i consumatori parlano di speculazione
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Redazione Economia
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Il dato, per quanto parziale e legato a una fotografia scattata in una singola giornata, restituisce un quadro a due velocità: da un lato il Veneto, che l’Associazione Nazionale Consumatori cita come esempio di moderazione per la benzina ferma a 1,744 euro al litro; dall’altro, un Nord Est martoriato da rincari che sembrano non conoscere tregua. La stessa rielaborazione dei dati del Mimit, aggiornata al 2 aprile, mostra infatti come Bolzano si confermi la maglia nera indiscussa per il gasolio: lì, fuori dalle autostrade, un litro arriva a costare 2,12 euro. Un primato che non sorprende più, dicono gli addetti ai lavori, ma che inizia a pesare come un macigno sulle attività economiche della zona.
Eppure, c’è un’altra graduatoria, meno visibile ma altrettanto significativa, che riguarda le autostrade: qui il gasolio vola a 2,144 euro al litro, la benzina a 1,827, e nessuna regione sembra immune da questi rincari. L’Alto Adige, però, continua a tenere saldamente la posizione più critica, affiancato dal Friuli Venezia Giulia che oggi supera quota 2,1 euro (2,103 per la precisione) e dal Trentino, terzo in classifica con 2,096 euro. Un podio amaro, insomma, dove il prezzo del diesel diventa ogni giorno più simile a un’emergenza nazionale. I consumatori, dal canto loro, non hanno dubbi: «Continuano le speculazioni», ripetono senza mezzi termini, riferendosi a una dinamica di mercato che appare opaca e poco controllata.
L’urlo delle categorie e la tensione con il governo
Nel frattempo, il mondo dell’autotrasporto – che del gasolio ha fatto la propria linfa vitale – alza il tono dello scontro con l’esecutivo. A parlare chiaro è Uggè della FAI, il quale avverte: o si trovano correttivi immediati, o sarà scontro aperto. Oggetto del contendere, ancora una volta, è l’aumento dei prezzi alla pompa, attualmente tamponato – ma solo in parte – dal taglio delle accise. Una misura, quest’ultima, che scadrà il prossimo 7 aprile e che il governo potrebbe decidere di prorogare, pur consapevole del costo elevato per le casse dello Stato. In caso contrario, nessuno può escludere un’impennata ulteriore, già definita insostenibile dalle associazioni di categoria.
Non si tratta soltanto di numeri, ma di mezzi pesanti che ogni giorno percorrono migliaia di chilometri: un aumento di pochi centesimi al litro si traduce in migliaia di euro in più sui bilanci delle imprese. Per questo la tensione cresce, e le parole di Uggè non sembrano un semplice avvertimento ma quasi un ultimatum. «Non vediamo la fine di quest’incubo», è l’urlo che arriva da più parti, mentre i rincari continuano a mordere senza soluzione di continuità. Bolzano, in questo senso, rappresenta l’emblema di una crisi che non accenna a placarsi: lì il gasolio più caro d’Italia tocca quota 2,212 euro al litro secondo alcune rilevazioni, un dato che fa impallidire anche i più pessimisti.
Prezzi in autostrada e il peso sul pieno
Se si escludono le autostrade – dove la benzina è già arrivata a 1,827 euro al litro – il quadro resta comunque drammatico. Il Codacons, altra associazione per la tutela dei consumatori, stima un prezzo medio nazionale del diesel a 2,085 euro al litro, mentre la benzina si attesta su 1,76. Numeri che, sommati al consumo quotidiano di chi usa l’auto per lavorare, disegnano una realtà fatta di sacrifici e rinunce. Ma è in Alto Adige che il costo del “pieno” diventa quasi un lusso: 2,120 euro al litro per il gasolio, una cifra che spinge molti automobilisti a valicare i confini provinciali pur di rifornirsi a condizioni meno proibitive.
Il Friuli Venezia Giulia (2,103) e il Trentino (2,096) non sono da meno, e insieme a Bolzano formano quel triangolo dei rincari che tiene banco nelle cronache economiche degli ultimi giorni. Nessuna regione del Centro-Sud, almeno per ora, raggiunge livelli simili. Un divario geografico che alimenta interrogativi sulla trasparenza del mercato e sul ruolo delle accise, mai così discusso come in queste settimane. I consumatori, dal canto loro, continuano a denunciare «speculazioni» senza però fornire prove certe, limitandosi a segnalare comportamenti anomali dei gestori degli impianti.
La regione virtuosa e il peso delle accise
Veneto, dunque, regione virtuosa per la benzina: 1,744 euro al litro rappresentano un’eccezione positiva in un panorama nazionale dominato dai rincari. Un dato che non sfugge all’Associazione Nazionale Consumatori, la quale sottolinea come alcune realtà locali riescano a mantenere prezzi più bassi nonostante la pressione fiscale e gli aumenti delle materie prime. Tuttavia, la stessa associazione ricorda che il gasolio resta il vero banco di prova: lì le differenze territoriali si fanno più marcate, e la forbice tra Bolzano e altre province italiane supera ampiamente i trenta centesimi al litro.
Sullo sfondo, la questione delle accise torna prepotentemente d’attualità. Il governo, che deve decidere entro il 7 aprile se prorogare il taglio, si trova stretto tra l’esigenza di contenere il debito pubblico e la pressione sociale di un intero settore – quello dell’autotrasporto – pronto a mobilitarsi. Uggè è stato chiaro: senza correttivi, sarà scontro. E mentre i prezzi continuano a salire, anche solo di pochi centesimi al giorno, l’incubo per chi vive sulla strada diventa ogni mattone più pesante. Nessuna conclusione, solo fatti e numeri: da una parte il Veneto virtuoso, dall’altra un Nord Est che paga il prezzo più alto.




