Caro-carburanti, il Veneto regione virtuosa ma i consumatori denunciano: «Speculazioni in corso»
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Redazione Economia
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La mappa dei prezzi alla pompa, aggiornata ai dati del 2 aprile elaborati dal Mimit, consegna un’Italia a due velocità: da un lato il Veneto, che l’Associazione Nazionale Consumatori cita come esempio di «regione virtuosa» per la benzina ferma a 1,744 euro al litro, dall’altro le province autonome di Bolzano, Trento e il Friuli Venezia Giulia, dove il gasolio tocca vette da record. È proprio l’Alto Adige, infatti, a strapparsi la “maglia nera” dei rincari: 2,12 euro al litro per il diesel, una soglia che nessun’altra regione italiana raggiunge se si escludono le autostrade. Subito dietro, il Friuli Venezia Giulia sfonda quota 2,1 euro (2,103 per la precisione) e il Trentino si attesta a 2,096. Un podio amaro, insomma, che racconta di un pieno sempre più salato per chi abita o transita lungo l’arco alpino.
Ma il dato che più allarma gli esperti – e che emerge anche dall’analisi del Codacons – è la velocità di crescita. Il prezzo medio nazionale del gasolio ha infatti raggiunto 2,085 euro al litro, mentre la benzina viaggia a 1,76. Un rincaro che, in Valle d’Aosta, ha registrato nelle ultime ventiquattr’ore il balzo più significativo: l’Unione nazionale consumatori calcola che un pieno di 50 litri sia lievitato di 55 centesimi in un solo giorno. Nella regione alpina, adesso, il gasolio in modalità service costa 2,094 euro al litro e la benzina 1,760, confermando la Valle come uno dei territori più cari.
I conti della serva e il peso delle autostrade
A rendere ancora più complesso il quadro – e a innescare le reazioni delle associazioni – è il divario tra rete ordinaria e autostrade. Su questi ultimi tratti, infatti, il diesel supera abbondantemente i 2 euro toccando una media di 2,144 euro al litro, mentre la benzina arriva a 1,827. Un’eccezione che, secondo i consumatori, non trova giustificazioni nei soli costi di servizio. «Continuano le speculazioni», avverte l’Associazione Nazionale Consumatori, senza però addentrarsi in analisi tecniche: un’accusa generica ma pesante, che rilancia il sospetto di comportamenti opportunistici lungo la filiera.
Il grido della Cisal: «Inconcludenza politica» e l’effetto domino sui prezzi
Dalla Sicilia, intanto, arriva una denuncia che sposta il tiro dal dato statistico alle conseguenze sociali. La Cisal di Catania, per bocca del segretario provinciale Giovanni Lo Schiavo, parla di «situazione paradossale e drammatica» per l’impennata dei prezzi tra marzo e aprile 2026. «L’aumento esponenziale dei costi di trasporto – afferma – si riversa inevitabilmente sui beni di prima necessità, generando una pericolosa inflazione indiretta». Un’affermazione, quest’ultima, che collega direttamente il caro-carburanti alla perdita di potere d’acquisto delle famiglie, senza però citare provvedimenti o responsabilità politiche precise se non una generica «inconcludenza» della politica.
La Pasqua amara dei catanesi e il divario Nord-Sud che non c’è
A Catania, dove l’imminenza delle festività pasquali amplifica il malumore, il rincaro viene percepito con particolare asprezza. Tuttavia, a differenza di quanto si potrebbe immaginare, non esiste un confine netto tra Nord e Sud: i prezzi più alti si registrano infatti nelle regioni settentrionali, con Bolzano in testa, mentre il Meridione – pur soffrendo per i minori redditi – presenta una forbice inferiore. È un’inversione di tendenza che smonta molte semplificazioni: il Veneto virtuoso convive con l’Alto Adige da record, e la Valle d’Aosta scala posizioni in classifica non per la benzina ma per i rincari giornalieri del gasolio. Resta, sullo sfondo, la consapevolezza che ogni centesimo aggiunto alla pompa finisce per moltiplicarsi lungo la catena logistica, alimentando una spirale i cui effetti, come denunciato dalla Cisal, si misurano al supermercato.




