Booking nel mirino degli hacker: rubati dati sensibili, il Codacons si prepara alla battaglia legale
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Redazione Economia
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L’associazione dei consumatori, attraverso una nota diffusa nelle ultime ore, ha annunciato un intervento legale mirato a tutelare gli utenti che dovessero subire conseguenze patrimoniali a causa dell’esfiltrazione dei dati. «Siamo pronti alla battaglia legale contro Booking – si legge nel comunicato – per conto di tutti i clienti che subiranno danni a seguito dell’hackeraggio». La posizione del Codacons, che definisce l’accaduto come un episodio molto grave capace di smascherare le fragilità informatiche delle grandi multinazionali del web, si inserisce in un contesto di crescente allarme tra i viaggiatori; molti di loro, infatti, hanno già ricevuto notifiche ufficiali dalla piattaforma che li avvisano di possibili accessi non autorizzati ai propri profili.
La dinamica della violazione e i dati sottratti
La notizia, inizialmente rilanciata dal quotidiano “The Guardian” e successivamente confermata da diverse testate specializzate, ha messo in luce una falla che ha permesso a terze parti di entrare in possesso di informazioni riservate. Secondo quanto ricostruito, non si è trattato di un attacco diretto ai server centrali del colosso olandese, ma piuttosto di una compromissione che ha coinvolto le credenziali di accesso di alcuni partner ricettivi; una volta dentro il sistema, i malintenzionati hanno potuto visualizzare le conversazioni private e i dettagli delle prossime scadenze. I dati sottratti includono, come confermato dalle mail inviate agli interessati, non solo i nominativi completi e gli indirizzi email, ma anche i numeri telefonici e i codici identificativi delle prenotazioni.
Booking.com ha tenuto a precisare, in un comunicato stampa, che i dati finanziari relativi alle carte di credito – almeno stando ai controlli effettuati fino a questo momento – non sarebbero stati toccati dall’intrusione, offrendo così un parziale sollievo agli utenti preoccupati per eventuali addebiti fraudolenti. Il messaggio inviato agli utenti, che ha innescato il panico sui social network, non specifica tuttavia né la data esatta in cui l’attacco è avvenuto né la durata per cui gli hacker sono rimasti all’interno dell’infrastruttura digitale, una circostanza, quest’ultima, che complica la valutazione dell’effettiva portata del danno.
Le immediate contromisure tecniche dell’azienda
Per arginare il pericolo e impedire che i criminali informatici potessero modificare o cancellare i soggiorni già confermati, la società ha proceduto a un reset forzato dei PIN associati alle singole transazioni. In pratica, ogni cliente coinvolto ha ricevuto un nuovo codice di sicurezza, un accorgimento tecnico che neutralizza la possibilità per l’attaccante di accedere nuovamente all’area riservata della prenotazione. Un portavoce dell’azienda ha dichiarato che, una volta rilevate le attività sospette, i team interni hanno immediatamente attivato le procedure per contenere l’incidente e hanno informato le autorità di regolamentazione competenti, con sede nei Paesi Bassi, rispettando i rigidi protocolli imposti dal Gdpr.
Nonostante la celerità nell’adozione di queste misure difensive, resta ancora oscuro il numero esatto degli utenti coinvolti dal data breach; molte delle segnalazioni, infatti, provengono da viaggiatori sparsi in diverse nazioni, suggerendo che l’attacco abbia avuto una portata globale. La piattaforma, che lo scorso anno ha sfiorato i 180 miliardi di dollari di prenotazioni lorde, si trova ora a dover gestire non solo una crisi tecnica ma anche una crisi di fiducia, visto che la vulnerabilità sfruttata sembra risiedere proprio nell’interfaccia di comunicazione tra l’host e l’ospite, storicamente considerata uno dei punti di forza del servizio.
Il rischio concreto delle truffe mirate
L’elemento di maggiore preoccupazione, sollevato più volte anche dal Codacons, riguarda il potenziale uso illecito delle informazioni sottratte per costruire truffe di ingegneria sociale particolarmente credibili. Chi ha una camera prenotata per i prossimi giorni potrebbe ricevere, via email o attraverso applicazioni di messaggistica come WhatsApp, comunicazioni apparentemente autentiche; questi messaggi, citando dati reali come il nome della struttura, le date del check-in e il numero della camera, cercheranno di estorcere un nuovo pagamento o di carpire i codici di accesso ai conti correnti. Già nelle scorse ore, diversi utenti hanno segnalato di essere stati contattati da finti operatori che, sfruttando la credibilità data dal possesso di questi dettagli privati, richiedevano una verifica immediata dei dati di fatturazione pena la cancellazione della vacanza.
L’associazione dei consumatori ha quindi invitato gli utenti a prestare la massima attenzione a ogni comunicazione ricevuta, ricordando che nessuna società seria richiede mai dati sensibili o pagamenti aggiuntivi attraverso canali non ufficiali come le chat di messaggistica istantanea. La battaglia legale che si preannuncia servirà, nelle intenzioni del Codacons, a stabilire un principio di responsabilità oggettiva per i giganti del turismo online, i quali – pur di offrire un servizio capillare – finiscono talvolta per delegare a terzi la custodia dei dati più preziosi dei propri clienti.




