Booking, l’attacco hacker mette a nudo i dati dei viaggiatori e ora scattano le prime truffe

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il colosso olandese delle prenotazioni online, Booking.com, ha confermato nelle ultime ore un accesso non autorizzato ai propri sistemi, una violazione che – stando a quanto ricostruito – ha esposto le informazioni sensibili di una quota, per ora non quantificata, della propria utenza. La stessa piattaforma, in una comunicazione ufficiale inviata via posta elettronica agli interessati, ha parlato di “attività sospette” legate ad alcune prenotazioni, ammettendo che terze parti non autorizzate potrebbero essere riuscite a visualizzare dettagli che vanno ben oltre il semplice nome dell’ospite. L’azienda, che opera in oltre duecento paesi e gestisce milioni di inserzioni, ha precisato di essere intervenuta “tempestivamente” non appena individuata l’anomalia, cercando di arginare l’emorragia di dati che, secondo le prime ricostruzioni, include nomi, indirizzi email, numeri telefonici e persino i dettagli delle prenotazioni in corso.

Dati personali e comunicazioni private finite nelle mani sbagliate

A finire nel mirino degli hacker non sarebbero stati – a differenza di quanto accaduto in altri celebri data breach – i dati finanziari o le coordinate delle carte di credito degli utenti, ma piuttosto il patrimonio informativo legato ai viaggi e alle interazioni con le strutture ricettive. La società ha infatti chiarito che l’accesso illecito ha riguardato le informazioni condivise con gli hotel, inclusi eventuali messaggi scambiati tra ospite e struttura, un dettaglio, quest’ultimo, che rende i criminali informatici particolarmente pericolosi in questa fase successiva all’attacco. Il furto, insomma, ha fornito agli aggressori un quadro preciso delle prenotazioni: sanno dove si andrà, per quanto tempo, e conoscono i numeri di telefono o le email delle vittime. La società, nel tentativo di mettere al sicuro i profili ancora a rischio, ha provveduto al reset forzoso dei PIN associati alle singole prenotazioni, una mossa che, se da un lato blocca modifiche indesiderate ai soggiorni, non cancella però la copia dei dati già sottratta.

Il vettore d’attacco, un fianco scoperto tra hotel e clienti

Sebbene Booking non abbia divulgato report tecnici dettagliati sulla natura della falla, gli esperti di cybersecurity che stanno monitorando il fenomeno suggeriscono un modus operandi ormai consolidato nel settore dei viaggi. L’ipotesi più accreditata, suffragata da episodi simili verificatisi negli ultimi mesi, è quella di una compromissione a cascata che parte proprio dalle strutture ricettive partner: gli hacker, utilizzando kit di phishing mirati, avrebbero carpito le credenziali di accesso degli albergatori per poi navigare nei sistemi di prenotazione e prelevare i dati dei clienti. Una volta in possesso delle informazioni reali, i malintenzionati si trasformano in abili truffatori: contattano i viaggiatori su WhatsApp o via SMS, spesso a ridosso del check-in, spacciandosi per l’hotel o per l’assistenza Booking, e chiedono un pagamento urgente per confermare il soggiorno o sbloccare una pratica.

L’allarme phishing e la posizione della piattaforma

La Polizia Postale, che da tempo monitora il fenomeno delle truffe legate al turismo online, ha lanciato un avvertimento preciso: le attività di hacking riguardano ormai piattaforme diffusissime, e i dati sottratti in questo frangente – numeri di telefono, mail e dettagli delle prenotazioni – sono il carburante ideale per rendere credibili i tentativi di phishing. Booking.com, nella sua nota ufficiale, ha ribadito con forza una regola aurea per i propri utenti: l’azienda non chiederà mai, né via telefono né tramite messaggistica istantanea come WhatsApp, i dati della carta di credito o un bonifico diverso dalle modalità di pagamento già specificate nella conferma di prenotazione. È proprio su questo fronte, quello della comunicazione fraudolenta, che si gioca la partita più insidiosa per i viaggiatori; con i referenti autentici in possesso degli stessi dettagli dei criminali, distinguere una richiesta lecita da una truffa diventa un esercizio di elevata difficoltà tecnica.

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