La rabbia di una madre nel processo sul crollo del Ponte Morandi: "A Castellucci sputerei in faccia"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Genova, 26 marzo 2025 – "Gli sputerei in faccia". Con queste parole, asciutte e cariche di dolore, Paola Vicini, madre di Mirko – l’ultima vittima estratta dalle macerie del Ponte Morandi – ha reagito alle dichiarazioni dell’ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, Giovanni Castellucci, nel processo che indaga sul crollo del 14 agosto 2018. Un disastro che costò la vita a 43 persone, tra cui suo figlio, e che ancora oggi, a quasi sette anni di distanza, continua a scavare ferite profonde.

Castellucci, nel suo intervento spontaneo davanti al tribunale, ha ribadito la posizione già espressa in precedenza: "Ci sentiamo responsabili, perché avevamo la custodia di quel bene, ma la colpa è un’altra cosa". Un distinguo che, per i familiari delle vittime, suona come un tentativo di eludere le proprie responsabilità. "Lui è andato a cena la sera stessa del crollo, io aspettavo il cadavere di mio figlio", ha detto Vicini, con una voce spezzata dall’emozione ma ferma nella sua indignazione. "Meno male che lui è sollevato. Noi, invece, il peso ce lo portiamo addosso ogni giorno. Lui è libero da sei anni, noi siamo all’ergastolo".

Le parole della madre di Mirko, che ha atteso giorni prima di poter dare un ultimo saluto al figlio, tra gli obitori affollati e le macerie ancora fumanti, risuonano come un atto d’accusa contro quello che viene percepito come un distacco inaccettabile da parte di chi, all’epoca dei fatti, era ai vertici della gestione dell’infrastruttura. "A me non ha dato niente", ha aggiunto Vicini, riferendosi alle dichiarazioni dell’ex manager. "Noi dei suoi soldi non sappiamo che farcene".

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