Crollo ponte Morandi, la sentenza: l'ex ad di Autostrade Castellucci condannato a 12 anni
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Redazione Interno
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A quasi otto anni dal tragico 14 agosto 2018, quando il viadotto Polcevera, meglio noto come ponte Morandi, collassò sulla autostrada A10 uccidendo 43 persone, il Tribunale di Genova ha emesso la sentenza di primo grado al termine di un processo durato quattro anni. Il presidente del collegio giudicante, Paolo Lepri, ha letto il dispositivo in un'aula gremita, ponendo fine a una delle pagine giudiziarie più complesse e attese della storia recente del nostro paese.
Tra i 57 imputati chiamati a rispondere del disastro, spiccava la figura di Giovanni Castellucci, ai tempi dei fatti amministratore delegato di Autostrade per l'Italia (Aspi), per il quale la procura aveva richiesto una pena di 18 anni e sei mesi di reclusione.
La condanna effettiva inflitta al manager è stata di 12 anni di carcere, una pena che si aggiunge a quella già definitiva di 6 anni ricevuta nel 2025 per un altro drammatico episodio riguardante la sicurezza delle infrastrutture autostradali, ovvero l'incidente del viadotto Acqualonga in provincia di Avellino, costato la vita a 40 persone precipitate con un autobus nel vuoto.
Le motivazioni e i capi di imputazione
La sentenza emessa dal giudice Lepri ha ricostruito le responsabilità penali dell'ex amministratore delegato, condannandolo per i reati di crollo colposo e omicidio stradale, reato quest'ultimo che ha assorbito quello di omicidio colposo semplice. La Procura aveva sostenuto con forza la tesi di una gestione negligente e di una mancata manutenzione delle strutture, elementi che avrebbero contribuito in maniera determinante al cedimento del viadotto progettato dall'ingegnere Riccardo Morandi.
La difesa, che si era battuta per dimostrare l'assenza di nesso causale tra le scelte operative della società concessionaria e il collasso della struttura, aveva sempre parlato di un evento imprevedibile dovuto a problematiche intrinseche del calcestruzzo e alle sollecitazioni del traffico. Tuttavia, il collegio giudicante ha ritenuto sussistenti le colpe attribuite all'allora vertice di Aspi, stabilendo una linea di continuità tra la carenza di controlli e l'inefficacia degli interventi di consolidamento e la catastrofe che sconvolse la città di Genova e l'intera nazione.
Le vittime e il ricordo dei quattro amici di Torre del Greco
Tra le 43 vittime accertate del crollo, un commosso ricordo è stato riservato ai quattro giovani amici originari di Torre del Greco, partiti insieme per un viaggio verso la Liguria con l'intenzione di trascorrere qualche giorno di vacanza lontano dalla routine. Giovanni Battiloro, Matteo Bertonati, Gerardo Esposito e Antonio Stanzione si trovavano a bordo della loro automobile nel momento esatto in cui il ponte cedette, precipitando nel vuoto insieme a decine di altri automobilisti.
La loro storia umana, fatta di entusiasmo e di musica accompagnata dalle risate di chi si appresta a godersi un meritato riposo, si è spezzata bruscamente quel mattino d'agosto, lasciando un vuoto incolmabile nelle rispettive famiglie e in un'intera comunità. Ancora oggi, il rito della commemorazione si ripete ogni anno alle 11.36, l'ora esatta in cui il viadotto collassò, un momento di raccoglimento che tiene viva la memoria e testimonia l'affetto indelebile verso quei ragazzi scomparsi troppo presto.
Le dinamiche processuali e l'assenza di Castellucci
Il verdetto di primo grado arriva dopo una lunga fase dibattimentale che ha visto alternarsi numerosi consulenti tecnici, periti e una mole impressionante di documenti tecnici sulla progettazione e sulla manutenzione del ponte. L'udienza odierna ha registrato l'assenza di Giovanni Castellucci, che non era presente in aula al momento della lettura del dispositivo, scelta che molti osservatori hanno interpretato come un segno della distanza ormai consolidata del manager rispetto alle aule giudiziarie.
La condanna, sebbene inferiore rispetto alla richiesta dell'accusa, rappresenta comunque un punto di svolta sostanziale nell'iter giudiziario, anche se la parola passa ora al giudizio di secondo grado, dove le parti potranno presentare le proprie controdeduzioni. Il Tribunale ha inoltre disposto pene detentive per altri imputati, tra cui l'ex direttore della vigilanza del Mit Paolo Coletta, condannato a cinque anni di reclusione, e altre figure di rilievo coinvolte nella gestione della sicurezza della tratta autostradale, configurando così un quadro di responsabilità articolato a vari livelli.




