Harvard porta Trump in tribunale: "Taglio ai fondi è un abuso di potere"
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Redazione Esteri
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L’università di Harvard ha deciso di sfidare apertamente l’amministrazione Trump, presentando un ricorso in tribunale contro la decisione di bloccare oltre due miliardi di dollari di finanziamenti federali destinati alla ricerca. Quella che era iniziata come una battaglia politica si è trasformata in uno scontro legale, con l’ateneo che accusa il presidente di aver agito in modo “arbitrario” e di aver violato il Primo Emendamento, calpestando l’autonomia accademica.
Secondo quanto riportato nel documento di 51 pagine, depositato presso la corte federale, Trump avrebbe utilizzato i fondi pubblici come strumento di ritorsione per imporre un maggiore controllo sulle politiche interne dell’università. “La minaccia è illegale e supera i poteri del governo”, ha dichiarato il presidente di Harvard, Alan M., in un post su Facebook, sottolineando come la mossa dell’esecutivo rappresenti un pericoloso precedente.
La controversia affonda le radici nella crociata lanciata dalla Casa Bianca contro alcune delle più prestigiose istituzioni accademiche del Paese, accusate di non contrastare adeguatamente l’antisemitismo nei campus. Una posizione che, secondo Harvard, nasconderebbe invece il tentativo di influenzare programmi didattici e criteri di assunzione, limitando di fatto la libertà di insegnamento.
Non è la prima volta che l’ateneo, il più antico degli Stati Uniti e tra i meglio finanziati al mondo, si trova a difendere la propria indipendenza dalle ingerenze politiche. Ma questa volta la posta in gioco è più alta: il blocco dei fondi rischia di paralizzare decine di progetti scientifici, con ripercussioni che andrebbero ben oltre i confini del campus.
Il New York Times, che per primo ha riportato la notizia, evidenzia come la causa sollevi questioni costituzionali delicate, legate ai limiti del potere esecutivo in materia di istruzione. Se da un lato l’amministrazione Trump insiste sulla necessità di “proteggere gli studenti dalle discriminazioni”, dall’altro gli avvocati di Harvard sostengono che la mera minaccia di tagliare i finanziamenti costituisca già di per sé un atto intimidatorio.




