Incidente sul Pasubio: Giosuè e Sofia muoiono in montagna
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Redazione Interno
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Nel corso di un incidente sul Pasubio hanno perso la vita due giovani escursionisti impegnati in un’uscita in montagna sulle pareti del Sojo d’Uderle, dove si è consumata la tragedia che ha coinvolto Giosuè Baldissera e Sofia Dalle Nogare. I due, rispettivamente di 26 e 24 anni, stavano affrontando una salita nella zona dello Spigolo Boschetti-Zaltron quando sono precipitati nel vuoto durante l’escursione. La notizia ha rapidamente raggiunto le comunità di origine, tra Schio e Thiene per Sofia e l’area dell’Altopiano per Giosuè, riportando l’attenzione su una giornata che doveva essere dedicata alla passione per la montagna e si è trasformata in un dramma improvviso. Entrambi erano legati in modo profondo alle attività all’aria aperta e frequentavano abitualmente ambienti alpini.
Due vite legate alla montagna e alle passioni personali
era un giovane vigile del fuoco in servizio al distaccamento di Asiago e viveva tra la città e il quartiere di Laghetto. Aveva costruito un forte legame con la natura, in particolare con i fiumi, tema che aveva scelto anche per la sua tesi di laurea in Scienze Geologiche conseguita all’Università di Padova nel 2023. Il lavoro, intitolato “Idrografia e città: management fluviale a Vicenza negli ultimi 150 anni”, raccontava la sua attenzione per l’ambiente e per i corsi d’acqua, elementi centrali della sua formazione e della sua passione personale.
Accanto a lui, nello stesso tragico incidente sul Pasubio, ha perso la vita, 24 anni, nuotatrice agonista e figura conosciuta nell’ambiente sportivo tra Schio e Thiene. Avrebbe compiuto 25 anni il 4 agosto e divideva la sua quotidianità tra il lavoro in piscina alla Campagnola e la passione per lo sport. Alla nuotatrice si affiancava un forte interesse per l’alpinismo, attività che praticava con continuità e nella quale aveva anche aperto alcune vie di arrampicata, segno di un rapporto diretto e costante con la montagna.
La dinamica dell’incidente sul Pasubio tra Sojo d’Uderle e Spigolo Boschetti-Zaltron
La tragedia si è verificata sulle pareti del, in particolare nell’area del Sojo d’Uderle e lungo lo Spigolo Boschetti-Zaltron, un percorso frequentato da escursionisti esperti. Durante l’uscita, i due giovani sono precipitati nel vuoto mentre affrontavano la salita, in un contesto che unisce passaggi tecnici e ambienti esposti tipici della zona alpina. L’incidente sul Pasubio ha interrotto una giornata iniziata con l’obiettivo di vivere la montagna in uno dei suoi itinerari più conosciuti e impegnativi.
La diffusione della notizia ha raggiunto rapidamente i territori di origine dei due giovani, dove Giosuè e Sofia erano conosciuti per le loro attività e passioni. Nelle ore successive all’incidente, il racconto si è concentrato sulla dinamica dell’escursione e sul fatto che entrambi si trovassero esattamente nel luogo scelto per la loro attività, legati da una passione comune per l’ambiente montano e per lo sport. La tragedia ha coinvolto due percorsi di vita differenti ma accomunati dall’interesse per la natura e per le attività all’aria aperta.
Il ricordo tra Vicenza, Schio e l’ambiente sportivo e professionale
La notizia dell’incidente sul Pasubio ha attraversato rapidamente la provincia di Vicenza, dove le due vittime erano inserite in contesti diversi ma entrambi radicati nel territorio. Giosuè Baldissera era legato all’attività dei vigili del fuoco e alla ricerca scientifica in ambito geologico, mentre Sofia Dalle Nogare era conosciuta nel mondo del nuoto agonistico e nelle attività sportive legate alla piscina di Campagnola. Le loro vite si muovevano tra studio, lavoro e sport, con un elemento comune rappresentato dalla montagna e dall’attività fisica all’aperto.
Il ricordo si è diffuso tra Schio e Thiene per Sofia e nell’area dell’Altopiano per Giosuè, dove entrambi avevano costruito relazioni e percorsi personali. La dimensione dell’escursione sulle pareti del Pasubio si inserisce così in un contesto più ampio, fatto di passioni condivise e di una presenza costante negli ambienti naturali. L’incidente ha riportato l’attenzione su due giovani che avevano scelto di vivere le proprie passioni in modo diretto, tra sport, lavoro e montagna.




