Il Verona sprofonda, il Genoa vola: al Bentegodi decide la zampata di Vitinha

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La speranza, per l’Hellas, era durata lo spazio di una settimana, quel successo di Bologna che aveva illuso di poter riaprire un discorso salvezza che sembrava ormai archiviato. La realtà, però, si è ripresentata puntuale ieri pomeriggio tra le mura amiche del Bentegodi, stadio che per gli scaligeri sta assumendo i contorni di un campo minato. Contro un Genoa ordinato e cinico, la squadra di Paolo Sammarco ha infatti rimediato l’ennesima sconfitta interna, la seconda consecutiva in questo filotto di partite casalinghe che dovevano rappresentare la svolta e che invece hanno assunto i connotati di una via crucis. Un 0-2 netto, firmato da un estemporaneo guizzo di Vitinha e dal sigillo finale di Leo Ostigard, che spinge i liguri verso una salvezza sempre più concreta e getta i veneti in una crisi di risultati dalla quale, a nove giornate dal termine, appare complicatissimo uscire.

La partita, bisogna dirlo, non era iniziata sotto i peggiori auspici per i padroni di casa. I primi minuti avevano anzi disegnato un copione favorevole alla formazione di Sammarco, con un approccio aggressivo che al terzo minuto aveva prodotto un cross insidioso di Akpa Akpro terminato sul palo a portiere battuto. Un episodio che, se avesse trovato la via della rete, avrebbe probabilmente indirizzato il match su binari differenti. Il Genoa, dal canto suo, ha dimostrato la maturità di una squadra che sa di giocarsi una fetta importante del suo campionato, assorbendo la spinta iniziale senza scomporsi e rispondendo al decimo minuto con una conclusione di Ekuban, prontamente neutralizzata da Montipò. Da lì in poi, la partita è scivolata via in un equilibrio un po’ sterile, fatto di studio e di qualche errore tecnico di troppo, con le squadre che sembravano temersi più che cercarsi, in un primo tempo che si è chiuso a reti inviolate e senza particolari sussulti.

La svolta, come spesso accade in queste gare bloccate, è arrivata dalla panchina e in particolare dalla capacità di leggere la partita di Daniele De Rossi. Il tecnico rossoblù, che ha costruito la sua striscia positiva sulla solidità del gruppo, ha gettato nella mischia Vitinha al posto di un Ekuban apparso in ombra. Un cambio che si è rivelato decisivo nel giro di centoventi secondi: l’attaccante portoghese, ricevuta palla, ha calibrato un mancino dai trenta metri che nella sua traiettoria ha ingannato Montipò, forse non impeccabile nell’intervento ma certamente sorpreso dalla potenza e dalla precisione di un tiro che si è insaccato alla sua destra. Una giocata, l’ha definita Sammarco nel post-partita, da grande campione, capace di sparigliare le carte in un confronto che sembrava avviato verso lo 0. Un episodio che ha spezzato l’equilibrio e costretto il Verona a scoprirsi, generando quella reazione nervosa e poco lucida che ha portato, all’ottantaseiesimo, al raddoppio di Ostigard, abile a svettare su un calcio piazzato e a chiudere virtualmente la contesa.

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