Rubio: disponibili colloqui con l'Iran a margine dell'Assemblea Onu, ma nessun incontro fissato

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Gli Stati Uniti sono disponibili a intrattenere colloqui con la delegazione iraniana a margine della settimana dei vertici dell'81ª sessione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, a New York, ma al momento non è stato fissato alcun incontro.

Lo ha dichiarato il Segretario di Stato americano Marco Rubio, intervenendo ai microfoni dell'emittente Nbc, precisando che Washington è pronta a parlare «soprattutto se l'incontro può portare a qualcosa di positivo e, in prospettiva, permettere di raggiungere l'obiettivo ultimo di tutta questa vicenda, cioè che l'Iran non possa mai disporre dell'arma nucleare».

Le condizioni iraniane e la mediazione del Qatar

La posizione americana arriva mentre a New York è presente il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, partito con l'intenzione di difendere con fermezza le posizioni del suo Paese nel contesto del conflitto in corso con gli Stati Uniti. «Siamo usciti dalla guerra a testa alta e questo è motivo di dignità e orgoglio per tutti noi. Per questo difenderemo con decisione le nostre posizioni nei forum internazionali», ha dichiarato il capo dello Stato iraniano prima della partenza, secondo quanto riportato dalla televisione di Stato.

Teheran, attraverso i canali dei mediatori, ha fatto sapere di aver subordinato la riapertura dello Stretto di Hormuz entro sette giorni alla cessazione della pressione militare e alla revoca del blocco imposto ai propri porti. Il Qatar, insieme al Pakistan, ha confermato di aver scambiato diverse proposte per quasi due settimane per provare a far ripartire il confronto.

«Stiamo lavorando attraverso la nostra squadra di mediatori con Teheran e Washington per vedere se i colloqui possono riprendere», ha spiegato il portavoce del ministero degli Esteri qatariota Majed al-Ansari, aggiungendo che Doha ha ricevuto rassicurazioni da funzionari dell'amministrazione americana circa la volontà di raggiungere un'intesa.

Lo scenario del conflitto e le proteste fuori dal Palazzo di Vetro

Sullo sfondo resta il quadro di una guerra iniziata il 28 febbraio 2026, quando Stati Uniti e Israele hanno attaccato l'Iran, dando il via a una serie di ritorsioni che hanno coinvolto l'intera area mediorientale. La Marina americana ha imposto un blocco navale nello Stretto di Hormuz, mentre Teheran ha risposto con attacchi contro basi e interessi statunitensi nella regione.

Nella giornata di oggi, davanti alla sede delle Nazioni Unite, un gruppo di cittadini iraniani-americani ha manifestato contro l'attuale governo di Teheran, esibendo bandiere iraniane, slogan e cartelli con scritte come «no alla dittatura» e foto di Maryam Rajavi, presidente del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana. La protesta si è svolta in concomitanza con l'apertura del dibattito generale, che vede la partecipazione dei leader di decine di Paesi e che proseguirà nei prossimi giorni con interventi dedicati anche alla situazione in Medio Oriente.

La posizione di Washington e i colloqui con gli alleati del Golfo

Rubio, nel corso dell'intervista, ha ribadito che il nodo centrale resta il programma nucleare iraniano, definendo quello di Teheran un dossier che non può essere lasciato irrisolto. Il presidente americano Donald Trump, dal canto suo, ha in programma una serie di incontri con i rappresentanti dei sei Paesi arabi del Golfo — Bahrein, Kuwait, Qatar, Oman, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti — tutti interessati a una stabilizzazione dello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il commercio energetico mondiale e per le rotte del petrolio.

Sul tavolo dei colloqui figura anche una proposta qatariota per un'architettura di sicurezza regionale che coinvolga l'Iran e gli Stati del Golfo, esaminata in queste ore dalle parti coinvolte.

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