Paralimpiadi di Milano Cortina 2026, l'azzurro brilla tra le Tofane: secondo oro con Chiara Mazzel e decimo podio per Bertagnolli

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La macchina dei Giochi Paralimpici invernali, giunta ormai al suo quarto giorno di gare effettive tra le piste della Lombardia e del Veneto, continua a sfornare storie di atleti e di medaglie che, per la spedizione azzurra, stanno assumendo i contorni di una spedizione trionfale. Dopo il primo sigillo d’oro timbrato da Emanuel Perathoner nello snowboard cross, è stato il turno dello sci alpino, e in particolare della categoria riservata agli atleti ipovedenti, per regalare nuove gioie al pubblico di casa. La pista Olympia delle Tofane, teatro sabato scorso delle prime soddisfazioni in discesa libera, si è riconfermata un palcoscenico generoso per i colori azzurri, regalando una domenica di autentico spettacolo che ha visto l’Italia conquistare due medaglie preziose in poche ore, consolidando una posizione di rilievo nel medagliere generale.

Se la vigilia lasciava presagire una competizione equilibrata, con le forti rappresentanti austriache e slovacche pronte a insidiare le ambizioni italiane, la prova di Chiara Mazzel ha ribaltato ogni pronostico con una discesa autoritaria. La trentina delle Fiamme Gialle, già argento nella discesa di sabato, ha letteralmente dominato il supergigante femminile della categoria, fermando il cronometro sul tempo di 1 minuto, 14 secondi e 84 centesimi. Un tempo che ha lasciato poco spazio alle interpretazioni, consegnandole la medaglia d’oro e permettendole di salire sul gradino più alto del podio davanti alla sua rivale di sempre, l’austriaca Veronika Aigner (argento con un distacco di sei decimi), e alla slovacca Alexandra Rexova (bronzo, ma staccata di quasi cinque secondi).

La portata dell’impresa, per Mazzel, va ben oltre il dato meramente cronometrico. La sciatrice, che condivide con la sua guida Nicola Cotti Cottini un’intesa che va al di là del semplice rapporto tecnico, ha dovuto fare i conti con un imprevisto che avrebbe potuto compromettere l’intera gara. Come lei stessa ha raccontato a caldo, al termine della ricognizione del tracciato, un fortissimo mal di testa l’aveva colta di sorpresa, al punto da farle quasi decidere di non presentarsi al cancelletto di partenza. La gestione di questa difficoltà, trasformata in una prova di forza mentale oltre che fisica, ha reso l’oro ancora più dolce, una rivincita personale dopo il secondo posto di sabato e una risposta di carattere alle avversarie che l’avevano preceduta in discesa.

Poco dopo il trionfo di Mazzel, è stato il turno di un altro fuoriclasse assoluto di questo sport di scrivere una pagina importante della sua già ricca carriera. Giacomo Bertagnolli, in coppia con la guida Andrea Ravelli, ha conquistato la medaglia d’argento nel supergigante maschile, andando a completare una domenica perfetta per il movimento italiano. Per il 29enne trentino, portacolori delle Fiamme Gialle come la sua compagna di squadra, si è trattato della decima medaglia paralimpica in carriera, un traguardo che lo consacra nell’olimpo dello sci azzurro. Un’impresa resa ancora più affascinante dal margine risicatissimo che lo ha separato dall’oro: a spuntarla, per soli sedici centesimi di secondo, è stato l’austriaco Johannes Aigner, con il canadese Kalle Ericsson che ha completato il podio chiudendo a un secondo e trenta di distacco.

La sinergia perfetta tra atleta e guida, un legame fatto di fiducia e velocità

Per comprendere appieno il valore di questi risultati, bisogna addentrarsi nella complessa dinamica che caratterizza le gare per ipovedenti. Non si tratta semplicemente di sciare forte, ma di instaurare un rapporto di fiducia assoluta con chi, precedendo l’atleta di qualche metro, ne diventa a tutti gli effetti gli occhi, descrivendo le variazioni del terreno, le curvature e i cambi di pendenza attraverso un caschetto radio. Nicola Cotti Cottini, la guida di Chiara Mazzel, ha spiegato bene questa intima connessione, paragonando il loro ruolo anche a quello di psicologi, capaci di leggere le tensioni e di infondere la giusta carica prima di lanciarsi in pista a cento chilometri all’ora. È una danza sincronizzata dove l’errore di comunicazione non è contemplato, e la vittoria diventa il frutto di un lavoro di squadra che va avanti per anni, fatto di allenamenti condivisi e di una conoscenza reciproca che sfiora la simbiosi.

Il risultato ottenuto da Mazzel e Cotti Cottini, così come l’argento di Bertagnolli con Ravelli, sono l’espressione più alta di questa alchimia. L’emozione della guida azzurra, che ha sottolineato la determinazione in più mostrata dalla sua atleta rispetto alla gara di discesa, la dice lunga su quanto la componente mentale sia cruciale in queste competizioni. L’Italia, in questa disciplina, sta dimostrando di avere una scuola di altissimo livello, capace di esprimere coppie tecnicamente preparate e umanamente affiatate, in grado di competere e battere le tradizionali potenze dello sci mondiale come l’Austria, qui rappresentata dalla temibile Veronika Aigner. Una rivalità, quella con la famiglia Aigner, che sembra destinata a infiammare le classifiche anche nelle prossime gare, aggiungendo ulteriore pepe a un programma già ricco di emozioni.

Un movimento in crescita, oltre i riflettori dei grandi nomi

Al di là dei due podi che hanno fatto brillare gli occhi dei tifosi italiani, la terza giornata delle Paralimpiadi ha messo in luce anche la solidità di un movimento che non si limita ai suoi singoli campioni. La prova di Martina Vozza, l’altra azzurra in gara nel supergigante femminile, merita una menzione particolare: pur chiudendo al quarto posto e sfiorando il podio per meno di un secondo, la sua prestazione conferma la profondità del vivaio italiano nello sci alpino paralimpico. Non è scontato, per una nazionale, poter schierare più atlete competitive nella stessa disciplina, in grado di lottare per le posizioni che contano e di raccogliere l’eredità delle beniamine di casa quando queste incrociano i bastoncini da fermi.

Il medagliere, in questa fase iniziale della manifestazione, sorride dunque all’Italia, che grazie all’oro di Perathoner e Mazzel e agli argenti di Bertagnolli e della stessa Mazzel in discesa si è issata in una posizione di tutto rispetto. Ma più che la classifica a punti, ciò che colpisce è la maturità di una squadra che sta imparando a gestire la pressione di giocare in casa, trasformando il fattore pubblico e la familiarità con le piste in un vantaggio concreto e non in un peso. Le Olimpidi di casa, si sa, possono essere un’arma a doppio taglio; per ora, gli atleti paralimpici stanno dimostrando di saper maneggiare questa lama con la stessa precisione con cui affrontano i curvoni dell’Olympia delle Tofane.

La copertura televisiva e l’interesse del pubblico per l’evento

L’eco di questi successi è amplificata dalla massiccia copertura mediatica garantita dalla Rai, che ha deciso di puntare con decisione sull’evento trasmettendo le gare in chiaro su Rai 2 e Rai Sport e in streaming su RaiPlay. Una scelta che permette a un pubblico sempre più vasto di avvicinarsi a queste discipline, scoprendo storie di atleti la cui determinazione trascende il dato puramente sportivo. La possibilità di seguire in diretta le gesta di campioni come Mazzel e Bertagnolli contribuisce a creare un’identificazione emotiva che va oltre il tifo da stadio, trasformando le Paralimpiadi in un fenomeno capace di unire il paese e di accendere i riflettori su valori di resilienza e inclusione che troppo spesso faticano a trovare spazio nel dibattito pubblico.

Le prossime giornate di gara, con il proseguimento del programma di sci alpino e l’avvio di altre competizioni come il curling in carrozzina, diranno se questa abbondanza di metallo prezioso potrà continuare. Per ora, l’Italia paralimpica si gode il momento, forte di due medaglie d’oro che profumano di leggenda e di un atleta, Bertagnolli, che con la sua decima medaglia ha scritto un capitolo indelebile della propria storia sportiva. In attesa delle prossime discese, il vento che soffia sulle Dolomiti porta con sé un messaggio chiaro: questi Giochi, per lo sport azzurro, sono già un successo.

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