Il riscatto di Perathoner e l’emozione di Mazzel: l’Italia scopre i suoi eroi paralimpici

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Redazione Sport Redazione Sport   -   C’è una data che rimarrà scolpita nella memoria di questi Giochi di Milano-Cortina 2026, ed è quella di domenica 8 marzo, quando Emanuel Perathoner, con una discesa potente e pulita sul tracciato di snowboard cross, ha regalato all’Italia la prima medaglia d’oro di questa edizione. Un risultato che va ben oltre il semplice metallo pregiato, perché racconta una storia di resilienza e di rinascita che pochi conoscevano fino a ieri. Perathoner, altoatesino classe 1986, non è un volto nuovo dello sport invernale, avendo partecipato come olimpionico a Sochi 2014 e PyeongChang 2018; un brutto infortunio al ginocchio sinistro, subito nel 2021 e aggravato da quattro interventi chirurgici, lo aveva portato sulla via di una protesi, costringendolo di fatto a dire addio allo sci agonistico tradizionale. La scoperta del parasnowboard, avvenuta quasi per caso, gli ha permesso di reimmaginare la sua carriera, e ieri, sulla neve di casa, ha messo in fila l’australiano Ben Tudhope e il coreano Lee Jehyuk, dimostrando come la forza di volontà possa trionfare sulle avversità.

Ma il risveglio del medagliere azzurro era iniziato già ventiquattr’ore prima, con due acuti che avevano fatto ben sperare il pubblico e il Comitato italiano paralimpico. Nella discesa libera femminile categoria ipovedenti, disputatasi sulla pista Olympia delle Tofane di Cortina, la portabandiera Chiara Mazzel, in coppia con la guida Nicola Cotti Cottini, ha conquistato un argento dal sapore particolare: un secondo posto arrivato a soli 48 centesimi dall’austriaca Veronika Aigner, che ha fermato il cronometro su un tempo di 1’22”55. Per Mazzel, atleta delle Fiamme Gialle originaria di Cavalese, è la prima medaglia paralimpica della carriera, un traguardo reso ancora più dolce dalla presenza di tutta la famiglia sugli spalti. “Ci ho messo un mezzo secondino di troppo, sarebbe potuto essere oro, ma va bene così”, ha commentato a caldo la sciatrice, ricordando anche il supporto del suo storico maestro Fabrizio Casal, presente idealmente in questa avventura.

Nella stessa disciplina, ma al maschile, è arrivato il terzo squillo di tromba per lo stivale, con il bronzo di Giacomo Bertagnolli. Per il trentino di Cavalese, che con la guida Andrea Ravelli ha sfrecciato in 1’18”64, si tratta della nona medaglia in carriera ai Giochi, un bottino che lo consacra definitivamente tra i grandi dello sci mondiale. Alle sue spalle sono rimasti il canadese Kalle Ericsson e davanti a lui, inarrivabile, il solito Johannes Aigner, l’austriaco che con la sua guida Nico Haberl ha fatto incetta di metalli preziosi in queste prime battute. Bertagnolli, dal canto suo, pur ammettendo qualche piccola sbavatura nel suo tratto, ha preferito godersi il calore del pubblico di Cortina, consapevole che ogni podio a cinque cerchi ha un peso specifico inestimabile.

L’obiettivo dichiarato dal presidente del Cip, Marco Giunio De Sanctis, era quello di migliorare le sette medaglie complessive di Pechino 2022, puntando alla doppia cifra. Con queste prime tre incursioni sul podio, ottenute tutte nello sci alpino e nello snowboard, la spedizione azzurra ha già dato una chiara risposta in termini di competitività, portando a casa il primo oro che mancava dall’ultima edizione. I Giochi sono solo all’inizio e il programma prevede ancora gare di sci nordico a Tesero, di curling e di para ice hockey, dove la nazionale femminile e quella maschile proveranno a dire la loro rispettivamente contro Lettonia e Canada.

La notte magica di Chiara Mazzel

Non era semplice reggere il peso del tricolore e delle aspettative, eppure Chiara Mazzel ci è riuscita con la graffiante determinazione di chi non molla di un centimetro. Sulla neve dura delle Tofane, la sua discesa è stata un capolavoro di equilibrio e velocità, capace di tenerla incollata alla testa della gara fino all’ultimo intertempo. Poi lo scarto finale, quei 48 centesimi che separano un sogno d’oro da un argento comunque splendente, hanno premiato la regolarità della fuoriclasse austriaca Veronika Aigner. Per Mazzel, che aveva già vinto tre ori e due argenti iridati, questo podio rappresenta il coronamento di un percorso iniziato anni fa e reso possibile anche dal lavoro certosino delle guide, da Fabrizio Casal a Nicola Cotti Cottini, che in questi giorni le sussurra le traiettorie nel casco. Quinta l’altra azzurra in gara, Martina Vozza, che ha comunque dimostrato di potersela giocare con le migliori.

Bertagnolli, una questione di famiglia

Giacomo Bertagnolli non è nuovo a certe imprese, e il bronzo conquistato venerdì ne è l’ennesima conferma. Nona medaglia in carriera, numero che da solo basterebbe a riempire una carriera intera, ma che per lui rappresenta un trampolino verso nuove sfide. La sua discesa, seppur non perfetta, gli è valsa il terzo gradino del podio, con il tempo di 1’18”64 che lo ha piazzato dietro al canadese Kalle Ericsson e al fortissimo Johannes Aigner. La simbiosi con la guida Andrea Ravelli è ormai una certezza granitica per lo sci alpino italiano, e questo bronzo, arrivato a poche ore dall’argento di Mazzel, ha dato il la a una giornata memorabile per il movimento paralimpico. Insieme a loro, il programma di gare ha visto impegnati anche Federico Pelizzari e Renè De Silvestro, pronti a raccogliere il testimone in una rassegna che si preannuncia ricca di soddisfazioni.

Perathoner e il riscatto dopo l’infortunio

La storia di Emanuel Perathoner merita di essere raccontata perché racchiude in sé l’essenza dello spirito paralimpico. Ex olimpionico, costretto a lasciare lo snowboard tradizionale a causa di una protesi al ginocchio sinistro dopo un terribile infortunio in allenamento, non si è arreso. Ha scoperto quasi per caso il parasnowboard e in meno di quattro anni è diventato l’atleta più vincente della categoria SB-LL2, con 15 successi in Coppa del Mondo e due ori mondiali. Il suo oro a Milano-Cortina, arrivato con un distacco abissale di 2”14 sull’australiano Tudhope, è il simbolo di una rivincita personale e sportiva che difficilmente verrà dimenticata. Davanti ai suoi tifosi, sulle nevi di casa, ha dimostrato che la classe non è mai acqua, e che la forza di volontà può aprire porte che sembravano chiuse per sempre.

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