Ucraina, nuovi attacchi su Dnipro e Kharkiv: Kiev colpisce una raffineria russa, vertice sui Patriot a Parigi

Ucraina, nuovi attacchi su Dnipro e Kharkiv: Kiev colpisce una raffineria russa, vertice sui Patriot a Parigi
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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Dnipro, Kharkiv e Kryvyj Rih sono state di nuovo nel mirino degli attacchi russi. I droni di Mosca hanno colpito diversi palazzi residenziali, uccidendo tre persone e ferendone due, costringendo la popolazione a trascorrere l'intera notte nei rifugi a causa dei continui arrivi dei velivoli senza pilota.

I raid ucraini contro la raffineria di Syzran e le navi russe

Nel frattempo, Kyiv portava avanti le cosiddette "sanzioni a medio e lungo raggio", come le definisce Volodymyr Zelensky, colpendo per la terza volta da marzo la raffineria di Syzran. Si tratta di un impianto strategico che lavora 8,5 milioni di tonnellate di greggio ogni anno, producendo benzina, gasolio e carburante per aerei. Una densa colonna di fumo nero si è alzata sull'impianto, dove continuavano le esplosioni.

Gli attacchi ucraini non hanno risparmiato neppure le navi che trasportano greggio e carburanti, in transito nel Mar d'Azov, nei pressi del Ponte di Kerch, e nel Mar Nero. Dieci petroliere e quattro traghetti, che da settimane non trasportano più passeggeri verso la Crimea, sono stati centrati dai droni marini, che in pochi giorni hanno colpito circa 90 imbarcazioni. Secondo quanto dichiarato dal comandante delle Forze dei sistemi aerei senza pilota di Kiev, Robert Brovdi, il 12 luglio l'Ucraina ha colpito 14 navi russe, tra cui 10 petroliere.

Lo stesso comando fa sapere che negli ultimi sette giorni sono state colpite in totale 90 navi russe, con una media di un attacco ogni 112 minuti. L'obiettivo dichiarato di queste operazioni è quello di mettere fuori uso le imbarcazioni piuttosto che affondarle completamente, una strategia che consente di risparmiare droni e limitare il rischio di inquinamento ambientale nelle acque relativamente basse del Mar d'Azov.

Secondo fonti ucraine, Mosca non ha ancora schierato contromisure difensive significative per la sua flotta commerciale, e la risposta più evidente è stata la sospensione della navigazione attraverso il canale Don-Azov e la chiusura dello stretto di Kerch.

Il vertice di Parigi e la difesa aerea

Continua a mancare all'Ucraina un'adeguata copertura antiaerea. Il 13 luglio, a Parigi, si riunisce la Coalizione dei Volenterosi per definire il sostegno militare all'Ucraina e le garanzie di sicurezza. Alla riunione sono attesi Volodymyr Zelensky, il segretario generale della Nato Mark Rutte, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa e 27 capi di Stato e di governo. L'Italia sarà rappresentata dal vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani.

In un vertice ristretto che anticiperà l'incontro dei Volenterosi, verrà annunciata la nascita della "Anti-Ballistic Missile Coalition", una coalizione per la difesa aerea che integrerà le capacità industriali e militari dei Paesi europei con quelle di Kiev, del Regno Unito e della Norvegia. Donald Trump ha concesso a Kyiv la licenza per realizzare i missili Patriot, e Zelensky ha annunciato l'arrivo "nei prossimi giorni" dagli Stati Uniti di nuovi missili Pac-3 per i sistemi Patriot, con ulteriori forniture promesse dai partner europei.

La campagna navale e le conseguenze

L'offensiva ucraina nel Mar d'Azov, che secondo i vertici militari ha preso di mira petroliere, traghetti, rimorchiatori e navi da carico impiegati per sostenere l'apparato bellico di Mosca e aggirare le sanzioni occidentali, ha avuto conseguenze significative. Secondo fonti del settore citate da Reuters, la produzione di benzina in Russia è scesa a circa il 65% della domanda stagionale, con un deficit compreso tra 40 mila e 45 mila tonnellate al giorno.

In alcune località del sud della Russia si sono formate lunghe code ai distributori e sono intervenuti anche i cosacchi per mantenere l'ordine. Il vicepremier Alexander Novak ha riconosciuto che diverse raffinerie sono fuori servizio, assicurando che il governo sta cercando di rafforzarne la protezione e di sfruttare al massimo gli impianti ancora operativi.

Il Financial Times ha riportato che gli attacchi ucraini potrebbero aver già messo fuori servizio tra il 20% e il 40% delle capacità di raffinazione della Russia, e la carenza di carburante potrebbe interessare quasi 50 milioni di russi.

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